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Chiesa all'asta, musulmani verso un altro ricorso contro la Regione: "discriminazione" - BergamoNews
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Chiesa all’asta, musulmani verso un altro ricorso contro la Regione: “discriminazione”

Lo scontro legale potrebbe arricchirsi di un nuovo capitolo

Potrebbe arricchirsi di un nuovo capitolo lo scontro legale tra l’Associazione Musulmani di Bergamo e Regione Lombardia. Dopo il ricorso al Tar contro la prelazione per la cappella degli ex ospedali Riuniti, la comunità religiosa sarebbe pronta a intraprendere una nuova azione “a tutela del diritto di proprietà”, parlando di presunti “profili di discriminazione” riguardanti la vicenda. Un’opzione che l’associazione, difesa dall’avvocato Andrea Di Lascio, non ha certo preso in considerazione negli ultimi giorni ma che, al contrario, valutava già da qualche tempo.

Senza addentrarsi troppo in tecnicismi, c’è un interrogativo che più degli altri scuote i fedeli musulmani: se l’aggiudicatario dell’immobile fosse stato un altro dei soggetti presenti all’asta, la Regione avrebbe comunque esercitato la prelazione?.

Sempre sul fronte del contenzioso, a breve dovrebbe essere comunicato il giorno in cui si riunirà la Camera di consiglio del Tar di Brescia, con i giudici chiamati a discutere proprio sull’impugnazione del provvedimento regionale.

Sul tema è stato scritto di tutto e di più. L’offerta più alta per il bene messo in vendita lo scorso 25 ottobre dall’Asst Papa Giovanni (azienda ospedaliera controllata dalla Regione) era stata quella degli islamici con un rialzo dell’8% sui 418.700 euro di partenza. Alla gara, tuttavia, parteciparono anche la Comunità Ortodossa Romena (dal 2015 negli spazi della cappella in comodato d’uso gratuito) e un gruppo operante nel settore alberghiero.

L’esito delle buste sollevò un mare di polemiche (proprio il Pirellone, nel 2015, varò la cosiddetta Legge anti-moschee) scatenando il botta e risposta tra centrodestra e centrosinistra. Il caso spinse il governatore leghista Attilio Fontana a scendere in campo in prima persona “per salvaguardare un simbolo della cristianità”, annunciando il diritto di prelazione e “congelando” per diversi mesi l’iter burocratico della gara. Solo dopo le verifiche di Legge, l’immobile venne assegnato in primavera ai musulmani per 452.196 euro, dato che la commissione di gara non aveva riscontrato problemi tali da compromettere l’aggiudicazione.

Dopo la firma del rogito – entro i 60 giorni concessi dalla normativa – la Giunta deliberò l’esercizio della prelazione annunciando la volontà di fare della chiesetta un “osservatorio-consulta delle religioni” e un “museo del patrimonio storico-artistico ospedaliero”, conservando il luogo di culto e stanziando 501.282 euro per riacquistarlo.

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