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Giobbe Covatta a Sarnico: “Racconto l’inferno dei bambini africani e le nostre responsabilità”

L'attore e comico porterà in scena "La divina commediola" sabato 12 ottobre al cineteatro Junior: lo abbiamo intervistato per saperne di più

“Con questo spettacolo racconto l’inferno dei bambini africani e le nostre responsabilità”. Così Giobbe Covatta illustra il suo nuovo spettacolo, “La divina commediola”, che porterà in scena sabato 12 ottobre alle 21 al cineteatro Junior di Sarnico.

Una versione “apocrifa” della Divina commedia di cui purtroppo è stato reperito solo l’Inferno dove non si trovano i peccatori ma le loro vittime: i bimbi depauperati dei loro diritti, ovvero i più deboli, mentre resta impunito chi ha colpito con le sue azioni i piccoli del Terzo mondo. “Lo stile è giocoso e semplice, ma i temi sono seri e drammatici” – spiega l’attore e comico napoletano: lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Come è nato questo suo nuovo lavoro teatrale?

Volevo raccontare dell’Africa e delle esperienze che ho vissuto durante i miei viaggi, mi serviva una logica drammaturgica e ho pensato al ritrovamento della Divina Commediola di Ciro Alighieri, un poemetto che ho rintracciato io ma in realtà è stato rinvenuto da mio nonno. Era il pretesto ideale per questo spettacolo in cui, scena dopo scena e paragrafo dopo paragrafo, narro e commento questo componimento attraverso considerazioni personali ed episodi realmente accaduti. Il testo è molto più facile della “Divina commedia” di Dante dal punto di vista metrico, ma c’è una differenza sostanziale nel contenuto.

Quale?

Mentre nella “Divina Commedia” dantesca nell’inferno ci vanno i peccatori, qui ci sono le vittime, i bambini che sono i più deboli. Vuole essere uno spunto di riflessione considerando che quest’anno ricorre il trentesimo della convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e ci tenevo a raccontarla. Nello spettacolo, quindi, passerò attraverso i gironi dei diritti traditi, dalla fame alla sete sino alla mancanza di scolarizzazione. I carnefici, invece, stanno serenamente seduti a casa loro.

Lei conosce l’Africa: quali sono le difficoltà più grandi?

Le difficoltà risiedono sempre nelle menzogne altrui. All’inizio del nuovo millennio, nel Duemila, erano stati individuati otto obiettivi di sviluppo che gli Stati membri dell’Onu si erano impegnati a raggiungere entro il 2015. Erano i “Millennium Development Goals”: sradicare la povertà estrema e la fame nel mondo, rendere universale l’istruzione primaria, promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne, ridurre la mortalità infantile e quella materna, combattere l’Hiv/Aids, la malaria e altre malattie, garantire la sostenibilità ambientale e puntare su un partenariato mondiale per lo sviluppo. Purtroppo non si è realizzato nessun punto, sono state solo parole: la solidarietà non si pratica con le chiacchiere altrimenti si chiamerebbe chiacchieralità, ma si effettua con le cose solide, i soldi, cioè con un impegno concreto.

Africa

E quali sono le priorità secondo lei?

Sono sempre le stesse, anzi si sono aggravate perché le disuguaglianze sono aumentate. All’inizio del nuovo millennio indossavo una maglietta con riportato il numero delle persone oltre la soglia della sopravvivenza su questo pianeta a causa della fame: erano 870milioni, mentre oggi sono più di un miliardo. Al tempo stesso sono cresciute l’indifferenza e la chiusura degli Stati, soprattutto quelli più ricchi.

Da questo contesto scaturisce buona parte delle migrazioni: cosa ne pensa?

Bisognerebbe affrontare una problematica seria come questa in maniera più radicale. Non intendo in modo più deciso ma ricercando le radici del problema: anzichè mettere un cannone per evitare che le persone arrivino andrebbe approfondito il motivo per cui partono, ciò che le spinge a scappare e le responsabilità di chi ha creato quelle condizioni.

“Aiutiamoli a casa loro” funziona?

Continuo a sostenerlo da molti anni, ma si deve sapere che se qualcuno volesse davvero farlo, non solo potrebbe ma esiste una legge che lo stabilisce. È previsto che lo 0,7% del pil venga destinato a investimenti in cooperazione che non significa finanziare un esercito che vada là a sparare quando escono da casa, ma creare condizioni sufficienti affinchè gli abitanti di quella terra possano sopravvivere. Se ci fosse questa volontà la legge verrebbe applicata, ma sa quanto l’Italia ha pagato? Lo 0,14 che non è il doppio di 0,7 ma poco più dello 0,1: come al solito sono chiacchiere a volte di carattere elettorale. Bisognerebbe sedersi a un tavolo e, come avviene nelle famiglie, valutare come affrontare la questione.

L’accoglienza va salvaguardata?

Sicuramente: prima si raccoglie la gente dall’acqua, poi si stabilisce tutto quello che si vuole. Di certo, poi, l’accoglienza ha dei limiti fisici e va organizzata, ma è necessario risolvere le cause che spingono le persone a partire. Non so se si riuscirà, perchè stiamo distruggendo la fascia tropicale-equatoriale del pianeta e, una volta disertificata, non rifiorirà: il lago Ciad, quello più grande nel nord dell’Africa, non esiste quasi più.

Che responsabilità abbiamo?

Sono di due tipi: storiche e oggettive attuali. Le prime sono legate al colonialismo: noi conosciamo in qualche misura la storia della colonizzazione e della decolonizzazione dell’Africa, cioè la storia degli europei in quel continente, ma degli africani non sappiamo nulla… come al solito tutto transita da ignoranza, incompetenza e inconsapevolezza. Sono molti gli elementi da considerare quando si affronta un problema di queste dimensioni che non si tratta semplicemente di non fare entrare la nave nel porto perchè, se non si affrontano le cause nei paesi di origine, fra 15-20 anni arriveranno 140 milioni di persone e non basterà dire di non entrare.

E quali sono le nostre responsabilità attuali? Le multinazionali?

Abbiamo molte responsabilità. Per esempio, basterebbe andare all’Eni e chiedere cosa stia succedendo in Nigeria, ma anche pensare alla Francia, che ha ancora contratti coloniali, o alla Cina che sta comprando terreni per sfamare i cinesi in cambio di quasi nulla, e ancora, guardare all’estrazione di petrolio e all’inquinamento della rete fluviale del fiume Congo. Anzichè sfruttare bisognerebbe avviare un rapporto con la popolazione locale che dovrebbe avere un suo ritorno economico.

È ancora colonialismo?

Si, e viene data la colpa ai governi corrotti dell’Africa, ma se c’è un corrotto vuol dire che c’è anche un corruttore.

Giobbe Covatta

Le migrazioni, dunque, sono un cortocircuito: si verificano perchè creiamo povertà

È così: a nessuno fa piacere andarsene da casa, specialmente con un gommone che rischia di affondare dopo i primi 400 metri. E tanto meno affronterebbe un viaggio di questo tipo con un figlio in braccio se non fosse disperato. Mi dispiace che il popolo italiano sia diventato più razzista rispetto a qualche anno fa: siamo sempre stati ospitali e solidali, per esempio non dimentico che la Puglia era stata proposta al Nobel per la pace quando a migrare erano gli albanesi, mentre ora sento che il clima è profondamente diverso.

Di contro c’è chi associa l’immigrazione alla mancanza di rispetto delle regole

Sono due dimensioni diverse: da un lato ci sono i diritti che sono innati, uguali per tutti e non possono essere barattati, e dall’altro le leggi, che si devono osservare altrimenti si va in galera e sono favorevole alla certezza della pena.

Prima ha accennato all’ambiente: con la mobilitazione dei giovani qualcosa sta cambiando?

Lo spero, almeno nella mentalità, poi nella pratica non so esattamente. Ero quasi commosso perchè da decenni non vedevo i ragazzi in piazza ma al termine della manifestazione su 200mila 50mila sono andati a quel fast food, che è uno tra i dieci peggiori nemici dell’ambiente. I giovani hanno l’entusiasmo ma logicamente hanno lacune di carattere conoscitivo: il nostro compito è dare loro gli strumenti per capire.

Per concludere, quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?

Sto scrivendo un nuovo spettacolo, “Donna sapiens”, in cui cerco di dimostrare la teoria che se questo pianeta fosse governato dalle donne sarebbe migliore. Arriverà nei teatri da gennaio in poi.

I biglietti per “La Divina Commediola” sono in vendita sul sito o all’Infopoint di Sarnico.

 

 

 

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