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Michele Schiavi, il più giovane sindaco d’Italia: “Sì al voto ai 16enni”

Ci sono molti 16enni impreparati? "Ma anche 18enni impreparati, e sicuramente molti 40enni impreparati"

Fa discutere il voto ai sedicenni. Ne parla anche Michele Schiavi (Fratelli d’Italia), ventenne, il più giovane sindaco d’Italia che guida l’amministrazione di Onore in Valseriana ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

“In campagna elettorale l’età è stato il principale punto di forza, ma anche di svantaggio – spiega Schiavi – perché le persone avevano qualche perplessità a votarmi, soprattutto i cittadini tra i 40 e i 60 anni. I più anziani invece mi han visto un po’ come il nipote e quindi non hanno avuto problemi di questo tipo. E devo dire che vedere dei giovani candidati ha invogliato anche i ragazzi ad andare a votare: alcuni minorenni che non potevano votare hanno partecipato alla campagna elettorale in prima persona”.

Michele Schiavi studia giurisprudenza, si divide tra lo studio e il Comune: lo stipendio da sindaco è di 700 euro” e si dice “assolutamente favorevole” all’ipotesi di voto ai sedicenni “anche valutando altre opzioni, cioè fare un’iscrizione volontaria alle liste elettorali, in modo che solo chi si sente veramente pronto a votare può iscriversi alla lista. O magari si può dare la possibilità di votare ai 16enni solo ai referendum. Come ci sono molti 16enni impreparati, ci sono 18enni impreparati, ci sono sicuramente molti 40enni impreparati. Bisognerebbe riflettere su questo. Fioramonti ha deciso di posticipare l’introduzione dell’educazione civica nelle scuole, invece già per i più piccoli bisognerebbe fare un percorso di cittadinanza attiva”.

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