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L’uomo del labirinto: dal romanzo di Donato Carrisi, un thriller psicologico da mettere i brividi

Tutto sommato, un buon thriller, di quelli che ti lasciano in uno stato di inquietudine che ti spinge a guardarti alle spalle per qualche giorno

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Titolo: L’uomo del labirinto

Regia: Donato Carrisi

Attori: Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentina Bellè, Vinicio Marchioni, Caterina Shulha

Durata: 130 minuti

Giudizio: ***

Programmazione: UCI Cinemas Orio

Quindici lunghi anni dopo la sua scomparsa, finalmente Samantha Andretti, rapita quando era appena tredicenne, viene ritrovata. In stato di shock, logora e con una gamba rotta, Samantha viene portata all’Ospedale Santa Caterina. Qui, il bonario Dottor Green, interpretato da quel mostro sacro di Dustin Hoffman, la aiuta a recuperare la memoria, dal momento che Samantha ha la mente offuscata da una droga psicotropa somministratale dal suo carceriere.

La notizia del ritrovamento di Samantha arriva alle orecchie di un investigatore privato, un certo Bruno Jenko, interpretato da Toni Servillo, che anni prima era stato investito del compito di trovare Samantha. Ovviamente, ai tempi aveva fallito. Motivo per cui ora, vecchio, trasandato e ormai in fin di vita, decide di fare di questa faccenda una questione personale, una rivincita sulla vita, e di trovare l’uomo che l’ha seviziata per tutti questi anni.

Nel frattempo, Samantha e il Dottor Green ripercorrono insieme i ricordi legati al labirinto in cui lei era rinchiusa. In un malato atto di sadismo, il suo carceriere la obbligava a fare dei giochi; e se questa vinceva, le concedeva un premio: dell’acqua, del cibo, un letto. I ricordi di Samantha sono atroci, da far accapponare la pelle.

Intanto, Jenko riesce a scovare una pista interessante (con una facilità fantascientifica) che segue come un abile segugio. Non passa molto prima che riesca ad individuare l’uomo responsabile di tutto: si tratta di un ragazzo che, quando era bambino, è stato a sua volta rapito; e in quei tre giorni in cui è scomparso, gli deve essere successo qualcosa, qualcosa di mostruoso, che lo ha cambiato per sempre. “Il buio l’ha infettato”, spingendolo a perpetrare il male subito, servendosi di una quantomai inquietante maschera da coniglio, con gli occhi a forma di cuore.

I figli del buio: così sono chiamati i bambini che scompaiono nel nulla per poi riapparire. E forse si sarebbe dovuto chiamare così anche il film, che è un thriller psicologico a tutti gli effetti, molto ben riuscito, che riesce a inquietare e a stupire al tempo stesso.

Tuttavia, le macchinose contorsioni della trama, che è giustamente labirintica, rischiano sulla fine di disorientare lo spettatore al punto da fargli perdere il filo.

Tutto sommato, un buon thriller, di quelli che ti lasciano in uno stato di inquietudine che ti spinge a guardarti alle spalle per qualche giorno. Sicuramente un’ottima scelta per questo spaventoso weekend di Halloween.

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