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Zina aveva paura di suo marito, si è rifugiata dalla sorella ma lui l’ha attesa e colpita a morte

Maurizio Quattrocchi, 48 anni, è stato arrestato con l'accusa di omicidio della moglie Zina, 36 anni, mamma di tre figli

Dopo i litigi violenti con il marito Zinaida (Zina) Solonari, esasperata e impaurita, su consiglio dei carabinieri si era trasferita con le tre figlie a casa della sorella, una villetta su due piani in via Alberto da Giussano a Cologno al Serio. Ma il suo killer è arrivato anche lì, e nella notte tra sabato e domenica l’ha attesa mentre rincasava dal lavoro e l’ha uccisa con due coltellate.

Maurizio Quattrocchi, 48 anni, con piccoli precedenti, è stato arrestato alle 18.30 di domenica con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione. Sarebbe stato lui a uccidere sua moglie con un fendente al petto e un altro al collo, con un coltello da cucina abbandonato sul luogo del delitto. L’uomo, di origine siciliana, era poi scappato a bordo della sua Peugeot 206. Una fuga conclusa 14 ore più tardi a Martinengo, dove i carabinieri l’hanno rintracciato anche grazie alle segnalazioni di alcuni residenti della zona. Accerchiato dai militari, in una strada non lontano dalla caserma, si è consegnato ma non ha proferito parola.

Omicidio di Cologno al Serio, vittima una 36enne

Nelle prossime ore sarà ascoltato dal pubblico ministero Letizia Ruggeri che coordina le indagini.  Secondo gli inquirenti il rapporto tra Maurizio e Zina si era incrinato da tempo. Era diventato tormentato, litigioso. Sposati da tredici anni, dalla loro relazione sono nate due bambine che ora hanno 8 e 12 anni. La più grande, di 16, è nata da una precedente storia della madre. Fino a qualche settimana fa vivevano insieme in un appartamento in via Crema, sempre a Cologno al Serio, non distante dal luogo dove si è consumato il delitto.

Lui, ex pizzaiolo, poi muratore e ora senza lavoro (era stato licenziato dall’impresa edile per dissidi con il datore di lavoro) si mostrava spesso geloso, una gelosia violenta, e l’aveva minacciata: “Ti uccido e poi mi ammazzo”. Pensava che la donna, 12 anni meno di lui, frequentasse qualcun altro, per questo motivo i carabinieri le avevano suggerito di trasferirsi (“in un ambiente più protetto”, le parole del comandante dei carabinieri Paolo Storoni) attivando il protocollo del “codice rosso” utilizzato in questi casi.

Zinaida Solonari, originaria di Basarabeasca, una cittadina di 11mila abitanti al confine tra la Moldavia e l’Ucraina, era in Italia da una quindicina di anni. Lavorava come cameriera in un agriturismo della Bassa Bergamasca, ma alle spalle pare avesse anche un’esperienza da modella. Sul suo profilo Facebook le foto con le figlie, le amiche e un mazzo di rose bianche. Attimi di una vita all’apparenza felice.

Nelle ultime settimane però era impaurita. Aveva confidato a un’amica di temere quell’uomo che aveva sposato. Anche per questo aveva deciso di andare a vivere dalla sorella. Ma non è bastato a salvarla dalla morte per mano di chi doveva amarla e rispettarla, a soli 36 anni e con tre figlie ora rimaste senza mamma.

“Zinaida, un’altra vittima di un atto di violenza e di disumanità – ha commentato sul suo profilo Twitter il ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti e ricordiamo che in Bergamasca è il terzo femminicidio dall’inizio dell’anno dopo quelli di Stefania Crotti e Marisa Sartori -. Abbiamo bisogno più che mai di uno sforzo comune per le donne che vivono nel nostro Paese. È un nostro dovere, un dovere di tutti”.

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