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Disabili e sessualità: tema da affrontare senza tabù, ma con tanta preparazione

All'auditorium Comunale di Mozzo, la onlus “Abilitare Convivendo” ha organizzato la seconda edizione di “AbilitiAMO”, convegno dedicato al tema della sessualità nei disabili adulti

Parlare di sessualità nel mondo della disabilità è ancora complesso. Esistono, però, momenti in cui queste tematiche vengono trattate, proprio come nella giornata di sabato quando, all’auditorium Comunale di Mozzo, la onlus “Abilitare Convivendo” ha organizzato la seconda edizione di “AbilitiAMO”, convegno dedicato al tema della sessualità nei disabili adulti.

“L’Associazione nasce nel febbraio del 2011 grazie all’iniziativa di un gruppo di genitori, fratelli e sorelle di persone disabili residenti nei comuni di Curno e Mozzo – spiega il presidente dell’Associazione Danilo Perico -. Con l’obiettivo di sostenere le persone con porblemi e le loro famiglie nella ricerca di soluzioni di vita indipendente e autonoma, che possano migliorare il loro benessere, anche da un punto di vista affettivo”.

Elena Adobati, vicepresidente dell’Associazione, spiega: “Uno degli aspetti che contraddistingue la nostra vita è quello della relazione, quindi dell’affettività, di come ci si pone nelle relazioni
con l’altro, anche da un punto di vista sessuale, un tema piuttosto caldo, emergente, in quanto le famiglie hanno capito che c’è bisogno di attenzione a riguardo, per questo abbiamo deciso di investire e lavorarci in un apposito percorso di formazione”.

Coinvolto nel percorso e relatore al convegno Fabrizio Quattrini, psicologo e psicoterapeuta, sessuologo e fondatore dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica; sono quindi intervenuti Manuela Dotti, operatrice Sportello Sexhability e Luca Bossi, medico e tirocinante OEAS – Operatore all’emotività, affettività e sessualità.

Il dottor Quattrini sottolinea come un tema così delicato, importante e forte, continui a rappresentare, nell’immaginario collettivo, paure e preoccupazioni: “Come spesso rimarco, mi sembra importante parlare con le famiglie, le quali mi hanno coinvolto nelle loro storie e hanno deciso di intraprendere questo percorso con me; di questo, sono veramente fiero.”.

Tanti i quesiti a cui va data una risposta: “Sappiamo cosa può provare una persona disabile nel vivere certe situazioni?”, “Sapete cosa significa la parola amare?”. Questo perché la sessualità viene interpretata in vari modi: nella logica di una persona con disabilità, fare “sesso” può essere rappresentato da “gesti”, “movimenti” diversi da come vengono interpretati solitamente; una carezza, un abbraccio, sono sessualità. “I genitori possono concedersi di ‘lasciare andare’ i propri figli: se non sbagliamo, rimaniamo ancora più chiusi, in una dimensione statica. L’importante al giorno d’oggi, è permettersi di seguire delle regole diverse e, con quegli errori, rialzarsi e andare avanti, verso una soluzione costruttiva.”

In riferimento al progetto “Welcome” (che permette alle persone disabili di poter convivere assieme) dell’Associazione, lo psicoterapeuta ritiene che “sia giunto il momento che questi ragazzi comincino a fare un percorso di convivenza, supportato adeguatamente dalle persone addette, lasciando così liberi quelli che sono gli immaginari dell’affettività. Darsi la mano è fare sesso, è fare l’amore, è volersi bene, è viversi. Ricordatevelo”.

convegno mozzo

Prosegue il dottor Quattrini: “Oggi come oggi, in Italia, non esiste una regolamentazione chiara in materia di sessualità. L’educazione all’affettività e alla sessualità, nelle scuole, non c’è costantemente, a meno che, attraverso alcuni fondi, dirigenti, professori o chi sta dentro la scuola, decidano di intraprendere questo percorso. Questo perché non vi è alcuna regolamentazione giuridica. Ecco perché il tabù continua a essere sempre molto forte”.

“Tutto questo – però – potrebbe essere cambiato nel momento in cui noi strutturiamo dei percorsi fattibili, ad esempio attraverso la formazione con tutti coloro che lavorano nel campo della disabilità, nello specifico, riguardo al tema ‘Sesso e disabilità’. Un ulteriore step, come già si sta svolgendo con l’Associazione Lovegiver, è provare a formare persone qualificate rispetto a quello che potrebbe essere un intervento diretto con chi deve vivere la sessualità. Servono persone formate in affettività e sessualità, che lavorano come psicologi, come educatori alla sessualità, tra cui gli OAES e i Sex Workers. Un po’ sulla scia delle nazioni del Nord-Europa”.

L’operatrice dello Sportello Sexhability, Manuela Dotti, che opera all’interno della Cooperativa “Azzurra” di Darfo presenta il percorso che ha attuato, assieme ad altri operatori, all’interno della comunità socio-sanitaria, durante il quale viene spiegato il rapporto tra un uomo e una donna: “Alla fine di questo percorso abbiamo cercato di costruire un progetto che potesse formare una coppia, una coppia che potesse vivere la propria intimità, anche all’interno della comunità. La sessualità è un tema al quale teniamo particolarmente, così come l’importanza dell’autonomia all’interno delle relazioni. Probabilmente non abbiamo fatto miracoli e non abbiamo fatto grandissime cose, però abbiamo fatto in modo che, queste due persone, all’interno della loro storia, potessero viverla come una coppia”.

Quindi il medico Luca Bossi, che si occupa di emotività, affettività e sessualità, racconta un’esperienza vissuta nel suo lavoro. “Per diversi mesi, durante un tirocinio, ho osservato come i ragazzi con disabilità intellettiva manifestano le loro necessità corporee. Questo mi ha fatto riflettere su come noi interpretiamo la disabilità intellettiva, secondo me non diamo la giusta responsabilità ai ragazzi, in tanti settori, per esempio il semplice mangiare in autonomia. In un ragazzo disabile, il fatto di essere così controllato, è un problema che genera sofferenza: anche se tale atteggiamento da un genitore è vissuto come un fattore di tutela. In realtà inibisce la libertà del ragazzo”.

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