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Da Bergamo a Kyoto, la studentessa: “Organizzazione perfetta per la summer school” fotogallery

Esther, studentessa bergamasca, ha partecipato alla summer school del Kyoto Institute of Technology: le abbiamo chiesto di raccontarci come è andata

Esther, studentessa bergamasca, ha partecipato alla summer school del Kyoto Institute of Technology. Un’esperienza formativa importante, che ha effettuato in qualità di frequentante del master in Tecnologie e processi della filiera tessile. Le abbiamo chiesto di raccontarci come è andata.

Questa estate ho avuto la possibilità di partecipare a una summer school (durata una settimana) al Kyoto Institute of Technology (dal 25 luglio al 1° agosto). Il professor Stefano Dotti ci ha comunicato questa opportunità e io e Beatrice (una compagnia che ha condiviso questa esperienza con lei, ndr) abbiamo deciso di coglierla. Grazie a questa Summer School, organizzata dall’università giapponese che ci ha offerto alloggio ed esperienza universitaria, abbiamo visitato un paese interessante come il Giappone. Grazie a questa esperienza ho potuto spostarmi per la prima volta al di fuori dell’Europa e visitare Kyoto, la città dei 1000 templi. Da subito mi hanno colpito l’ordine e le capacità organizzative dei giapponesi.

I responsabili della Summer School hanno organizzato tutto, senza tralasciare nulla, permettendoci di non avere alcuna difficoltà. Io e gli altri studenti abbiamo alloggiato in un ostello tipico giapponese che si trovava a poche fermate di metro dall’università. Ogni mattina uno studente dell’università passava a prenderci in modo da percorrere la strada insieme. Il giorno in cui abbiamo visitato due aziende tessili del territorio, invece, il KIT ha invece organizzato un pullman che partiva direttamente dall’ostello. Ogni sera, un responsabile ci inviava tramite whatsapp il programma del giorno successivo (nonostante ci fosse già stato comunicato prima della partenza e il primo giorno di Summer School). Le giornate universitarie erano quindi organizzate prestando attenzione a ogni dettaglio.

Abbiamo partecipare a laboratori divisi per gruppi. Io ho preso parte a quello tenuto dal professore Tetsuya Sato, responsabile del dipartimento di ingegneria sensoriale, che aveva come tema la valutazione del colore (nome originale “Colour Evaluation”). Mi ha colpita molto e successivamente ho deciso di scrivere la mia tesi di master proprio a partire da questa esperienza.

Non è tutto: abbiamo assistito a diverse lezioni universitarie, simposi e convegni, ma anche visitato l’intero campus, in modo da conoscere le matricole e gli insegnanti impegnati nelle varie attività didattiche. Ho incontrato numerosi studenti di nazionalità diverse, con culture molto lontane dalla nostra (Cina, Taiwan, Malesia, Korea del Sud, Tailandia, Egitto, Turchia, Spagna, Svizzera, Singapore). Questo è l’aspetto forse più bello, quello che mi porterò nel cuore.

Organizzazione, sicurezza e cura al dettaglio sono state le caratteristiche principali di questa esperienza.

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