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Imparare a “sentire” le emozioni e renderle strumento potentissimo di guarigione

Con l’originale stile narrativo che la contraddistingue, la dottoressa Poli ci porta ad esplorare il meraviglioso mondo delle emozioni, un campo pieno di fascino che finalmente trova una collocazione scientifica e che potrà mutare davvero i paradigmi medici e psicoterapeutici.

Paolo, titolare della libreria “Il Parnaso, libri e natura” di Ponteranica, questa settimana ci consiglia l’ultima opera di Erica Francesca Poli “Le emozioni che curano. Stare bene con la nuova medicina delle emozioni” edito da Mondadori.

Con l’originale stile narrativo che la contraddistingue, la dottoressa Poli ci porta ad esplorare il meraviglioso mondo delle emozioni, un campo pieno di fascino che finalmente trova una collocazione scientifica e che potrà mutare davvero i paradigmi medici e psicoterapeutici.

Attingendo da casi studio dei suoi pazienti e dal suo personale e costante viaggio interiore, la Dottoressa ci accompagna in un cammino che è a volte scientifico, a volte poetico, altre pratico, con esercizi da fare in autonomia.

Tutto questo con un unico obiettivo: imparare a “sentire” le emozioni, incontrarle, attraversarle, sperimentarle primariamente nel corpo, dare loro un nome e renderle strumento di consapevolezza di sé e dell’altro, ed uno strumento, potentissimo, di guarigione.

LA CLASSIFICA

1. Erri De Luca, Impossibile, Feltrinelli

Generico settembre 2019 <br clear=all> A quarant’anni dal processo che li ha visti uno nei panni del pentito che rivela i nomi, l’altro in quelli dell’accusato, due uomini si incrociano su un sentiero di montagna poco battuto. Il primo è vittima di un incidente, mentre il secondo chiama i soccorsi, ma non c’è più nulla da fare. E ora se ne sta di fronte al magistrato che è convinto che quella caduta dalla Cengia del Bandiaracc sia un regolamento di conti, il duello fra due vecchi compagni di lotta e amici di gioventù, ritrovatisi poi l’uno contro l’altro. Il magistrato scarta l’ipotesi dell’incidente perché per lui la coincidenza di quell’incontro in montagna è impossibile; l’uomo che ha di fronte, di buoni vent’anni più anziano, gli risponde che impossibile è la definizione di un avvenimento fino al minuto prima che accada. Subito dopo diventa inevitabile. L’impossibile accade continuamente. Allora ecco che assistiamo a un serrato confronto di domande e risposte fra il giovane magistrato e l’imputato, un uomo che ha vissuto i suoi anni interrogandosi sempre e imparando a seguire il significato profondo delle parole, onorando la lingua: “perché,” dice al magistrato, “mi piace questa lingua italiana, le sue precisioni che proteggono dalle falsificazioni. La lingua è un sistema di scambio simile alla moneta. La legge punisce chi stampa biglietti falsi, ma lascia correre chi spaccia vocaboli falsi. Io proteggo la lingua che uso”. Intrecciate all’interrogatorio, si susseguono sette lettere per la donna a cui il protagonista è legato – lettere magnifiche, limpide nei sentimenti, che iniziano tutte con “Ammoremio” –, nelle quali possiamo sentire una voce più calda continuare a indagare il senso riposto del vivere, dello stare insieme agli altri, delle parole “fraternità, libertà, uguaglianza”. Pagina dopo pagina, ci si trova a mettere in dubbio anche le proprie più salde convinzioni, seguendo la voce pubblica e quella intima di un uomo coerente con se stesso, rigoroso eppure capace di infinita tenerezza.

2. Erica Francesca Poli, Le emozioni che curano. Stare bene con la nuova medicina delle emozioni, Mondadori

Generico settembre 2019 <br clear=all> Partendo dalle ricerche più aggiornate nell’ambito della neurofisiologia e delle scienze della psiche, Erica Poli, psichiatra e psicoterapeuta, indaga la potente interazione tra mente e corpo nei processi di guarigione, elaborando una “medicina delle emozioni” in grado di curarci. Un campo pieno di fascino, che ha mutato il paradigma medico e psicoterapico ponendo al centro della comprensione della salute e della malattia una intelligenza corporea integrata a più livelli, tra mente, cuore e corpo. Così come lutti, traumi violenti, abbandoni, possono distruggere individui e segnare intere famiglie, allo stesso modo – ci spiega Erica Poli – esistono esperienze emotive di riparazione in grado di catalizzare un processo che possiamo davvero definire di “guarigione”, capace di ripristinare l’armonia di psiche e corpo.
“Sentire le emozioni, incontrarle, attraversarle, sperimentarle primariamente nel corpo, dare loro un nome, quindi comprenderle nei molteplici significati che veicolano e utilizzarle come strumenti di consapevolezza di sé, dell’altro, della relazione, della malattia e della salute: questo è il percorso che può condurre dalla prigione dei copioni che si ripetono alla libertà di poter finalmente affrontare quel che si sente e quel che accade.” Con la sua voce calda ed empatica, la dottoressa Poli ci guida alla scoperta di questo nuovo approccio terapeutico, regalandoci anche una serie di esercizi da provare in prima persona per sviluppare progressivamente il nostro sentire e sperimentare così il potere trasformativo che le emozioni, vissute apertamente e accolte, hanno per ciascuno di noi.

3. Litt Woon Long, La via del bosco. Una storia di lutto, funghi e rinascita, Iperborea

Generico settembre 2019 <br clear=all> La vita cambia in fretta, e questa è la storia di un viaggio iniziato bruscamente quando l’esistenza di Long Litt Woon, una cinquantenne norvegese di origini malesi, viene stravolta dalla scomparsa del marito Eiolf. Nel mezzo di un lutto paralizzante, in cui si rende conto che la morte è un evento al di là di ogni controllo, inciampa nel meraviglioso reame della micologia e dei funghi. E da quel momento si apre per lei un mondo completamente nuovo e una scoperta della natura che allo stesso tempo diventa un percorso verso la vita. L’autrice non aveva mai compreso appieno il piacere degli scandinavi di camminare nelle foreste, ma ora è completamente rapita dalla magia del sottobosco e dalla gioia della ricerca. La via del bosco racconta la storia di due viaggi paralleli: uno interiore, attraverso il paesaggio del lutto, dove la tristezza e la necessità di silenzio si confondono, e uno esterno nell’affascinante regno dei funghi – flessibile, adattabile, vertiginosamente vario e fondamentale per i cicli di morte e rinascita della natura. Il processo di ricerca e di studio portano l’autrice a fare amicizia con i raccoglitori di funghi, una tribù accogliente, talvolta ossessiva, persino eccentrica con le sue regole non dette e i suoi affascinanti riti di passaggio, e a viaggiare da idilliache foreste norvegesi ad anonime aiuole urbane, dalle spiagge sabbiose della Corsica fino a Central Park per scoprire meraviglie naturali spesso nascoste allo sguardo comune: funghi gelatinosi che sembrano usciti dai calderoni delle streghe; sanguinelli color rosa salmone che emettono liquido rosso quando si tagliano; deliziose spugnole apprezzate per il loro sapore terroso e delicato; funghi bioluminescenti che illuminano la foresta di notte. Lungo la strada Long Litt Woon scoprirà che il gesto di dare la sua piena attenzione al mondo naturale può trasformarla, dandole un modo per sopravvivere alla morte di Eiolf e sentirsi di nuovo viva.

4. Stefano Mancuso, La nazione delle piante, Laterza

Generico settembre 2019 <br clear=all> “In nome della mia ormai pluridecennale consuetudine con le piante, ho immaginato che queste care compagne di viaggio, come genitori premurosi, dopo averci reso possibile vivere, vengano a soccorrerci osservando la nostra incapacità a garantirci la sopravvivenza. Come? Suggerendoci una vera e propria costituzione su cui costruire il nostro futuro di esseri rispettosi della Terra e degli altri esseri viventi. Sono otto gli articoli della costituzione della Nazione delle Piante, come otto sono i fondamentali pilastri su cui si regge la vita delle piante, e dunque la vita degli esseri viventi tutti”.

5. Mike Unwin e Jenni Desmond, Migrazioni. Gli incredibili viaggi degli animali, Editoriale Scienza

Generico settembre 2019 <br clear=all> Animali di tutte le forme e dimensioni intraprendono epici viaggi attraverso montagne, deserti, foreste e oceani, fronteggiando climi avversi e predatori famelici nella lotta per la sopravvivenza. Questo libro racconta venti incredibili storie di migrazioni: dal pinguino imperatore al caribù, dall’oca indiana alla farfalla monarca al colibrì golarubino, dallo squalo bianco alle tartarughe verdi alle sardine del Sudafrica. Ma la medaglia d’oro per la più epica delle migrazioni la vince di sicuro la sterna artica: questo straordinario uccello, che non pesa più di un cucchiaino da tè, migra da polo a polo, percorrendo fino a 77.000 chilometri l’anno! Età di lettura: da 8 anni.

6. Paolo Nori, I russi sono matti. Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991, Utet

Generico settembre 2019 <br clear=all> Esilarante e rocambolesco, sbilenco e a suo modo intimo, passa in rassegna le idiosincrasie e il genio dei grandi autori: da Puskin che per primo e forse per caso abbandona l’aristocratico francese per scrivere «nella lingua dei servi della gleba», creando di fatto il romanzo russo, a Erofeev che in piena dissoluzione dell’Urss riempie di bestemmie un capitolo del suo Mosca-Petuški, mettendo però cortesemente in guardia le lettrici; da Tolstoj che in una lettera dice di non poterne più di scrivere «la noiosa, la triviale Anna Karenina» a Dostoevskij che si considera «un uomo felice che non ha l’aria contenta». Eppure se anche davvero I russi sono matti, hanno creato in appena due secoli una delle più grandi letterature mai esistite, capace di cogliere l’umorismo tragico dell’esistenza e di togliere l’“imballaggio” alle parole, restituendo loro tutta la forza poetica perduta nell’uso, di cogliere l’intraducibile byt (diciamo per semplicità: la vita) nel suo farsi, di costruire romanzi pieni, come diceva un detrattore di Puskin, di «scenette insignificanti da vite insignificanti», ma che forse proprio per questo ancora oggi ci sembrano più veri del vero.

7. Francesco Guccini, Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto, Giunti

Generico settembre 2019 <br clear=all> «Radici» è il titolo di uno dei primi album di Francesco Guccini, e radici è la parola che forse più di tutte rappresenta il cuore della sua ispirazione artistica. Radici sono quelle che lo legano a Pàvana – piccolo paese tra Emilia e Toscana dove sorge il mulino di famiglia, vera Macondo appenninica ormai viva nel cuore dei lettori – e radici sono quelle che sa rintracciare dentro le parole, giocando con le etimologie fra l’italiano e il dialetto, come da sempre ama fare. Oggi Pàvana è ormai quasi disabitata, i tetti delle case non fumano più. È in questo silenzio che il narratore evoca per noi i suoni di un tempo lontano, in cui la montagna era luogo laborioso e vivo, terra dura ma accogliente per chi la sapeva rispettare. Rinascono così personaggi, mestieri, suoni, speranze: gli artigiani all’opera in paese o lungo il fiume, i primi sguardi scambiati con le ragazze in vacanza, i giochi, gli animali e i frutti della terra, un orizzonte piccolo ma proprio per questo aperto all’infinito della fantasia. Tra elegia e ballata, queste pagine sono percorse da una continua ricerca delle parole giuste per nominare ricordi, cose e persone del tempo perduto; la malinconia è sempre temperata dalla capacità di sorridere delle umane cose e dalla precisione con cui vengono rievocati gesti, atmosfere, vite non illustri eppure piene di significato. Francesco Guccini non canta più, ma la sua voce si leva di nuovo per noi, alta, forte, piena di poesia, per consegnarci un’opera che è testamento e testimone da raccogliere, in attesa di una nuova aurora del giorno.