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L’ex assessore ora alleva cani anti-lupo: “Natura e animali il richiamo più forte” fotogallery

Da Palafrizzoni a Palazzago, la nuova vita di Valter Grossi: un b&b sui colli della Valle San Martino tra ovini e pastori maremmani abruzzesi

Una vita tra carte, budget e bilanci. Valter Grossi ha un curriculum da fare invidia: dirigente d’azienda e alle cliniche Gavazzeni prima, assessore all’Urbanistica della Giunta Bruni poi. Ora, a 63 anni, si gode i ritmi più compassati della Valle San Martino, e della sua ‘Ca’ del Cuco’: quattro ettari di terreno sospesi nel verde a Palazzago, dove gestisce un’azienda agricola con bed and breakfast ed alleva alcuni (bellissimi, basta guardare le immagini) esemplari di Pastore Maremmano Abruzzese: batuffoli bianchi da cuccioli, rigorosi ed affidabilissimi ‘cani anti-lupo’ da adulti.

I custodi del gregge” li definisce Grossi, camicia a quadri e sigaro in bocca. “Negli ultimi decenni il lupo ha ricolonizzato buona parte dell’arco alpino, rendendo necessaria la convivenza con questi grandi predatori, parti indispensabili dell’equilibrio naturale” spiega l’ex assessore di Palafrizzoni con piglio quasi documentaristico.

Al di là della passione per la politica, maturata negli anni, Grossi è sempre stato un cultore della montagna, della natura e degli animali (“per me sono sempre stati il richiamo più forte”, dice). Appassionato studioso di fauna selvatica ed etologia, in passato si è dedicato a cani primitivi come il Siberian Husky. Responsabile del settore lavoro del Circolo del Pastore Maremmano-Abruzzese, oggi seleziona questi esemplari collaborando con altri allevatori, partecipando a numerose esposizioni in Italia e all’estero, oltre che ai raduni di razza. “Per farla conoscere, farne apprezzare le doti e le caratteristiche”. I suoi corsi sono rivolti ad altri proprietari di cani, educatori cinofili,  allevatori di bestiame, veterinari ma anche semplici appassionati e studenti.

La missione dei suoi cani sta proprio nella difesa del bestiame: dall’orso, dalla volpe e dallo sciacallo. E – come dicevamo – anche dal lupo. Sulla dorsale appenninica e parte dell’arco alpino, dal centinaio di individui rimasti alla fine degli anni Settanta se ne stimano oggi più di 1500. Basta questo a far capire che la presenza del grande predatore può costituire un conflitto con la pastorizia e l’allevamento del bestiame domestico.

“Per garantire una convivenza possibile tra i predatori e le attività umane sono state varate apposite leggi regionali, ma tra gli strumenti a disposizione quello del cane da protezione è senz’altro il più efficace” sottolinea Grossi. La razza più impiegata per questo scopo è proprio il pastore maremmano abruzzese, il grande cane bianco selezionato nel corso dei secoli per la difesa degli armenti nelle zone del centro e del sud italiano.

la Ca' del Cuco di Valter Grossi a Palazzago
Ca' del Cuco

“Attenzione, però: anche se questi cani sono i principali avversari del lupo, in realtà servono anche a preservarne l’esistenza – osserva Grossi -. La loro funzione non è tanto lottarvici, ma dissuaderne la predazione semplicemente attraverso una presenza attiva. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come sia difficile vedere questi cani arrivare allo scontro col predatore, ma se hanno buona attitudine alla funzione fanno sì che il lupo tenda a indirizzare la propria attenzione verso le prede selvatiche”.

I “custodi” che alleva adesso rispondono ai nomi di Alfedena, Angela e Icaro. “Vivono rigorosamente all’aperto, trascorrendo i primi mesi di vita sotto la guida di cani adulti, in simbiosi con il bestiame domestico per consentire la formazione di un forte legame affettivo” prosegue Grossi. Oggi vigilano su un piccolo gregge di pecore di razza Ciuta (una pecora stanziale originaria dell’alta Valtellina, ndr). Un sodalizio ancestrale, iscritto nel dna di entrambe le specie che si basa su tre concetti chiave: “protezione, attenzione, difesa”.

“Ho sempre avuto un debole per i cani primitivi, che agiscono per istinto, legati ad una funzione antica e al contesto naturale” specifica Grossi. Alla compagnia dell’uomo, i pastori maremmani abruzzesi tendono a preferire quella del bestiame, ma quando c’è da ricevere una carezza non si tirano affatto indietro, anzi. “Un cane dotato delle caratteristiche per cui è stato forgiato sarà un ottimo compagno e un fidato guardiano – assicura Grossi, che di politica proprio non vuole parlare -. Qui ho trasferito tutte le mie passioni: in municipio ho passato anni bellissimi, ma se devo essere onesto mi diverto più adesso. Senza dubbio”.

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