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Silenzio in Aula Magna: tutti rapiti dalla "semplice" positività di Alex Zanardi - BergamoNews
L'incontro

Silenzio in Aula Magna: tutti rapiti dalla “semplice” positività di Alex Zanardi

L'atleta, ospitato dall'Università di Bergamo, ha avuto modo di incontrare gli studenti e non, aprendo un dialogo di pura sincerità su come ognuno di noi ha dei problemi che vive e cerca di affrontarli al meglio

Un assoluto e rispettoso silenzio: è questo il clima che si respirava all’interno dell’Aula Magna dell’Università di Bergamo nella serata di martedì 15 ottobre che ha ospitato Alex Zanardi. Come fedeli riverenti in un luogo di culto e come tifosi che tributano il vincitore al suo passaggio, gli astanti sono rimasti ammutoliti e quasi increduli di fronte a colui che è considerato non solo un atleta, ma un mito nella storia sportiva, italiana e mondiale.

Al termine degli interventi delle autorità, la silenziosità di pochi istanti prima si è trasformata in un fragoroso e prolungato applauso di omaggio, che è spontaneamente culminato nella standing ovation tra le file di studenti e non.

Nelle vestigia religiose, l’emozione intensa e palpabile è stata accolta dal campione bolognese con l’umiltà dei grandi: “Sono emozionato dall’affetto che ogni volta mi viene corrisposto e penso di essere un privilegiato perché ho l’onore di riceverlo”.

Con la sua voce disponibile e cordiale e con il suo spirito positivo, ha infatti invitato i presenti ad accorgersi delle persone che si hanno accanto poiché ognuno di noi ha dei problemi che vive come tali e cerca di affrontarli al meglio che può: “In realtà non faccio niente di straordinario, solo quello che già altri hanno fatto, ma so di essere un privilegiato”.

Lo spessore umano di Zanardi è dato proprio dall’inaspettata modestia con cui ha parlato della propria esperienza che è da tutti considerata eroica, ma che lui stesso vorrebbe svelare dall’aura leggendaria per dimostrare quanto sia concretamente e realmente umana.

“Non voglio atteggiarmi da fenomeno, vi spiego solo quali sono stati i miei metodi che includono le fortuna di aver ricevuto una buona educazione dai miei genitori – ha ammesso il fuoriclasse emiliano -. Lo sport che è stato essenziale ed anche avere una famiglia che mi ha lasciato concentrarmi su me stesso.”

Attraverso le sue parole Zanardi ha inoltre desiderato valorizzare ogni persona che lo ha aiutato, sottolineando soprattutto il così potente valore della condivisione per vivere la gioia o lenire il dolore, al punto che persino il taglio vittorioso del traguardo può diventare un’esperienza malinconica se culmine di una faticosa storia di allenamenti e sfide costruita insieme: “Il segreto è non sentirsi mai arrivati, riconoscere che c’è dell’altro è bellissimo: sta a noi pilotare il nostro destino!”

Il messaggio lanciato infine agli universitari è stato l’invito a prendere il controllo della propria vita e avere coraggio delle scelte senza dover necessariamente indirizzarsi nella strada che prendono tutti se si pensa che quella non è la propria perché, solo quando ci si sente se stessi, si riesce a cogliere con vigore le opportunità e le sfide: “Dopo l’incidente ho avuto una grossa occasione che non potevo che cogliere – ha concluso l’ex pilota di Formula 1 -. La mia non è stata una ripartenza in quanto fortunatamente la mia vita non si è fermata”.

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