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Carcere di Bergamo, l’ex boss Felice Maniero: “Mai maltrattato mia moglie”

Rinchiuso in via Gleno da venerdì, Faccia d'Angelo ha tentato di ridimensionare le accuse e si è detto preoccupato per la figlia

“Si è trattato solo di qualche litigio in famiglia per motivi economici, a volte dai toni un po’ accesi ma con al massimo qualche spintone”. L’ex boss Felice Maniero ha raccontato la sua versione dei fatti sui presunti maltrattamenti alla moglie che venerdì 18 ottobre l’hanno portato in carcere a Bergamo dopo 9 anni da uomo libero. Alle dieci di lunedì il capo della malavita del Brenta negli anni ottanta e novanta è stato condotto in una stanza protetta del penitenziario per l’interrogatorio di garanzia di fronte al gip Maria Luisa Mazzola.

Faccia d’Angelo, con il suo passato abituato a scenari giudiziari ben più scottanti, è apparso sereno e tranquillo. In due ore ha ripercorso tutti gli episodi denunciati dalla moglie Marta Bisello, 47 anni, con la quale ha una relazione dal 1993, dopo la scomparsa della prima coniuge, tra l’altro sorella di Marta.

Le contestazioni riguardano gli ultimi tre anni. Nell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Brescia Luca Tringali si legge che “La donna era vittima di violenze fisiche e verbali diventate ormai quotidiane. Temeva le reazioni del compagno”. Nel documento sono riportate alcune minacce che il 65enne avrebbe pronunciato nei suoi confronti. L’avrebbe obbligata per esempio a fare piegamenti sulle braccia gridando “Colonnello, 100 flessioni”. Durante un litigio le avrebbe pure detto: “Non sai con chi ti sei messa, io comandavo 500 persone”.

Agli atti dell’inchiesta c’è un certificato di accesso al pronto soccorso del 21 maggio scorso, quando la donna avrebbe manifestato agitazione e paura. Non ci sono invece referti medici che testimoniano episodi di violenza fisica. “La donna non romanza e i suoi racconti sono circostanziati e precisi”, prosegue il gip bresciano ritenendo credibile Bisello, che da luglio si trova in una comunità protetta.

Maniero, colui che ha tenuto in scacco per quasi vent’anni la zona del Brenta con rapine, estorsioni, minacce, sequestri e omicidi, era stato denunciato per maltrattamenti fisici e psicologici. “Non è affatto così – ha spiegato lunedì al gip Mazzola . Io e Marta litigavamo come qualsiasi coppia. Screzi dovuti alla mancanza di denaro e alla difficoltà nel trovare un lavoro”. Faccia d’Angelo ha tentato di ridimensionare così le accuse nei suoi confronti.

Con la moglie in comunità e lui in cella, si è poi detto preoccupato per la figlia 19enne alla quale è molto legato, in particolare dopo il suicidio della primogenita all’età di 18 anni. Attraverso il proprio legale Luca Broli ha inviato una lettera alla ragazza nella quale ha scritto: “Torno presto, ma tu studia e vai avanti. Solo così mi fai felice. Mamma ha ingigantito tutto e ha raccontato cose che non ho fatto nemmeno quando ero giovane. Sei il mio tutto”.

Al termine dell’interrogatorio lo stesso avvocato ha chiesto una pena meno afflittiva, con la revoca della detenzione in carcere e la sostituzione con i domiciliari. La decisione è attesa nelle prossime ore.

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