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Contro il cancro, il riconoscimento a 10 giovani ricercatori fotogallery

Dieci i vincitori, 5 donne e 5 uomini, premiati dalla Commissione presieduta dalla professoressa Maria Cristina Messa, Magnifico Rettore dell’Università Milano Bicocca

Dieci giovani ricercatori under 35 premiati, 18mila euro di borse di studio, 650 ospiti. Sono questi i numeri del Quinto Premio Marzia Galli Kienle, assegnato da S.O.S. (Solidarietà in Oncologia San Marco e San Pietro) Onlus, associazione nata nel 2013 per volontà di un gruppo di medici e operatori del Policlinico San Marco impegnati a diversi livelli nella lotta contro i tumori. Una serata coinvolgente e emozionante, che ha visto al centro da un lato i pazienti, protagonisti anche di una mostra fotografica, dall’altro giovani talenti della ricerca scientifica in ambito oncologico.

“Vedere la partecipazione e l’entusiasmo, intorno a questa cena e a S.O.S., crescere anno dopo anno ci rende orgogliosi e ci conforta perché significa che abbiamo seminato bene. La gente ha capito che in tutto quello che abbiamo fatto in questi anni abbiamo messo sentimento e passione. Prova ne è anche il grande coinvolgimento dei pazienti. La peculiarità e la forza di S.O.S. sono proprio loro, i pazienti, non solo “destinatari” della nostra solidarietà ma veri protagonisti, insieme ai giovani ricercatori del Premio Marzia Galli Kienle” dice Miro Radici, Presidente di S.O.S. Onlus. 

Il premio è stato istituito nel 2015 in memoria della Professoressa Marzia Kienle – già Docente ordinario di Chimica Medica all’Università di Milano-Bicocca e a lungo Presidente del corso di laurea in Medicina e chirurgia della stessa università – Presidente di S.O.S. Onlus fino alla sua scomparsa nel marzo 2015. La Professoressa Kienle, una delle prime donne a diventare Docente Ordinario dell’università di Milano, è stata una ricercatrice rigorosa e instancabile con all’attivo 139 pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche internazionali. I premiati sono giovani ricercatori (medici o biologi) sotto i 33 anni, che hanno pubblicato un lavoro/ricerca, svolto presso un Istituto di Ricerca o Ospedale Lombardo.

Dieci i vincitori, 5 donne e 5 uomini, premiati dalla Commissione presieduta dalla professoressa Maria Cristina Messa, Magnifico Rettore dell’Università Milano Bicocca e composta da accademici di rilievo. Il primo premio è andato a Salvatore Corallo, 33 anni, romano residente a Milano, che lavora all’Istituto Tumori di Milano e ha pubblicato su JCO, la più importante rivista internazionale in ambito oncologico; il secondo a Carlotta Tacconi, 32 anni, di Monza e Brianza, Ricercatrice al Pharmacogenomics Department di ETHZ Zurigo, per il suo lavoro pubblicato sulla rivista Cancer Research; il terzo premio a Arianna Brevi, 28 anni, milanese Ricercatrice presso Università Vita-Salute San Raffaele, ha pubblicato su Nature, una delle più antiche e importanti riviste scientifiche esistenti. A questi si aggiungono 6 premi ex equo (uno dei quali al bergamasco Francesco Manfredi) e un premio speciale dedicato alla ricerca in oncologica pediatrica vinto da Alice Indini, 32 anni, milanese che lavora presso l’Istituto dei Tumori di Milano.

Accanto al premio per la ricerca la serata è stata anche l’occasione per presentare una mostra fotografica con 21 foto di donne che hanno lottato contro il tumore. Le protagoniste fanno parte del gruppo delle “Amazzoni” gruppo creato da pazienti oncologiche del Policlinico San Marco per condividere l’esperienza della malattia, darsi sostegno reciproco e promuovere iniziative per aiutare altre donne come loro, come incontri con l’estetista, la nutrizionista, insegnanti di tecniche riabilitative, un libro di ricette “Una mela al giorno…”, un libro di testimonianze “Voci da dentro” e tanti altri progetti ancora.

“Quando ci incontriamo noi Amazzoni, la battaglia per affermare la nostra femminilità, nonostante tutto e in tutte le sue sfaccettature, è sempre parte dei nostri discorsi, dei nostri progetti. È nato così, una sera, come una sfida a noi stesse, il progetto di realizzare una mostra fotografica, di mostrarci al mondo come siamo ora, dopo aver attraversato la tempesta, rinate” racconta Paola, una delle promotrici dell’iniziativa.

“Il tema di questa serata è stato affascinante: la fotografia, le donne e la ricerca scientifica. Sembrano temi slegati tra di loro, ma vi è un sottile trait d’union” sottolinea il dottor Andrea D’Alessio, responsabile Unità di Oncologia del Policlinico San Marco e vice-presidente di S.O.S. Onlus.

Le Amazzoni ci donano la fotografia, un attimo, un ricordo di un momento particolare della loro vita. Non hanno paura a mostrarsi malate, hanno voluto raccontarci come si possa vivere con dignità una malattia come il cancro e come la si possa sconfiggere artisticamente, senza necessariamente farsi schiacciare. Raggiungono lo scopo di ricercare il bello e l’armonia anche nei momenti difficili della vita, insegnandoci che la serenità nasce innanzitutto nell’animo delle persone e può essere donata agli altri sempre, anche nei momenti più difficili della vita, in questo modo si diffonde contagiando le persone. Dall’altra parte, i ricercatori attraverso le loro conoscenza cercano di fare una fotografia della loro intuizione e con la ricerca scientifica dimostrano come la loro intuizione possa diventare una cura per le malattie oncologiche.  Le grandi scoperte vanno prima intuite e comprese poi dimostrate con il lavoro di ricerca.  S.O.S. riesce a diventare un punto di unione tra questi due mondi, sostiene la ricerca, donando ai ricercatori nuovo entusiasmo, e sostiene le pazienti, cercando di traferire loro nuove cure e nuove terapie.  Non solo: collaborando con altre associazioni riesce a far esprimere le capacità artistiche e sociali delle persone che stanno vivendo l’esperienza della malattia cancro, cercando di costruire intorno a loro una rete di sostegno che permette di vivere con dignità questa fase delicata della loro vita”.

Le attività di S.O.S. Onlus, infatti, non si limitano all’assegnazione di riconoscimenti in ambito della ricerca oncologica, ma hanno come missione anche l’umanizzazione delle cure nei reparti oncologici. L’associazione supporta i pazienti con dei percorsi psico-sociali che mettono il paziente al centro di una rete di cura “globale”, che non si esaurisce nelle terapie mediche, chirurgiche e radioterapiche, ma che tiene davvero conto della persona, dei suoi bisogni sia medici che psicologici, emotivi, relazionali e interpersonali, promuovendone il benessere e la qualità di vita nelle diverse fasi del percorso di cura (diagnosi, trattamento e follow up). Tutte iniziative possibili grazie al sostegno dei volontari, delle associazioni con cui S.O.S. collabora e degli sponsor.

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