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Mercatone Uno, avanti a piccoli passi: “All’orizzonte ancora niente di certo”

“Il problema è il tempo – continua Vavassori – che comporta lo scadere dei contratti d'affitto, oltre che il rischio di recesso anticipato di altri contratti di locazione, perché da troppo tempo inattivi".

Di più non è stato detto, ma sembra che una decina di manifestazioni di interesse abbastanza concrete nei confronti della catena di Mercatone Uno ci siano state.

Lo hanno comunicato martedì 8 ottobre i tre commissari liquidatori al tavolo di crisi convocato al ministero dello Sviluppo economico per risolvere la situazione dell’insegna di arredamento a prezzi popolari che ha cessato le attività lo scorso maggio lasciando da un giorno all’altro gli oltre 1.800 lavoratori occupati in dodici regioni italiane senza lavoro, una cinquantina quelli impiegati nel negozio di Verdello.

C’è tempo fino a fine ottobre per partecipare al bando per la vendita del gruppo mentre la cassa integrazione scade il 31 dicembre.

Al tavolo, i sindacati hanno chiesto la proroga degli ammortizzatori sociali in attesa che chi prenderà in mano la situazione presenti un piano industriale, parli di riorganizzazione futura e della riapertura dei negozi.

“La salvaguardia occupazionale— sottolinea Terry Vavassori, segretaria provinciale di Fisascat Cisl, che segue la crisi dell’azienda — deve essere garantita certamente per i lavoratori di tutti i punti vendita, ma servono atti immediati, prima di tutto da parte del Mise. I risultati presentati dai commissari non sono certo tali da permetterci particolari entusiasmi su possibili soluzioni positive: i feedback ad oggi ricevuti, infatti, dicono che solo il 10% dei contatti ha prodotto riscontri positivi; nel 19% sono negativi. Niente che possa togliere dalla testa dei lavoratori ancora in attesa di sviluppi la preoccupazione riguardo il loro futuro. La scadenza che pende sulle teste di 6000 persone e il prossimo 31 dicembre: la nostra grande paura è che il tempo si sta facendo sempre più stringente, e all’orizzonte non sta spuntando alcunché di rassicurante”.

“Il problema è il tempo – continua Vavassori – che comporta lo scadere dei contratti d’affitto, oltre che il rischio di recesso anticipato di altri contratti di locazione, perché da troppo tempo inattivi. La chiusura che dura da troppo tempo è un enorme cambiale sul futuro di tutti i punti vendita, e provocherà inevitabilmente una ricaduta occupazionale estesa su tutta le rete, anche dove le dichiarazioni d’interesse si concretizzassero, cosa ad oggi non certa. Sollecitiamo il Mise a porsi in un ottica più sociale e non solo in quella di meri contabili tesi solo a gestire in modo standardizzato una crisi aziendale anomala e di questa portata”.

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