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Champions bella e impossibile: l’Atalanta deve subito ripartire in campionato fotogallery

Con i marziani si può perdere

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Bella e impossibile: così è la Champions (per ora).

L’Atalanta gioca a braccio di ferro con il Manchester City: resiste per un tempo, quasi un’ora perché la svolta vera arriva sul 3-1. Ma nei primi 45′ risponde colpo su colpo a una delle squadre più forti del mondo, alla pari nei contrasti, nelle cosiddette ripartenze, nelle occasioni da gol. Tanto è vero che sono i nerazzurri a passare in vantaggio per primi, sia pure su rigore.

Guardiola lo ripete a fine partita: “L’avevo detto ieri e lo ribadisco, l’Atalanta non molla mai, ti porta al limite, fisicamente sono fortissimi, ti pressano e diventano pericolosissimi. Perciò la nostra vittoria conta tantissimo, nel primo tempo ci hanno fatto soffrire”. E anche sul futuro il tecnico più bravo del mondo continua a credere nella squadra del Gasp: “L’Atalanta può vincere tutte le partite che le mancano. È un girone durissimo. Ho grande ammirazione per l’Atalanta, per il coraggio che ha. Però possono correre, ma possiamo correre di più noi…”.

Beh certo, non solo quello. Finché ha potuto ed è riuscita, l’Atalanta ha tenuto testa anche nella tecnica, nella velocità di esecuzione delle azioni. Ma il City davanti ha due fenomeni come Sterling e Aguero ed è un’orchestra che fa… paura quando comincia a macinare gioco, con una velocità e una precisione negli scambi che nel campionato italiano non conosciamo. Come una playstation, i Guardiola-boys. Però l’Atalanta è una rarità in Serie A, perché sa imprimere ritmi alti, intensità e mettere alle corde qualsiasi avversario con gli inserimenti dei centrocampisti, degli esterni. Con le invenzioni dei suoi attaccanti.

Senza togliere nulla agli altri, chiaro che l’assenza di un attaccante di peso come Zapata si sente in situazioni come quella di Manchester, dove la difesa del City non è certo impeccabile. Ilicic si procura il rigore, Gomez non è incisivo come contro la Lazio e lascia spazio poi a Muriel che pure prova alcuni spunti e va vicino al gol, ma non lo realizza. E nel primo tempo quando gli esterni, soprattutto Gosens, mettono in area palloni invitanti manca l’uomo d’area al posto giusto nel momento giusto.

Malinovskyi conferma la sua capacità di palleggio e la freddezza sul rigore, diverse le note per la difesa che fatica parecchio ed era normale, prevedibile. Anche con gli uomini contati dopo gli infortuni di Kjaer e Palomino e soprattutto per i giochi di prestigio di due funamboli come Sterling e Aguero (il Kune ha 31 anni come il Papu e Ilicic…).

Fa malissimo prendere cinque gol. Fa bene, benissimo, sentire l’incitamento e vedere lo spettacolo dei tremila bergamaschi all’Etihad anche quando Gomez e compagni sono sull’1-5, i cori per Gasperini, un allenatore che comunque ci ha regalato una bellissima realtà, omaggiata ora anche da un campione della panchina come Guardiola. Inutile diventar matti sull’obiettivo Champions se non pensare di giocare al massimo le prossime partite e quel che verrà, poi, si vedrà.

L’Atalanta ha una altrettanto eccellente realtà del campionato da difendere e proteggere, un terzo posto o comunque un piazzamento Champions che può essere riconquistato. Se in Europa la musica costringe facilmente a steccare, in Serie A l’Atalanta vale le migliori big. E deve crederci, senza presunzione: zero punti e 11 gol subìti in tre partite di Champions sono un dato preoccupante, ma si sapeva che questa è proprio un’altra categoria.

L’Atalanta che non molla mai (parola di Guardiola) deve subito voltare pagina e ripartire. E riprendere a correre.

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