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Ubi, Banco Bpm e Monte Paschi: la fusione contro i colossi del Web

Presto si aprirà una stagione di fusioni bancarie. Con un tasso negativo le banche non riescono più a fare utili e dall'altra parte incombono i colossi del Web pronti ad investire su un settore appetitoso e strategico come quello bancario

Su tutte le banche del vecchio continente si sta abbattendo un grande tsunami. I grandi colossi del Web – Amazon, Google, Apple e Facebook – hanno approfittato della riforma fiscale di Donald Trump e hanno riportato negli Usa da un paio d’anni una grande massa di capitali. Liquidità.

Si stima una cifra che si aggira sui duemila miliardi di dollari. Ora i social media offrono semplicità di utilizzo così come lo shopping on line strizza l’occhio alla convenienza, nel frattempo raccolgono dati sui propri utenti, quindi su ciascuno di noi: gusti, preferenze, età…

Dati, più servizi veloci e una grande quantità di liquidità fanno guardare alle banche come il prossimo settore dove investire e debuttare. Nel mercato del libero scambio, l’Europa ha iniziato ad aprire a questi colossi le porte dei servizi bancari. Amazon avrebbe avuto l’autorizzazione ad operare dall’autorità monetaria del Lussemburgo, Google da quella lituana mentre Facebook da quella irlandese.

Questa la panoramica mondiale ed europea. E in Italia?

In Italia, succede che arriva un report di Morgan Stanley – una banca d’affari di New York – che vede di buon occhio alla fusione di Ubi Banca e Banco Bpm. Esplicitamente scrive: “La fusione ha un senso strategico”. I fondi applaudono all’ipotesi. Il consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah sceglie la via del silenzio, mentre Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, dimostra un cauto ottimismo: “Un’operazione che ha sicuramente un senso”. 

Più esplicita è la vicedirettrice generale della Banca d’Italia, Alessandra Perrazzelli che il 4 ottobre scorso ha dichiarato: “Vi è ora la necessità che si avvii un nuovo ciclo di aggregazioni”.

Se lo dice la Banca d’Italia e i mercati promuovono le fusioni, non ci sarà da meravigliarsi se a Roma chiameranno all’appello Ubi e Banco Bpm per alleggerire il Tesoro di Monte Paschi.

E presto, più di quanto si immagini, si aprirà una stagione di fusioni bancarie. Con un tasso negativo gli istituti di credito non riescono più a fare utili e dall’altra parte incombono i colossi del Web pronti ad investire su un settore appetitoso e strategico come quello bancario dove hanno liquidità da immettere. Alle banche italiane non resta altro che fondersi, rafforzarsi con il capitale e aprire a nuovi servizi con nuovi schemi. Sarà una mattanza di sportelli chiusi e una marea di esuberi. Ma la tempesta ormai bussa alle porte, o meglio agli sportelli delle banche.

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Commenti

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  1. Scritto da Francesco Giuseppe

    In pratica, di questo passo esisterà solo una banca! Alla faccia della concorrenza, oltre tutto una fusione con MPS, banca fallita e tutta politica, ovviamente del pci-pds-ds-pd, altrimenti…