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La denuncia di Zina non è bastata a salvarla dall’aggressione mortale del marito video

Sono amareggiati, quasi rassegnati, gli inquirenti che spiegano i contorni della tragedia familiare che in realtà era già iniziata da qualche settimana

Sono amareggiati, quasi rassegnati, gli inquirenti che il giorno dopo il delitto di Cologno al Serio spiegano i contorni della tragedia familiare che in realtà era già iniziata da qualche settimana. Zinaida Solonari detta Zina, la 36enne madre di tre figlie, uccisa con quattro coltellate sabato notte fuori casa della sorella dove si era rifugiata su consiglio dei carabinieri, aveva già denunciato suo marito Maurizio Quattrocchi, diventato da qualche settimana aggressivo. In particolare da quando la moglie aveva iniziato a lavorare. Una gelosia morbosa e crescente da parte dell’uomo, sfociata in litigi anche violenti.

omicidio cologno

Il 23 settembre la donna di origini moldave, in Italia da 14 anni e sposata da 13 con il 48enne, si era recata in caserma a Urgnano accompagnata dalla sorella e dal cognato – tra l’altro cugino di Quattrocchi – per denunciare un certo astio con il coniuge, ma senza parlare di aggressioni. I militari avevano trasmesso gli atti alla procura. Era tornata poi il 3 ottobre, tre giorni prima del delitto, parlando di scontri fisici e di una situazione di pericolo. Anche questa volta gli atti erano stati inoltrati al magistrato, che però non li aveva ricevuti.

storoni rota testa carabinieri

Un problema tecnico. Ma secondo il comandante provinciale Paolo Storoni poco sarebbe cambiato: “Era una situazione difficile da gestire perchè ci sono di mezzo tre figlie. La donna aveva una casa a Falconara marittima, in provincia di Ancona, dove aveva vissuto durante il suo primo anno in Italia, ma proprio per le tre ragazzine non potevamo chiederle di andare là. Così le abbiamo consigliato di recarsi dalla sorella. Purtroppo però non è bastato. Sulla dinamica del delitto, pur in assenza di una confessione del presunto autore, non abbiamo dubbi”.

Anche il procuratore aggiunto Maria Cristina Rota allarga la braccia: “Solo negli ultimi cinque giorni abbiamo ricevuto in procura 35 segnalazioni di donne che si sentono in pericolo tra le mura domestiche. È un fenomeno troppo esteso per essere arginato con le risorse che abbiamo, sia a livello di magistrati che di forze dell’ordine. Siamo addolorati per la vittima e per le sue tre figlie, di cui il marito tra l’altro non si è ancora preoccupato e nemmeno ha chiesto di loro”.

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