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Il taglio dei parlamentari: “Perché sono contrario”

La rappresentanza democratica, il rapporto tra eletti ed elettori non può ridursi ad un concetto di taglio o di costi. Citando un film caro alla mia generazione bisogna fare attenzione perché “è così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi”

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È stato approvato definitivamente (con 553 sì, 14 no e 2 astenuti)  il “taglio dei parlamentari”, un provvedimento che porterà da 630 a 400 i deputati e da 315 a 200 i senatori.

Personalmente sono contrario a questo provvedimento. Lo sono per svariate ragioni.

Innanzitutto è una riforma della Costituzione basata sulla lotta di classe, sulla guerra all’antipolitica e alla casta. Non a caso è sempre stata una battaglia dei 5 Stelle: il “taglio” dei parlamentari già nella definizione richiama quella ghigliottina da giacobinismo rivoluzionario che tanto amano i sostenitori 5 Stelle e non solo.

Riformare la Costituzione è una questione seria, che non può essere demandata a principi di lotta sociale e di odio sociale verso una classe politica. Certamente la classe politica non ha fatto nulla per farsi apprezzare, non dico amare, ma non è con un “taglio” che risolvi i problemi di lungaggini, di lentezze, di incapacità tecnica del parlamento e dei parlamentari. Serve una riforma organica della costituzione non la sete di piazza. Serve una selezione della classe dirigente dove i parlamentari abbiano più cultura dei tronisti e delle influencer con le corna e non il contrario.

La riduzione dei parlamentari è motivata, dai sostenitori, dal principio economico.

Risparmieremo ben 100 milioni l’anno, 500 milioni a legislatura. Partiamo dal fatto che l’osservatorio sui conti pubblici ha ridotto il risparmio a 57 milioni l’anno e tendo a credere all’osservatorio, sempre molto preciso nelle analisi. Il risparmio però si avrà solo dalla prossima legislatura, ovvero quando questa riforma entrerà in vigore.

Usando la matematica e i dati dei cinque stelle possiamo dire che un parlamentare costa circa 290mila euro l’anno (100 milioni diviso 345 parlamentari che verranno ridotti). Se la riduzione (taglio per i giacobini) fosse dovuta a motivi economici avremmo potuto raggiungere lo stesso risultato riducendo, fin da subito, lo stipendio di tutti i parlamentari, senza attendere la prossima legislatura. Infatti la matematica ci può aiutare a comprendere come, per raggiungere 100 milioni di risparmio l’anno sull’attuale parlamento, considerando il costo base di un parlamentare pari a 290.000 euro circa, sarebbe stato sufficiente ridurre tutti gli stipendi e le spese di funzionamento del 36%. Una sforbiciata dura ma possibile. Ma è meglio oggi essere demagoghi e dare in pasto delle poltrone al popolo che essere pragmatici.

Infine c’è un aspetto nel taglio dei parlamentari che mi inquieta. Ogni giustificazione al “taglio” è motivata dall’aspetto economico, come se la rappresentanza politica e la stessa democrazia fosse uno spreco, un costo inutile. È già avvenuto con la “cancellazione” delle province.

Grazie a campagne dei media che hanno alimentato l’anticasta, il Corriere della Sera tra tutti, e grazie ad una classe politica che ha dato tante ragioni alla rabbia popolare, in questo Paese è ormai radicato il pensiero che la democrazia sia un costo inutile, che la possibilità di eleggere e avere relazione con i propri rappresentanti sia una spesa da tagliare. Attenzione a questo serpeggiante sentimento, perché a forza di pseudo non riforme, la democrazia diretta si assottiglia sempre più. Si dirà che paesi ben più grandi di noi hanno meno parlamentari ed è vero, ma è innegabile che hanno anche altre forme organizzative dello Stato.

Nei paragoni non si può prendere solo ciò che fa comodo, ma è necessario analizzare l’insieme. Ritengo questa strisciante concezione, la rappresentanza politica come un costo da tagliare, decisamente più preoccupante di ogni altro allarme sul rischio di derive autoritarie nel nostro Paese. La rappresentanza democratica, il rapporto tra eletti ed elettori non può ridursi ad un concetto di taglio o di costi. Citando un film caro alla mia generazione bisogna fare attenzione perché “è così che muore la libertà: sotto scroscianti applausi”.

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