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“Feltri, bergamasco dai sani principi”: Bossetti gli chiede aiuto

"Direttore, La prego di porgermi la Sua mano d'aiuto, non è giusto essere dipinto un mostro, non è giusto che mi abbiano affibbiato un ergastolo, non è giusto che venga commesso un errore giudiziario, per l'incapacità professionale"

Massimo Bossetti, il muratore di Mapello in carcere con sentenza definitiva per l’uccisione di Yara Gambirasio, scrive a Vittorio Feltri il giornalista bergamasco, direttore editoriale di Libero, appellandosi a lui e ribadendo la propria innocenza.

Gentile Direttore Feltri,

forse rimarrà sorpreso che io Le scriva, ad essere sincero lo avevo in mente da molto tempo, ma la pressione della vicenda che mi ha travolto e il massacro mediatico mi hanno messo alle corde come un pugile che le ha prese di santa ragione.

Ritengo che lei, da bergamasco doc, sia un uomo di sani principi. Io Direttore, non sono né l’assassino della povera Yara, né il mostro che i media e i social hanno dipinto. Sono un uomo normale, semplice che pensava al lavoro e a non far mancare nulla alla propria famiglia.

Arriva quel maledetto giorno che ha sconvolto la mia vita e quella della mia famiglia, e dei miei cari che oggi mi guardano dal cielo, e sono convinto che questa vicenda li ha provati moltissimo. Non voglio entrare in questa lettera nei dettagli, però non posso fare a meno di dire che il trattamento che la giustizia italiana mi ha riservato è stato scorretto e ha calpestato ogni diritto alla difesa, e mi riferisco anche a quell’ ex ministro dell’ Interno incapace, che gridava al mondo che era stato preso l’assassino di Yara, calpestando la Costituzione.

Poi in carcere a Bergamo, la P.M. e vari responsabili dell’organo penitenziario, mi pressavano a confessare in continuazione un delitto proponendomi benefici. Come potevo confessare un delitto che non ho commesso? La P.M. più volte ha provato a propormi benefici, se erano così sicuri di aver preso l’assassino, non li proponevano con insistenza, né benefici e tanto meno facevano produrre filmati manipolati da distribuire ai media.

Poi, il non far assistere i miei legali alle prove più importanti dei reperti e del Dna.

Grido dall’inizio di ripetere la prova del Dna e sono sicuro che Le verrebbe ogni ragionevole dubbio. Perché è stato commesso “UN GRAVE ERRORE GIUDIZIARIO” (tutto maiuscolo nella lettera, ndr), non sono io il colpevole, e il codice di procedura penale dice chiaramente all’ articolo 533 C.P.P. 1° comma che «il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’ imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio».

Direttore, La prego di porgermi la Sua mano d’aiuto, non è giusto essere dipinto un mostro, non è giusto che mi abbiano affibbiato un ergastolo, non è giusto che venga commesso un errore giudiziario, per l’incapacità professionale. Confido che Lei possa capire cosa ho e sto provando. Gentile Direttore, La prego di prendere in considerazione la mia richiesta d’ aiuto, restando a sua completa disposizione per ulteriori chiarimenti. Le porgo i miei più cordiali saluti, sperando di ricevere Sue notizie.

In fede MASSIMO BOSSETTI.

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