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Centro Salesiano DON BOSCO

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In paradiso con Dante: per i maturandi dei Salesiani affascinante viaggio con Riccardo Moratti

Il professor Riccardo Moratti ha affascinato gli studenti di quinta superiore del centro salesiano "Don Bosco" di Treviglio con una lezione sulla terza cantica della Divina Commedia

Martedì 1° ottobre i maturandi del liceo classico, scientifico e delle scienze applicate hanno concluso il loro viaggio nell’oltretomba con Dante. In terza, infatti, il professor Riccardo Moratti aveva illustrato loro l’Inferno, la parte più conosciuta del poema, mentre l’anno scorso aveva fatto lo stesso con il Purgatorio.

Nell’ora e mezza a sua disposizione si è soffermato sui canti a suo giudizio più significativi. Sicuramente il canto primo, introdotto dal proemio, rientra tra questi: è da segnalare, peraltro, come Dante già nel primo verso menziona Dio come “colui che tutto move”. Come si sa, in conclusione di opera Dio viene definito l’ “Amor che move il sole e l’altre stelle”. Si può quindi evidenziare, come ha sapientemente fatto Moratti, la circolarità della cantica e il fatto che l’Alighieri, appena iniziato il componimento, aveva già chiaro in testa come portarlo a termine.

Tra i primi beati che il poeta incontra spicca Piccarda Donati, per ironia della sorte sorella sia di Forese, grande amico di Dante, sia di Corso, suo peggior nemico e responsabile del suo esilio. Piccarda stessa, che aveva abbracciato la via del convento ma fu costretta da Corso, spregiudicato politico fiorentino, a maritarsi per convenienza, ha il compito di spiegare all’autore come in Paradiso non esistano l’invidia o il risentimento, ma solo sentimenti positivi. Lei, ad esempio, non avendo rispettato i voti religiosi può vedere una piccola porzione del volto dell’Altissimo, ma non per questo è invidiosa della condizione degli altri beati. Per citare Santa Teresa di Lisieux e Georges Bernanos, vissuti secoli dopo la stesura della Commedia, si può dire che per i beati “tutto è Grazia”.

Tra i canti più celebri vi è sicuramente l’undicesimo, in cui San Tommaso d’Aquino, domenicano e tra i più grandi filosofi di ogni tempo, presenta la vita di San Francesco d’Assisi, l’ “Alter Christus”, che si spogliò, ricco com’era, di tutti i beni per sposare Madonna Povertà. Come è stato spiegato agli studenti, Dante era sinceramente innamorato della figura di San Francesco e dell’Ordine dei frati minori, che proprio in quegli anni si stava espandendo in modo sensazionale ma rischiava, al contempo, di smarrire alcuni dei suoi caratteri originari.

Famosissima è anche la preghiera recitata nel XXXIII canto dal grande mistico San Bernardo di Chiaravalle e da questi indirizzata alla Vergine Maria. Essa rappresenta una della vette della poesia di ogni epoca e racchiude in sé alcuni dei principali dogmi della religione cristiana, che senza la Fede non possono che parere contraddizioni. Come sarebbe possibile immaginare una vergine divenuta madre oppure una madre figlia di Colui che ha dato al mondo? Dante è riuscito a scrivere un poema da leggere sotto vari significati, non ultimo quello teologico.

Un ringraziamento infinito al Sommo Poeta e al professor Moratti, che attraverso le sue lezioni riesce a farcelo apprezzare ancora di più!

Lorenzo Mascaretti, 5° Classico

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