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Spaccature in Camera di commercio, ma per la prima volta il mondo artigiano è unito

Seppure a oggi la partita sembrerebbe chiusa, non sembnano esclusi ulteriori tentativi di un accordo di sistema che trovi l’equilibrio tra gli schieramenti.

A pochi giorni dal deposito dei pesi e degli apparentamenti per determinare la futura Camera di Commercio (22 ottobre) a Bergamo si va verso lo scontro tra due gruppi contrapposti.

Da un lato Imprese e Territorio, l’associazione che riuniva 10 sigle territoriali (Ascom, Cia, Coldiretti, Confartigianato Bergamo, Confcooperative, Confesercenti, Confimi Apindustria, Cna, Fai e Lia) da cui si sono però staccate Confartigianato e Lia per appoggiare il blocco del settore manifatturiero capitanato da Confindustria (che include anche Ance e CdO). Gli assetti della nuova Camera di Commercio hanno portato a una rottura di quel patto (Imprese e Territorio), nato oramai 12 anni fa proprio per scardinare gli assetti consolidati della Camera di Commercio.

Secondo le dichiarazioni pubbliche dei protagonisti lo scontro per la vicepresidenza della futura Camera di Commercio potrebbe portare alla contrapposizione dei due blocchi. La “conta” potrebbe anche non essere indolore, perché c’è già chi minaccia ricorsi per bloccare e congelare l’attività camerale per qualche mese.

Tuttavia, seppure a oggi la partita sembrerebbe chiusa, non escluderei ulteriori tentativi di un accordo di sistema che trovi l’equilibrio tra gli schieramenti.

Ciò che però emerge con evidenza da quanto sta accadendo è che, per la prima volta dopo molto tempo, le maggiori categorie artigiane sono unite ed hanno la stessa visione. In una Bergamo a trazione artigiana è un evento raro vedere le categorie del settore remare tutte nella stessa direzione e con lo stesso ritmo. Agli artigiani va indubbiamente il merito di aver modificato gli assetti consolidati. Se Confartigianato e Lia, lavorando sul settore manifatturiero come cardine del nostro sistema economico, non avessero preso le distanze da Imprese e Territorio probabilmente, il 22 ottobre, il Presidente sarebbe stato ancora espressione di Ascom, poiché la candidatura di Paolo Agnelli è emersa solo dopo che Confartigianato e Lia avevano già indicato nel manifatturiero e nella volontà di coinvolgere Confindustria la strada da percorrere.

Nulla di male in un Presidente espressione del commercio e dei servizi, ma è bene ricordare che Bergamo è tra le prime quattro province d’Europa per il manifatturiero e non concentrare l’attenzione della futura Camera su questo settore sarebbe stato un grave errore, soprattutto ora con una crisi globale ed europea scatenata dai dazi e dalla frenata della Germania.

Imprese e Territorio ha forse esaurito la sua spinta propulsiva e la rotta intrapresa dalla compagine artigiana rischia di far partire i titolo di coda su questa esperienza. L’auspicio è che questi scontri portino progettualità e visioni nuove, che la gestione della Camera di Commercio non rimanga il luogo di suddivisione dei contributi alle associazioni componenti, ma volano per progetti e modelli economici innovativi.

Bergamo già in passato ha fatto scuola a livello nazionale su temi come welfare e formazione professionale, ora serve pensare e progettare con nuove mentalità e forse le rotture male non fanno, se portano a riflettere e a mettersi positivamente in discussione. Se invece lo scontro sarà solo determinato dalle poltrone e dai posti da assegnare i mondi economici orobici avranno perso l’occasione di riflettere su quale direzione prendere, anche perché il recente scandalo Promoberg ha dimostrato alle associazioni di categoria che, a forza di non voler toccare equilibri consolidati, c’è chi è stato pronto ad approfittare di tale rilassatezza.

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