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Dalmine piange Albino Previtali: il partigiano “Luciano” aveva 95 anni

Fu uno dei grandi protagonisti della Resistenza nella fabbrica della Dalmine, comandante della 171^ SAP Garibaldi che battagliò per la Liberazione

Si è spento a 95 anni Albino Previtali. Dalmine piange il “suo” partigiano “Luciano”, che fu comandante della 171^ SAP Garibaldi durante la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, tra i grandi protagonisti della Resistenza nella fabbrica della Dalmine in quegli anni di dittatura.

Previtali era nato a Guzzanica (frazione di Dalmine) l’11 luglio del 1924: nel marzo del 2015 è diventato “cittadino benemerito” della sua città, allora guidata dall’ex sindaco Lorella Alessio.

Qui sotto ripercorriamo la sua storia da “Eroe”, così come l’hanno voluto ribattezzare in questo bellissimo testo i giovani dell’Anpi sezione ‘N. Betelli’ di Dalmine.

In memoria di Albino Previtali (1924-2019)

Albino Previtali nasce nella frazione di Guzzanica, al tempo nel comune di Stezzano, l’11 luglio 1924. Allievo e poi istruttore elettrotecnico della Scuola apprendisti, ha lavorato molti anni nello stabilimento di Dalmine, diventando uno dei protagonisti della Resistenza in fabbrica. Albino già a 19 anni sa da che parte stare: quella più pericolosa e meno conveniente, quella che poi si rivelerà giusta. Si può dire che in questa scelta sia già partigiano, senza ancora saperlo. Quando, a seguito dello sbandamento dell’8 settembre 1943, i prigionieri scappano dal campo di concentramento della “Grumellina”, Albino e altri compagni di lavoro e di lotta recuperano le armi lasciate dai militari e le nascondono in attesa di poterle utilizzare.

Nello stabilimento di Dalmine, il gruppo della centrale termoelettrica, di cui Albino fa parte, si riunisce clandestinamente nel tunnel tra i reparti bombole e trivellazione. Qui si organizzano attività di sabotaggio della produzione. Il 6 luglio del 1944 Albino scampa fortunosamente al tragico bombardamento dello stabilimento. L’attività antifascista non si limita alla fabbrica: con i giovani del Fronte della Gioventù, Albino partecipa ai «disarmi» e alla diffusione della stampa clandestina. In un’occasione, alcune Brigate Nere oltre a essere private delle armi vengono lasciate letteralmente in mutande, in quanto anche le loro divise erano necessarie alla causa.

Albino Previtali in questo bellissimo ritratto di Andrea Tognoli
Albino Previtali

Queste attività non passano però inosservate alla Polizia segreta fascista: grazie ad una soffiata che lo preavvisa di un imminente arresto, Albino fugge di notte con alcuni compagni e insieme raggiungono il “Baitone” della Pianca, (Culmine di San. Pietro Valsassina) base della 55^ Brigata Rosselli, alla quale si uniscono. Qui incontrano un altro compagno della Dalmine, Felice Beltramelli, che, ricercato, era salito in montagna per combattere con le formazioni partigiane della val Taleggio. Il 30 dicembre 1944 dalla Valsassina le brigate nere di Como sorprendono le sentinelle e circondano il “Baitone”, dove ci sono 34 partigiani. Uno loro, Franco Carrara di Alzano, cerca la fuga giù per un canalone ma viene crivellato di colpi e muore. Albino e gli altri vengono portati a piedi fino a Introbio dove vengono interrogati e malmenati. La mattina successiva vengono caricati su un camion: a Barzio 11 di loro vengono fucilati contro il muro del cimitero e poi gettati in una fossa comune. Per strada un altro gruppo di fascisti reclama cinque partigiani per «divertirsi». Alla fine, ne scelgono tre, tra questi Beltramelli: sono fucilati nei pressi del cimitero di Moggio. Gli altri prigionieri, tra cui Albino, sono portati a Como, interrogati e dopo qualche giorno trasferiti a Milano nel carcere di S. Vittore, dove rimarranno alcuni mesi. Siamo ormai vicini alla Liberazione, Albino e i compagni di Dalmine vengono liberati. Rientrato a Dalmine subito Albino si attiva e i partigiani occupano la Dalmine. Albino diventa il comandante “Luciano” della 171^ SAP Garibaldi – squadra Dalmine – e insieme alla Brigata del Popolo di Pontida combatterono nei giorni della Liberazione.

Albino Previtali, dopo la Liberazione è sempre combattivo e generoso nell’impegno politico nel Pci e nella testimonianza dei valori della Resistenza, in particolare verso le nuove generazioni. Attraverso partecipazioni nelle scuole, pubblicazioni di testi ed articoli, ricorderemo sempre la sua lucidità, la sua grande disponibilità e sostegno delle attività della nostra Associazione. Solo ultimamente i problemi di salute lo hanno rallentato, ma appena possibile incontrava i giovani e trasmetteva la voglia di libertà, giustizia sociale e uguaglianza, i valori della Resistenza in cui fermamente credeva, i valori che ha portato avanti per tutta la vita che animarono la Resistenza e la Costituzione che ne nacque.

L’immortalità di questi “Eroi” è nell’eredità che ci hanno lasciato. Ora tocca a noi portare avanti i valori in cui hanno creduto e per i quali hanno lottato.

Direttivo ANPI sezione ‘N. Betelli’ Anpi Giovani Dalmine

 

(Si ringrazia Andrea Tognoli per la foto)

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