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“I miei 4 mesi in Spagna, senza sapere la lingua: ragazzi, andate a scoprire il mondo”

Rebecca, 22 anni, è partita da Villa d'Adda per un'esperienza a Benidorm, vicino ad Alicante: “Ho trovato subito lavoro e ho fatto per la prima volta la vita di un'adulta”.

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Buttarsi, andare all’estero per imparare la lingua e per sentirsi indipendenti: anche solo per quattro mesi, sperimentando la vita “adulta”.

È quanto ha fatto Rebecca, 22enne di Villa d’Adda che ci racconta la sua esperienza.

“Inizio col presentarmi: sono Rebecca, ho 22 anni e risiedo a Villa d’Adda, piccolo paese della provincia di Bergamo.

Vorrei raccontarvi la mia storia, con aneddoti positivi e negativi con lo scopo che possiate pubblicare il mio messaggio e stimolare i miei coetanei a viaggiare, studiare e fare piccole esperienze che potranno essere loro utili nella vita.

Diciamo la verità: a 13 anni non abbiamo le idee chiare riguardo ciò che vorremmo fare nel futuro, pertanto decidere che scuola superiore fare è molto difficile e spesso questo ci porta a fare le scelte sbagliate. Lo stesso capita anche a 18 anni, quando dobbiamo scegliere il corso universitario da frequentare o quando dobbiamo indirizzarci al mondo del lavoro.

Scegliere il nostro futuro spesso ci porta in crisi, è una scelta importante e richiede serietà e sicurezza, che spesso non abbiamo.

Io ho sempre studiato, e durante le sere in settimana e nel weekend a partire dai 18 anni ho lavorato molto spesso come cameriera per mantenere i miei piccoli vizi o le uscite con le amiche.

Quando ho terminato la scuola superiore ho effettuato il test di selezione per un corso universitario, il quale però non è andato a buon fine, e, non avendo la sicurezza di ciò che volessi davvero fare nella mia vita ho approfittato della situazione per ‘godermi un po’ la vita’, facendo qualche viaggio e lavoricchiando come cameriera e come animatrice.

(Piccola parentesi: dopo qualche mese ho partecipato ad un test per frequentare un corso universitario per l’anno scolastico 2019/2020, il quale fortunatamente è andato a buon fine)

Il posto che ho visitato più spesso è stato la Spagna, per esattezza Alicante e i paesi della sua provincia, in particolare Benidorm.

Devo ammettere che la Spagna mi sia piaciuta da subito: la prima cosa ad avermi colpita, oltre all’apertura mentale della gente, è stata l’organizzazione pubblica della città, che riguarda principalmente i servizi e la pulizia, oltre ad un costo della vita leggermente più basso rispetto a dove risiedo io.

Ho sempre avuto piacere ad imparare lingue nuove e a fare nuove esperienze lavorative che potessero aiutarmi nella vita, e, dopo la terza volta che mi sono recata a Benidorm ho deciso che mi sarei impegnata a passare tutta l’estate in questa città con il fine di maturare, lavorare, imparare una lingua nuova (ebbene sì, non sapevo parlare spagnolo) e provare a vivere senza le facilitazioni che hai stando con la tua famiglia.

Parto col presupposto che non si può arrivare qui da un giorno all’altro e iniziare a lavorare: per lavorare serve un documento chiamato NIE (número de identidad de extranjero), un documento simile ad un codice fiscale, per poterlo fare è necessario compilare dei moduli e prendere un appuntamento online presso l’ufficio più vicino rispetto a dove decideremo di andare a vivere.

È necessario anche un altro documento che non necessita un appuntamento per ottenerlo, chiamato ‘seguridad social’, lo definisco rapidamente come un’assicurazione per il lavoro.

Questi due documenti sono indispensabili e senza non è possibile lavorare, sono richiesti anche per i lavori più umili.

Gli stranieri che desiderano lavorare sono ben accetti, e il lavoro in Spagna, a differenza dell’Italia non manca. Quest’ultima affermazione è parte delle motivazioni che mi hanno spinta a recarmi in questa città.

Sebbene io parli 4 lingue, non ho mai trovato un lavoro retribuito decentemente, mi sarà mancata la fortuna.

Dopo esser riuscita ad ottenere l’appuntamento per il NIE, ho comprato il biglietto di sola andata per la Spagna (sebbene già sapessi che la mia esperienza sarebbe durata solo qualche mese visto che fra poco inizierà il mio corso universitario).

Recatami in Spagna ho ottenuto questi due codici e, il giorno dopo il mio arrivo ho effettuato un colloquio di lavoro come cameriera presso un ristorante italiano: è stato l’unico perché sono stata assunta a partire dal giorno successivo.

Ammetto che il primo mese sia stato il più difficile perché oltre ad imparare una lingua nuova senza avere le benché minime basi ho dovuto imparare anche il lavoro che avrei dovuto fare per tutta la stagione, oltre al fatto che non avessi mai vissuto tanto tempo senza la mia famiglia, condividendo la casa con una persona sconosciuta e pensando a fare le pulizie, la lavatrice, fare la spesa e prepararmi da mangiare.

Però avevo bisogno di imparare a fare la vita di una persona adulta e autonoma, in grado di arrangiarsi da sola.

Sono sempre stata un po’ svogliata nel pensare alle faccende domestiche, dico la verità.

La stagione è stata dura, ma questa esperienza di 4 mesi mi ha reso pronta ad affrontare la mia vita futura, e probabilmente non sarà l’ultima che farò.

L’11 ottobre tornerò nella mia amata Bergamo, felice di riabbracciare la mia famiglia, in particolare la mia mamma, e i miei amici.

Spero che questa mia lettera possa davvero invogliare i miei coetanei a buttarsi e a provare ad aprire la mente, a muoversi ed arrangiarsi da soli, oltre al fatto che a livello curricolare queste esperienze contino tanto”.

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