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Paola Romagnoli e l’amore per la scienza, al Sarpi l’aula di scienze porta il suo nome

La Romagnoli ha dedicato tutta la sua vita alla scienza. Le sue ricerche sono state dedicate al sistema immunitario, in particolare al ruolo dei linfociti T nella regolazione delle risposte immunitarie, e hanno consentito grandi progressi nella conoscenza dei processi immunitari nel timo, ghiandola del sistema linfatico.

“Coltivare i rapporti negli anni del liceo è fondamentale, le amicizie nate tra i banchi di scuola possono continuare per tutta la vita”, così Antonio Signori, preside del Liceo Classico Paolo Sarpi di Bergamo, si rivolge agli studenti presenti in aula magna nella mattinata di sabato 5 ottobre.

L’occasione può ben dirsi importante: da ora in poi l’aula di scienze porterà il nome di Paola Romagnoli, ex sarpina, ricercatrice universitaria, una delle dieci vittime della piena del torrente Raganello che il 20 agosto 2018 travolse numerosi escursionisti (leggi qui) in una gola nella zona del Pollino, in Calabria.

Ideatrice dell’iniziata è stata Rosa Maria Salvi, docente di latino e greco, compagna di classe della Romagnoli ai tempi del liceo. In virtù di un forte legame di amicizia nato tra i banchi di scuola, la professoressa Salvi ha proposto di dedicare l’aula di scienze ad una donna per la quale la scienza era più di un mestiere, una vera vocazione.

“Paola era entusiasta della vita e del proprio lavoro, così piena di energia e curiosità – racconta la Salvi – una figura significativa e di esempio, soprattutto per gli studenti. Si è trasferita all’estero e ha fatto carriera perché amava fortemente ciò che faceva. Paola non era una semplice carrierista, era una professionista entusiasta che amava la biologia sin dei tempi del liceo”.

Paola Romagnoli

Dopo aver conseguito la maturità classica, la Romagnoli si è, infatti, laureata biologiche all’Università degli studi di Milano. Da qui è iniziata la carriera in ascesa della ricercatrice bergamsca: alla prima esperienza all’Istituto “Carlo Besta” sempre a Milano, sono seguiti dei periodi di stages post-dottorato nei migliori laboratori internazionali, a Basilea (Svizzera), Bethesda (Stati Uniti) e Losanna (Svizzera). Nel 1999 è assunta al CNRS, la più grande organizzazione di ricerca pubblica in Francia e raggiunge il Centro di Fisiopatologia di Tolosa Purpan dove, col marito Joost van Meerwijk (Leggi qui), organizza e anima un laboratorio di ricerca.

È stato proprio l’amore per la scienza ad unire Paola Romagnoli al marito, scienziato olandese, presente alla cerimonia di inaugurazione della targa insieme ai genitori della donna, Mario e Franca Romagnoli, visibilmente emozionati.

Da professore con molti anni di insegnamento alle spalle, Van Meerwijk si è subito rivolto ai ragazzi dell’aula magna.

Paola Romagnoli

“Dovete fare un lavoro per cui avete passione – ha detto il ricercatore – proprio come è accaduto a Paola, che se n’è andata felice tra le montagne che tanto amava. Ricordo quando ci conoscemmo, lei italiana e io olandese. Ovviamente il mio inglese non era perfetto ai tempi, ecco perché vi dico: studiate le lingue straniere”.

La Romagnoli ha dedicato tutta la sua vita alla scienza. Le sue ricerche sono state dedicate al sistema immunitario, in particolare al ruolo dei linfociti T nella regolazione delle risposte immunitarie, e hanno consentito grandi progressi nella conoscenza dei processi immunitari nel timo, ghiandola del sistema linfatico.

“Il pannello dell’aula di scienze con la fotografia di Paola è coloro serve per raccontare la donna che era, dinamica e viva – conclude la professoressa Salvi – una persona che ha dato tanto e che può essere d’esempio. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l’aiuto, anche economico, dell’associazione dei genitori, ai quali sono estremamente grata”.

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