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“Io e le mie scarpe lucide per Liliana Segre: così anche gli haters li abbiamo sistemati” fotogallery

Enrico Fedocci, Inviato di NewsMediaset che ha organizzato l’incontro con la senatrice a vita Liliana Segre, intervistandola alla Iulm Università di Milano.

Mentre il 28 ottobre scorso mi preparavo all’intervista con Liliana Segre, l’incontro che io e lei avevamo programmato mesi prima trovandoci casualmente a una cena, pensavo e ripensavo o come sarebbe andata.

La notte precedente avevo dormito bene, ma quando ho aperto gli occhi sapevo che il gran giorno era arrivato. Ho fatto la doccia, ho tirato fuori l’abito dall’armadio, ho controllato che fosse tutto a posto, che fosse stirato. L’ho messo a prendere aria attaccato, tramite la gruccia, ad un gancio vicino alla finestra. Ho estratto dal cassetto le calze, quelle leggere, pensando fosse meglio avere freddo ai piedi piuttosto che essere tormentato dal caldo durante l’intervista. Sono andato nello stanzino e ho preso un paio di scarpe nere. Proprio quelle che avevo scelto mentalmente qualche giorno prima per questa occasione. Appena ho preso le scarpe in mano mi sono reso conto che erano sporche. Accidenti. L’ultima volta le avevo indossate mentre pioveva. Ora: è bene chiarire che io odio lucidare le scarpe. Non so farlo bene e quando ci provo, restano opache, non riesco a tirare via i segni, con la spazzola gli schizzi di lucido arrivano sempre sul muro e, immancabilmente, mi sporco mani o camicia. In poche parole, sono la classica persona che le porta a lucidare dal calzolaio.

Quella mattina non avevo alternative: mi sono tolto la camicia per non rischiare di macchiarla – ne ho tante nell’armadio, ma volevo indossare la camicia che mi sta meglio e avevo chiesto alla signora Silvana di farmela trovare stirata ed inamidata come solo lei sa fare – quindi ho appoggiato le scarpe a terra, ho inserito i lacci all’interno perché non si sporcassero con la crema nera, ho preso uno straccio e le ho lucidate. Mentre svolgevo queste azioni con metodo, iniziativa e perizia mai avuti prima, mi sono sorpreso a pensare ad un brano di un libro di Liliana Segre, quando lei racconta le tre visite a cui è stata sottoposta durante la prigionia ad Auschwitz. Le visite che avrebbero dovuto decidere se poteva continuare a lavorare o se doveva andare nelle camere a gas:

“Gli ufficiali e i medici erano sempre eleganti, impeccabili e tirati a lucido, in pace con la loro coscienza. Era sufficiente un cenno del capo degli aguzzini, che voleva dire “avanti”, ed eri salva. Io pensavo solo a questo quando ero lì, a quel cenno. Ero felice quando arrivava, perché avevo tredici anni, poi quattordici. Volevo vivere”.

Pensavo a lei piena di paura, nuda e tremante. Pensavo a quegli Ufficiali delle SS in quella stanza. Tirati a lucido, gli stivali perfetti, le giacche stirate, profumati. Che contrasto forte.

Ebbene, mentre eseguivo l’operazione di pulizia delle scarpe ho anche pensato quanto fosse bello che io in quel momento stessi facendo di tutto per arrivare davanti a lei – davanti agli stessi occhi di quella adolescente che aveva visto gli Ufficiali delle SS vestiti bene esclusivamente per se stessi – in condizioni impeccabili.
Incredibilmente le scarpe sono venute lucide come mai ero riuscito. Così perfette che le ho fotografate.

Fedocci Liliana Segre

Le ho calzate, ho messo la giacca, il soprabito e mi sono diretto verso l’Auditorium dell’Università Iulm. Alle 14.30 Liliana è arrivata. Le sono andato incontro e io – che peraltro sono orgogliosamente un Ufficiale dei Carabinieri in congedo e queste scarpe ai tempi le comprai proprio per l’uniforme – davanti a lei ero perfetto. Letteralmente perfetto: la giacca e i pantaloni ben stirati, così come le camicia, la cravatta ben annodata, le scarpe lucide come fossero nuove. Tutto per lei, tutto per la ragazzina trattata come un oggetto in quella stanza del Campo di Sterminio di Auschwitz dove gli Ufficiali delle SS e i medici avevano abdicato a se stessi, accecati dal delirio razziale. Mi ha preso sottobraccio e siamo andati sul palco davanti a 600 persone dove l’ho intervistata anche sugli insulti – 200 al giorno – che riceve sui social.

Fedocci Liliana Segre

Alla fine dell’intervista durata quasi due ore si è alzata. E mentre lo faceva mi ha detto sottovoce e con un sorriso: “… e anche gli haters li abbiamo sistemati”. Mi ha preso ancora a braccetto e l’ho accompagnata all’uscita. Grazie, senatrice Segre, grazie, Liliana.

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