BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Scaglia e l’ex Ilva: “Emblema di questo Paese che non sa mantenere gli impegni”

Il presidente di Confindustria Bergamo, Stefano Scaglia, ad una settimana dall'Assemblea degli industriali bergamaschi commenta il caso Ilva e spiega alcuni temi che affronterà nell'assise di martedì 12 novembre al Creberg Teatro.

La vicenda dell’ex Ilva di Taranto piomba nel bel mezzo dell’incontro con Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo, ad una settimana dall’assemblea generale.
In sintesi: Arcelor Mittal, la multinazionale dell’acciaio che un anno fa aveva rilevato l’impianto di Taranto, restituisce l’Ilva allo Stato rescindendo il contratto perché non sarebbero state rispettate due clausole determinanti: una sull’ambiente e l’altra sullo scudo penale.

stefano scaglia ilva

“Uno dei problemi del nostro Paese che è quello di non sapere mantenere gli impegni – commenta a caldo il presidente Scaglia -. È una cosa molto grave non solo per questa vicenda, ma per tutti coloro che voglio investire e fare impresa in Italia. Si trovano ad avere a che fare con una parte politica incapace di mantenere la parola data. Questo atteggiamento però scredita l’intero Paese”.

Parole dure. Forse anche perché vicenda arriva dopo una bozza della Legge finanziaria che non riserva misure più favorevoli alle imprese?

Sì, sicuramente dalla Finanziaria ci aspettavamo altro. Sul cuneo fiscale qualcosina si è fatto, ma inciderà ben poco. Anche se la vera misura che manca totalmente è un’altra.

Quale?

In Italia non si parla più di scuola, di università, di formazione. Si cerca di mettere delle pezze sulla mancanza di insegnanti. Non si parla del mondo dell’istruzione e questo dimostra che non si guarda al futuro. È questo l’elemento preoccupante.

Però i giovani scendono in piazza e chiedono di difendere l’ambiente. Che poi è quello della sostenibilità che tratterete anche voi nell’assemblea di martedì prossimo.

I giovani scoprono l’acqua calda. I nostri imprenditori e le nostre imprese hanno sempre guardato con attenzione al territorio che le circonda e dove operano, rispettando l’ambiente. La primaria responsabilità dei giovani è quella di studiare. Io, personalmente, non approvo i presidi che dicono “andate in piazza che vi giustifico da scuola”. È giusto che i giovani mettano l’attenzione su certi temi, sarebbero ancora più ascoltati se poi dessero il loro contribuito coerente di comportamento o di soluzione al problema. Per esempio: invece di fermarsi in piazza sotto il comune per una giornata, se contribuissero a ripulire il letto del Serio piuttosto che raccogliere un po’ di bottiglie di plastica sotto le Mura dimostrerebbero anche coerenza e responsabilità.

Un’esortazione: cari giovani passate dalla piazza all’impegno?

Dalla piazza si passi alla responsabilità recuperando l’importanza dell’impegno dello studio, della preparazione. Questo è il primo compito dei giovani. E non lo devono dimenticare. Mentre il dovere di noi adulti, magari adulti di successo, non è dire: “Io a scuola ero un discolo, un asino, marinavo le lezione”. Bisogna tornare ai valori, altrimenti poi ci troviamo al Governo gente incompetente: perché le competenze non sono più considerate valutate. Gente incompetente che prende provvedimenti poco informati.

Toccata piano.

È così, ahimè.

Come le misure previste nella prossima Finanziaria? Per esempio la tassa sulla plastica?

Tassare la plastica deriva da una mancanza di competenza tecnologica e dal non conoscere lo stato della tecnologia e delle possibilità che questa ha. Perché, naturalmente, alcune cose si possono fare, ma con costi impossibili, e altre no. Pensare di sostituire la plastica degli imballaggi con qualcosa di totalmente biodegradabile è al giorno d’oggi impossibile. In più, secondo me, è un modo non efficace di risolvere un problema. Se l’obbiettivo è non disperdere la plastica nell’ambiente, per fare questo non si deve aumentare la tassa sul bicchiere, basta applicare una cauzione sul vuoto. Questo si sarebbe dovuto fare, invece si pensa ancora una volta a penalizzare le imprese.

A proposito di imprese: come sta l’industria bergamasca?

È in una fase di stasi. Stiamo vivendo un 2019 con crescita zero. Purtroppo questa è ormai una constatazione. Per cui la situazione destinata a prostrarsi anche nel 2020 e con fattori di incertezza multipli. Purtroppo, non è una situazione che deriva da un fattore specifico e unico, ma è un insieme di fattori. Uno su tutti: l’incertezza politica generalizzata, che significa la possibilità che leader politici importanti prendano decisioni – che prima si ritenevano decisioni non possibili – e che sfuggano di mano da chi le ha assunte.

Il quadro non è dei migliori. Anche se Confindustria cambierà presto casa. Le dispiace che l’associazione lasci il cuore della città?

Un po’ sì. La sede di via Camozzi raccoglie tante storie, tanti ricordi. Tutti i cambiamenti portano entusiasmo per il nuovo e anche un po’… non dico nostalgia, ma di sentimento per quello che è stato. Usciamo dalla città, ma per guardare avanti ed entriamo in un polo tecnologico. Con una scelta importante che non è solamente fisica, di locazione e di sede, ma di significato. È una scelta organizzativa che ci dà la possibilità di innovare la nostra associazione e guardare al futuro in modo diverso. Anche l’innovazione organizzativa che stiamo portando nella nostra struttura, sul nostro staff, sicuramente aiuterà le nostre imprese, i nostri associati e il territorio. Le persone stanno rispondendo molto bene perché crediamo che oggi sia sempre più importante portare proattività, idee, capacità di gestione, progetti in maniera interfunzionale e in squadra. È un cambio che va ben oltre il cambiamento fisico dei muri.

Veniamo all’assemblea. Dopo anni in location di industrie, tornate in città e al Creberg Teatro. Perché questa scelta?

Per la verità la nostra assemblea era fissata per il 3 ottobre con l’apertura di BergamoScienza, perché da sempre sosteniamo questa manifestazione per idee e finalità, oltre l’affinità di temi trattati. Poi c’è stato il problema di quel cornicione che si è staccato in piazza della Libertà e BergamoScienza si è spostata al Centro Congressi, mentre noi avevamo altre esigenze di spazi e questo imprevisto tecnico ci ha imposto di cambiare sede e programma.

“Protagonisti responsabili del futuro. Nelle azioni di oggi le risposte di domani”. Un tema dell’assemblea impegnativo, no?

Credo nelle parole ‘protagonisti, responsabili, futuro’: racchiudono temi per noi fondamentali. Protagonisti perché vogliamo ribadire una volta di più, in una fase difficile dal punto di vista economico e complicato dal punto di vista politico, la centralità dell’impresa. Vogliamo rimarcare che gli imprenditori e le imprese sono protagonisti nel creare lavoro. E lavoro significa ricchezza, benessere, sviluppo e realizzazione e soddisfazione personale e professionale dell’individuo.

Perché sentite la necessità di rimarcarlo? 

Perché viviamo in un momento in cui si pensa che il nostro status e livello di benessere raggiunto sia ormai garantito, sia per sempre: indipendentemente dagli sforzi, indipendentemente dal lavoro che uno possa fare. Stiamo assistendo ad un atteggiamento non sempre favorevole verso l’impresa e verso la creazione di lavoro in sé.

Protagonisti è da leggere anche nel ruolo che vi siete presi per il futuro della guida della Camera di Commercio? Della Fiera di Bergamo? Dalla serie: riprendiamo le redini di queste istituzioni?

No. Direi che questa lettura appartiene più alla seconda parola: responsabili. Come imprenditori non vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità: E le nostre responsabilità sono certamente quelle di condurre la nostra impresa, ma da sempre percepiamo anche una responsabilità nei confronti della comunità e del territorio in cui operiamo. Crediamo sia nostro dovere, ma anche nostro diritto, cercare di contribuire, in un mondo in cui invece la fuga dalla responsabilità mi sembra che sia un po’ troppo frequente. Criticare, demandare, dare agli altri i compiti da svolgere… noi vogliamo dire di no a questi atteggiamenti. È giusto che ognuno, in base alle proprie competenze, ruolo e capacità svolga fino in fondo il proprio compito sia in senso personale sia in campo collettivo. Ecco, noi ci mettiamo in gioco, non sfuggiamo alle nostre responsabilità, per questo motivo chiediamo di essere ascoltati e appoggiati.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.