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Il personalissimo “Bestiario” di Giuliana Natali a Bergamo

Le grandi forme nere realizzate da Natali con ciuffi di lana vergine innestati su strutture di metallo non hanno nulla della replica seriale né delle semplificazioni stile cartoon. Sono delle presenze soft-touch, vibranti al tatto e al soffio, che viene voglia di sfiorare e contemplare anche se nella forma repellente di scarafaggi o tarantole

Continua allo studio Vanna Casati in Bergamo l’originale mostra di Giuliana Natali che porta in scena il suo personalissimo “Bestiario”.

Enormi insetti alle pareti, grossi mammiferi a pavimento, inquietanti bucrani ed enigmatici rapaci accolgono il visitatore nell’ambiente espositivo, le cui proporzioni raccolte esaltano la dismisura di questo insolito zoo di stoffa, metallo, carta.

Niente a che fare con le grandi lumache fluo di Cracking Art, con le rane e i pinguini giganti che da anni continuano a invadere i centri urbani, il lungomare e i lungolaghi d’Italia.
Le grandi forme nere realizzate da Natali con ciuffi di lana vergine innestati su strutture di metallo non hanno nulla della replica seriale né delle semplificazioni stile cartoon. Sono delle presenze soft-touch, vibranti al tatto e al soffio, che viene voglia di sfiorare e contemplare anche se nella forma repellente di scarafaggi o tarantole.

Giuliana natali

Magistralmente intrecciate dall’artista, che ha un debole per il gesto artigiano e per il recupero di materiali naturali, queste silhouette inscenano un bestiario in fondo amico, non ostile, evocativo di un “creato” che tutti ci accomuna, grazie alla poetica dedizione con cui sono state confezionate e che ce le avvicina.

“L’universo sordo, monumentale, ingombrante di Giuliana Natali – ha scritto la critica Renata Casarin in occasione della recente esposizione dell’artista a Palazzo Ducale a Mantova – comporta un’idea di esecuzione minimale fatta di intrecci che recuperano modelli iconici atavici”. Sono forme grandiose nella loro semplicità “invadenti ma armoniose, austere ma gentili, potenti ma discrete”.

Tra le ombre totemiche che si stagliano sul bianco delle pareti si affaccia anche una splendida teoria di rapaci notturni, realizzati su carta con resa calligrafica a mo’ di guardiani di questo mondo parallelo di creature archetipiche delle paure e delle inquietudini insite nella natura umana.

C’è qualcosa di apotropaico nella realizzazione e nella messa in scena di queste bestie dal vello nero generate da qualche mutazione delle specie, che desta un’attenzione non banale in chi le osserva, perché ci interroga sui nostri comuni orizzonti evolutivi e sulle nostre personali strutture emotive. Sono opere che oscillano tra immaginazione e ironia, senso di minaccia e desiderio di protezione, angoscia della fine e bisogno di rinascita.

Il risultato d’insieme, tra scultura, design e grafica, svela la sensibilità spaziale dell’artista mantovana che con pochi, potenti pezzi, si diverte a riscrivere fuori scala le regole di un gioco antico come il mondo: quello della catena della vita, che nel regno animale tra ibridazioni e metamorfosi, estinzioni e selezioni, nel bene e nel male ci ha portato fin qui.

Per informazioni sulla mostra, allestita in via Borgo Palazzo 42 (interno), www.vannacasati.it

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