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Insulti razzisti, lui reagisce e lo squalificano: “Lascio il calcio, ma vorrei incontrare Balotelli”

L'appello del 24enne Mbengue Dara: "Sempre più spesso si offendono i giocatori di colore per farli innervosire o espellere. Per qualcuno ogni mezzo vale pur di vincere una partita, ma la discriminazione va lasciata fuori"

Per non essere più insultato ha deciso di abbandonare la sua grande passione, il calcio. “Può sembrare esagerato ma è così, non torno indietro” dice Mbengue Dara, 24 anni, originario del Senegal e da quindici anni in Italia, dove vive a Telgate. Domenica 27 ottobre è stato protagonista di un brutto episodio su un campo di calcio, durante la partita di Seconda categoria tra Boltiere e Capriate, squadra per la quale gioca (anzi, giocava) da trequartista, come il suo idolo Kakà.

Ma cosa è successo? Un avversario lo avrebbe insultato. “Negro di m… tornatene al tuo paese! mi ha detto. Non ci ho più visto”. Già, perché il ragazzo è andato letteralmente in escandescenza. Prima avrebbe reagito a sua volta con delle frasi ingiuriose (le uniche annotate sul referto dall’arbitro). Poi, durante un’azione di gioco, avrebbe tirato un calcio ad un avversario – molto probabilmente un fallo di frustrazione – prima di sfogare il proprio nervosismo su delle panchine. Risultato: espulsione e tredici giornate di squalifica contro le quali la società USO Capriate ha deciso di non fare ricorso, accettando la decisione del giudice sportivo.

“Non c’è dubbio, ho sbagliato – ammette il ragazzo -. Sono umano e a volte mi faccio trascinare dalle emozioni. Ma quelle che mi hanno rivolto non sono frasi dette a caso. Chi le pronuncia sa di toccare delle corde ben precise: la mia identità, le mie origini, la mia essenza. Con quelle parole disprezza ciò che sono, mi fa capire di non essere il benvenuto”.

Su un campo di calcio non sarebbe la prima volta che gli succede, sostiene Mbengue. Lo scorso anno un difensore avversario, rivolgendosi ai compagni, avrebbe detto: “Il negro lo marco io, lasciatelo a me”. Anche in quel caso confessa di averla presa male, questa volta lanciando il pallone in tribuna; proprio come ha fatto domenica Mario Balotelli durante la partita di Serie A tra Verona e Brescia, dopo alcuni ‘buuu’ dagli spalti. “Mi piacerebbe tanto incontrarlo, è un calciatore conosciuto ovunque e può portare in alto la nostra voce – commenta Mbengue -. La prossima volta gli direi di lasciare il campo. Certe persone devono capire che dall’altra parte ci sono degli uomini in carne ed ossa, che di questi cori non ne possono più. Anche la procura federale dovrebbe capirlo e prendere provvedimenti: il razzismo non va solo combattuto, ma punito. Per me – aggiunge – il calcio non è un lavoro, ma una passione ed in quanto tale deve rendermi felice. Invece, da qualche anno a questa parte, spesso esco dal campo incazzato per questi episodi”.

Mbengue frequenta un corso online di filosofia. Nei suoi post su Facebook cita Hegel e Fichte. Parla di appelli alla ragione e alla pacifica convivenza. “Il bello del calcio è la capacità di unire persone diverse per razza, fede, e ogni tipo di orientamento. Per questo, che si vinca o si perda, non ci sono sconfitti. Lo diventiamo quando gli avversari approfittano della non-ingerenza delle istituzioni federali per offendere i giocatori di colore, innervosirli, farli espellere per dare vantaggio alla propria squadra senza essere puniti. Per alcuni ogni mezzo vale pur di vincere una partita, ma la discriminazione no. Quella deve restare fuori”.

La società Uso Capriate, a distanza di una settimana, ha deciso di fare chiarezza sull’accaduto attraverso un comunicato. “Il nostro tesserato MBengue Dara – si legge – paga con tredici giornate di squalifica una serie di errori e reazioni non ammessi né dal regolamento né dalla società che, per questo motivo, ha deciso di accettare la decisione del giudice sportivo e non presenterà alcun ricorso”.

La dirigenza sottolinea che il calciatore non era mai stato protagonista di certi episodi fino ad ora, definendolo “un atleta corretto in campo e fuori”. “Professionisti o dilettanti – continua il comunicato – il colore della pelle non può nel 2019 essere una discriminante in ambito sportivo o sociale. Nonostante la F.I.G.C si stia impegnando duramente per sconfiggere il morbo della discriminazione territoriale, gli insulti a carattere razziale sono sempre più presenti nel calcio a tutti livelli”.

La società sottolinea anche “il buon esempio dei tifosi di casa, che hanno condannato fortemente ciò che stava accadendo sul rettangolo verde. Il campo di calcio è sempre più spesso teatro di un gioco duro e fisico, ma tutto deve rimanere circoscritto nel regolamento. L’Uso Capriate ritiene inaccettabile che un direttore di gara non senta insulti razziali come quelli subiti da M.Dara (ma si potrebbero fare molti esempi in tutte le categorie). Crediamo nell’integrazione e siamo fieri di annoverare tra le nostre squadre giocatori di origine straniera, condannando fortemente ogni episodio di razzismo”.

La società, infine, spera che il calciatore possa ripensarci, tornare a vestire la maglia del Capriate e lottare insieme ai compagni, anche contro questi episodi. Senza dubbio, viste le 13 giornate di squalifica, il tempo per riflettere e prendere la decisione giusta non mancherà.

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