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Mogi: un buon caffè con dolcetto, altro che scherzetti!

Gira voce che alla fine dei banchetti gli spiriti apprezzino anche il buon caffè: Mogi consiglia di non farsi cogliere impreparati

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Dolcetto o scherzetto? L’innocente minaccia ricattatoria ci suona ormai famigliare: nella notte di Ognissanti, la tradizione anglosassone vuole che i bimbi se ne vadano di porta in porta recitando una filastrocca che non lascia scampo a chi apre: “Dolcetto o scherzetto, annusami i piedi e dammi qualcosa di buono da mangiare”.

Come sappiamo, lo chiamano Halloween, una ricorrenza di origini antiche: ha le sue radici nelle giornate romane dedicate alle divinità dei frutti, dei semi e degli antenati, e cresce con le festività celtiche dell’arcipelago britannico, che celebravano così la fine dell’estate – e dire che ancora non si conoscevano il riscaldamento globale e i bagni al mare autunnali.

Per i Celti, Halloween – o meglio, il 31 ottobre – era una data importante perché coincideva con l’inizio del nuovo anno. Successivamente, la festa delle streghe si diffuse nel mondo anglosassone e trovò la sua fortuna – e quella dei produttori di zucche e travestimenti – negli USA. Fino a noi, all’importazione di “dolcetto o scherzetto” senza il gioco del porta-a-porta ma con tante zucche (vuote o svuotate) e costumi da streghe e zombie. Da qualche anno la festa di Halloween è diventata infatti di casa anche in Italia, con serate a tema, decorazioni e – la parte che più ci piace – le zucche da intagliare e da gustare. Ma perché la zucca? La leggenda di origine irlandese racconta del fabbro Jack, astuto, avaro e appassionato di bevute. La sua vita dissoluta lo mise faccia a faccia nientemeno che con il diavolo, con il quale Jack giocò d’azzardo per ben tre volte e alla fine ne uscì condannato a vagare nelle tenebre tra Inferno e Paradiso, rifiutato da entrambi e con il solo aiuto di una zucca illuminata da un tizzone gettatogli dal demonio.

Paura, eh? E’ Halloween, bellezza. E dire che, anche prima dell’arrivo delle zucche celtiche, ogni regione italiana aveva la sua tradizione per trascorrere quella che, in un modo o nell’altro, è una notte di spiriti e presenze. Per esempio, in Friuli Venezia Giulia si scavavano e illuminavano proprio le zucche – Muars, in dialetto – per far strada a elfi e folletti che sarebbero arrivati con i defunti; in Piemonte e Val d’Aosta si preparava una cena sontuosa per gli spiriti in visita; in Calabria invece si sfamavano i poveri perché facessero da tramite con i visitatori dell’Aldilà.

Anche da noi, tenebre e fantasmi sono assicurati, e sembra che con zucca o senza gradiscano sempre un lauto banchetto e qualche dolce a chiudere. Perché vi raccontiamo tutto ciò? Gira voce che alla fine dei banchetti gli spiriti apprezzino anche il buon caffè: MOGI consiglia di non farsi cogliere impreparati!

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