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“2020, odissea nel processo”: avvocati in sciopero contro la nuova prescrizione

I legali si sono riuniti fuori dal palazzo di via Borfuro per dare il via all'astensione dalle udienze che proseguirà fino a venerdì 25 ottobre

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È arrivato anche a Bergamo lo sciopero della Camera Penale della Lombardia Orientale (che comprende anche le sezioni di Brescia, Cremona e Mantova) per protestare contro le nuove norme sulla prescrizione che entreranno in vigore dal prossimo gennaio.

“2020, odissea nel processo”: questo l’emblematico titolo della mobilitazione che dalla mattinata di lunedì 21 ottobre ha coinvolto una cinquantina di toghe nere bergamasche. I legali, guidati da Riccardo Tropea, presidente provinciale della C.L. della Lombardia Orientale, si sono riuniti fuori dal palazzo di via Borfuro per dare il via all’astensione dalle udienze che proseguirà fino a venerdì 25 ottobre. La protesta si concentra in particolare contro l’entrata in vigore delle nuove norme sulla prescrizione che significano: “Fine processo mai per tutti gli imputati, assoluzione mai per gli innocenti sottoposti a giudizio, risarcimento mai per le parti civili che dal reato hanno subito un danno”, come si legge in un comunicato.

avvocati in sciopero anche a Bergamo

“Cosa è la prescrizione? è una regola di civiltà – prosegue la nota – , che fissa un tempo massimo per arrivare a una decisione definitiva sulla responsabilità o l’innocenza di un cittadino partendo dal principio, di puro buon senso, per cui non si può lasciare una persona sotto processo “finché campa”.

Perché si prescrivono i reati? I processi sono caratterizzati da pause e “tempi morti” lunghissimi che lasciano vittime e imputati in un’incertezza di durata inaccettabile: la maggior
parte dei processi ordinari non occupa più di due/tre udienze la cui durata è, al massimo, di qualche ora! Il vero problema è che tra denunzia e inizio del processo passano anni e poi tra un’udienza e l’altra passano mesi! Proprio il Ministero della Giustizia ha diffuso dati nazionali secondo cui il 58% delle prescrizioni avviene prima dell’inizio del processo, in una fase ove a indagati e difensori non è possibile attribuire alcuna astratta possibilità di incidere sui tempi.

Come funziona la prescrizione? la prescrizione prevede l’;estinzione del reato decorso un certo periodo di tempo dalla sua consumazione. Il tempo necessario a far prescrivere un delitto si allunga in base all’entità della pena massima prevista e all’eventuale esistenza di precedenti penali dell’imputato: parliamo di un minimo da sette anni e mezzo in su….durante i quali ognuno di noi può vedersi precluse o limitate importanti occasioni di lavoro o di vita. Ma, attenzione: non tutti i reati si possono prescrivere; quelli più gravi non si prescrivono mai.

Ma quanti reati si prescrivono? Il Ministero ha diffuso dati al 2014 secondo i quali si prescrivono meno del 10% di reati: su 1.395.972 processi chiusi, i provvedimenti che hanno dichiarato la prescrizione sono stati 132.296 con un tasso di incidenza del 9,48%.

Ma allora, è la prescrizione il problema del processo penale? Evidentemente no!

La prescrizione è un cavillo dei furbi? E’ falso e fuorviante! La legge prevede che ogni rinvio chiesto per impedimenti o astensioni determina la sospensione del decorso del tempo di
prescrizione.

Questa “riforma” ridurrà i tempi della giustizia? No, è vero l’esatto contrario: l’assenza dello “spauracchio” della prescrizione, rallenterà ulteriormente il lavoro degli uffici giudiziari e fornirà alla politica formidabili alibi per non munire l’apparato giudiziario di fondi, strumenti e personale capace di renderlo più efficiente e, conseguentemente, di avere più rapidi processi.

La sospensione della prescrizione favorisce e avvantaggia le vittime del reato? No, le condanne alle restituzioni e al risarcimento del danno diventano oggi eseguibili solo dopo il
giudizio di appello: dilatare senza limite i tempi dei diversi gradi, pertanto, allontanerà anche il momento in cui le vittime potranno vedere ristorati i danni economici subiti. Peraltro, già oggi la prescrizione maturata nel corso del giudizio di secondo grado non estingue le condanne risarcitorie emesse in primo grado.

Qual è la vera soluzione del problema? Investire risorse nella giustizia, mettendo in condizione gli Uffici giudiziari, giudici e personale, di rendere al massimo delle rispettive
potenzialità e competenze.

Concludendo, dal 1 gennaio 2010, in Italia sarà processo “finché morte non vi separi””.

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