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L’estate violenta: quante giovani vittime a Bergamo

L'estate calda e lunga di Bergamo non ha un unico caso di nera. Le pagine della cronaca sono state costellate quasi quotidianamente da fatti tragici in cui le vittime sono perlopiù giovani. Da agosto è stato un crescendo.

Nella calura estiva balza spesso in prima pagina un omicidio. Un delitto che tiene banco per settimane con lo stesso brogliaccio: la vittima è una quasi sempre una ragazza, gli inquirenti che arrancano mentre l’assassino rimane nell’ombra e dettagli macabri vengono a galla, tra le testimonianze di amici e parenti.

È un classico. Purtroppo.

Dal delitto di via Poma a Roma, quando il 7 agosto del 1990 viene trovato il corpo di Simonetta Cesaroni, colpita da 29 colpi di tagliacarte all’omicidio di Laura Bigoni 23 anni, uccisa a coltellate nella sua casa delle vacanze a Clusone. Fino al caso Garlasco, in provincia di Pavia, quando il 13 agosto 2007 Chiara Poggi, 26 anni, viene uccisa nella villetta di famiglia. Casi che poi sono saliti alla ribalta delle pagine della giudiziaria con rinvii, colpi di scena e ricorsi.

A Bergamo e in provincia non c’è stato un giallo dell’estate 2019. Ma mai come in questi mesi si sono susseguiti eventi tragici, le giornate sono state annerite e intristite da morti, soprattutto giovani vittime. Da agosto è stato un crescendo. Di fatti eccezionali e luttuosi che si sono concentrati in poche settimane. Li ripercorriamo.

investiti fuori dal setai

Investiti da una Mini fuori dalla discoteca muoiono due amici di 18 e 21 anni
È domenica 4 agosto quando all’alba due ragazzi di 18 e 21 anni vengono investiti sulla Cremasca. Uscivano dalla discoteca Setai di Azzano ed erano diretti in piazza Sant’Anna a Bergamo dove ad aspettarli c’erano gli amici. Un 33enne di Curno al volante di una Mini li investe. Uno di loro, Luca Carissimi di 21 anni, muore sul colpo. L’altro amico Matteo Ferrari, 18 anni, morirà 24 ore dopo. Dentro e fuori la discoteca, si scoprirà nel corso delle indagini, c’era stata una lite per un apprezzamento di troppo alla fidanzata del 33enne che li aveva visti protagonisti. Se lo schianto sulla Cremasca sia stato un regolamento di conti o una casualità lo stabilirà la Legge. Restano tre famiglie distrutte, la comunità di Borgo Palazzo sotto shock e tanti interrogativi sulla vita notturna dei giovani in bergamasca.

Incendio ospedale bergamo

Incendio in ospedale: muore una 19enne
Sono le 10 di mattina martedì 13 agosto quando scatta l’allarme anticendio. Le fiamme si propagano al terzo piano della torre 7 dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, distruggendo il reparto di psichiatria. Nell’incendio muore carbonizzata una giovane paziente: Elena Casetto, 19 anni, residente a Osio Sopra.
La paziente, precedentemente in cura in un ospedale psichiatrico del Milanese, era stata trasferita a Bergamo l’8 agosto. Quel maledetto martedì mattina, l’équipe del reparto di psichiatria è intervenuta per calmarla “a causa di un forte stato di agitazione”, durante il quale avrebbe cercato per l’ennesima volta di togliersi la vita. Sarebbe quindi stata sedata e contenuta a letto dal personale medico. In questo genere di situazioni, il protocollo sanitario impone di effettuare controlli cadenzati, a intervalli regolari: ogni 15 minuti per sorvegliare visivamente il paziente, ogni 30 minuti per verificarne i parametri vitali. Purtroppo, nessuno è riuscito a salvarla. Molti i dubbi e i punti oscuri da chiarire. Intanto si apre un fascicolo d’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti.

I funerali del piccolo Tommaso

Malore in piscina, Tommaso di San Giovanni Bianco muore a 5 anni
È il tardo pomeriggio di giovedì 29 agosto quando dall’hotel Abruzzo Marina di Silvi Marina, in provincia di Teramo, arriva una notizia che sconvolge tutta la Bergamasca e in particolare Cornalita di San Giovanni Bianco. Tommaso Galizzi di 5 anni stava nuotando in compagnia di alcuni amichetti nella piscina dell’albergo, davanti agli occhi dei genitori, quando all’improvviso è stato visto annaspare e finire sott’acqua, privo di sensi. Un malore. Forse una congestione: fatale per il piccolo Tommaso. Inutili i tentativi per rianimarlo. Ad accorgersi che Tommaso non sta bene è il fratello maggiore che grida aiuto. Il bagnino lo recupera dal fondo della vasca, lo porta fuori dall’acqua. Una volta adagiato a bordo piscina comincia a praticare il massaggio cardiaco per cercare di espellere l’acqua dai polmoni. Anche un medico in vacanza nello stesso albergo tenta di rianimare Tommaso, fino a quando arriva il personale sanitario del 118. Le manovre per rianimarlo proseguono per una ventina di minuti. Senza esito positivo: Tommaso muore alle 18 di quel caldo pomeriggio d’agosto.

Robertine Zoungrana Quetaduine

Mamma e bimba morte durante il parto
È la sera di martedì 17 settembre quando Robertine Zoungrana Quetaduine, 36enne originaria del Burkina Faso e residente con la famiglia a Torre Boldone, ha le doglie. È in attesa della terza figlia, per lei ha già scelto il nome: Zerrab Rachida.
Il marito Youssouf Guira la accompagna all’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo. In sala parto, però, qualcosa non va per il verso giusto. La piccola non vedrà mai la luce, mentre le condizioni della mamma iniziano a peggiorare rapidamente fino alla necessità di un trasferimento urgente all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. La situazione è grave, ma nel giro di poco tempo diventa drammatica: la donna muore. La Procura della Repubblica apre un fascicolo sul caso: 21 gli indagati tra infermieri e medici.

Piper in fiamme

Cade e s’incendia un aereo da turismo: muoiono padre e figlia
Il cielo è terso, limpido. È la mattina di sabato 21 settembre quando Stefano Mecca, 51 anni di Gazzaniga, noto commercialista e vicepresidente dell’Aeroclub di Orio al Serio decolla alla guida del suo M20k D-Eise. Sul sedile accanto c’è la figlia Marzia, 15 anni, dietro siedono Silvia, gemella di Marzia, e la primogenita Chiara di 18. Il sole in fronte e la direzione verso Venezia per un weekend dedicato al volo. Qualcosa non va, all’altezza di Ghisalba, Mecca che è un pilota esperto nota un’anomalia del suo aereo. Vira e torna verso l’aeroclub. Fa per atterrare ma qualcosa non va, i comandi non rispondono come dovrebbero e allora Mecca tenta un atterraggio di fortuna, prima sulla pista dell’aeroclub e poi sull’asse interurbano. Sono istanti. Il Mooney Mk20 D-Eise urta contro un palo dell’illuminazione pubblica e poi finisce il suo volo sul terrapieno dell’Asse interurbano prendendo immediatamente fuoco. Nel rogo muore Marzia, una delle gemelle. Sei giorni dopo, venerdì 27 settembre, si spegne anche la vita di Stefano Mecca all’ospedale Niguarda di Milano.

Escursionista precipitato

Precipitati in montagna, quelle vette che si sono prese giovani vite
Hanno i volti puliti della gioventù, le loro storie sono fatte di sogni, volontariato e passioni. Sono le giovani vittime che la montagna puntualmente si prende. Magari nella sua stagione più bella che è l’estate. Come l’estate della vita di Emanuele Ossoli, 25 anni originario di Brusaporto disperso sul sentiero che porta al Curò lunedì 30 settembre. Martedì mattina, 1° ottobre, all’alba sono iniziate le ricerche che hanno visto impegnati Soccorso Alpino, Protezione Civile e Vigili del Fuoco, con l’ausilio dall’alto di due elicotteri e a terra dei cani molecolari. Attorno alle 14.30 l’avvistamento del corpo senza vita. Il 25enne, dopo la maturità scientifica al Liceo Federici di Trescore Balneario, si era iscritto al Politecnico di Milano, dove aveva completato con successo il suo primo ciclo di studi in ingegneria energetica e a breve avrebbe concluso anche il master in Energy Development: nel mezzo anche un’esperienza in Svezia, alla prestigiosa facoltà di Ingegneria dell’Università di Lund.
Il giorno successivo, mercoledì 2 ottobre, a perdere la vita è un ragazzo di appena 22 anni, Alex Bertoli. È figlio dell’ex vice sindaca di Angolo Terme, Elisa Mai. Il giovane, appassionato di caccia e musica – suonava la tromba nella Fanfara di Vallecamonica degli alpini – è precipitato in una scarpata nella zona del monte Pora ed è deceduto sul colpo. L’amico che era con lui ha subito chiamato il 112 lanciando l’allarme e chiedendo l’intervento del soccorso sanitario, ma per Alex Bertoli non c’è stato nulla da fare.

Val Brembilla, cade da 4 metri: Vincenzo muore in cantiere a 57 anni

Val Brembilla, precipita e muore in cantiere: la ventesima vittima sul lavoro
Sono le 14 di venerdì 4 ottobre. Le ultime ore di lavoro della giornata e della settimana. Da poco meno di un’ora Vincenzo Caccia, 57 anni, titolare di un’impresa edile, la Edil C.P. Di Cazzano Sant’Andrea sta compattando una gettata di calcestruzzo all’interno di due pannelli prefabbricati con un apposito vibratore. Poggia i piedi su un cordolo dei due pannelli. Un istante e perde l’equilibrio: fa un volo di quattro metri. Accanto a lui non c’è nessun ponteggio e protezione, l’uomo stringe ancora in una mano l’attrezzo di lavoro. Sul posto arriva i medici con l’elisoccorso da Bergamo e un’ambulanza, ma per il 57enne in arresto cardiocircolatorio, non c’è più nulla da fare. A stendere il verbale dell’ultimo infortunio mortale sul lavoro ci sono i carabinieri della compagnia di Zogno e i tecnici dell’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo. Vincenzo Caccia è il 20° infortunio mortale da inizio anno in Bergamasca. “Un dato drammatico a cui non possiamo e dobbiamo abituarci” tuonano i sindacati che rimarcano come “Prevenzione e formazione, accompagnate dall’utilizzo dei mezzi di protezione individuale, sono le condizioni necessarie a garantire un lavoro sicuro e di qualità”.

Omicidio di Cologno al Serio, vittima una 36enne

Omicidio di Cologno al Serio: uccisa a coltellate madre di tre figlie
Sono da poco passate le due di notte di domenica 13 ottobre quando Zinaida Solonari, per tutti Zina, scende dal suo Grand Cherokee nero parcheggiato in via Alberto da Giussano a Cologno al Serio. Torna dal suo turno di lavoro in un agriturismo nella bassa bergamasca. Il civico 33, dove abita la sorella e dove si è rifugiata da qualche giorno con le tre figlie dopo le minacce del marito, è praticamente a pochi metri. Eppure è in questo brevissimo tratto di strada che trova la morte. Ad attenderla c’è proprio il consorte, lei grida aiuto mentre il marito Maurizio Quattrocchi estrae un coltello da cucina e la colpisce con due fendenti al collo e al petto. Poi Quattrocchi getta a terra il coltello e fugge al volante della sua Peugeot 206. Qualcuno chiama i carabinieri. I medici dell’ambulanza non posso fare molto, Zina muore sull’asfalto. Quattordici ore dopo, Quattrocchi, 48 anni, ex pizzaiolo, poi muratore e ora disoccupato, con alle spalle piccoli precedenti penali, viene arrestato a Martinengo, non l0ntano dalla caserma dei carabinieri. Zina il 23 settembre scorso si era rivolta ai carabinieri stanca di essere tormentata dalla gelosia del marito. L’aveva anche minacciata: “Ti uccido e poi mi ammazzo”. I militari dell’Arma le avevano consigliato di di trasferirsi “in un ambiente più protetto”, attivando il protocollo del “codice rosso” utilizzato in questi casi. Ma tutto ciò non è servito ad evitare il peggio.

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