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Foppolo e la presunta maxi tangente: chiuso il filone d’inchiesta, 11 indagati

I 780 mila euro, secondo l'accusa, raccolti per sbloccare la pratica del Pgt e i faraonici progetti attorno agli impianti da sci. Il pm chiude le indagini

Da un incendio doloso alle seggiovie – ancora avvolto nel mistero – alle rogatorie chieste dagli inquirenti ad Austria, Lussemburgo, Regno Unito e Hong Kong per andare a caccia di nuove prove. Sembra non finire mai l’inchiesta su Foppolo.

Il pubblico ministero Gianluigi Dettori ha chiuso le indagini per quello che è il terzo filone della maxi inchiesta. Ovvero il presunto disegno corruttivo per sbloccare il Piano di governo del territorio (Pgt) e tutta una serie di progetti attorno agli impianti da sci. Come? Secondo la tesi degli inquirenti attraverso volumetrie “gonfiate” a tavolino, da un lato volte ad aumentare sensibilmente i flussi turistici, dall’altro a favorire gli interessi di alcuni imprenditori e professionisti della valle (tra le altre cose erano previsti 950 nuovi alloggi e 875 camere d’albergo in più per un totale di 4.600 posti letto aggiuntivi).

In totale sono undici le persone indagate a vario titolo dalla Procura. Nel mirino, oltre all’ex sindaco di Foppolo Giuseppe Berera e al collega di Valleve Santo Cattaneo, è finito anche l’ex senatore Enrico Piccinelli, in Senato con Forza Italia-Pdl nel 2013 e in Parlamento fino a marzo 2018. All’epoca dei fatti contestati (tra il 2014 e il 2015) era assessore all’Urbanistica in Provincia, settore che ha stretta competenza proprio sull’approvazione dei Pgt.

Al centro delle indagini una presunta tangente da 480 mila euro, secondo chi indaga destinata proprio all’ex assessore, che attraverso l’avvocato Giorgio Rossi ha sempre dichiarato la propria innocenza ed estraneità ai fatti.

La somma, stando anche alle versioni rese durante gli interrogatori, sarebbe stata recapitata in una valigetta consegnata da Berera a Bergamo. Come anticipato, l’ex sindaco di Foppolo avrebbe coinvolto nell’affare alcuni imprenditori e professionisti del territorio, che potenzialmente avrebbero tratto vantaggi dall’approvazione del Pgt, alla fine mai andata in porto visto che di autorizzazione non ne sono arrivate: Giacomo Martignon, Flavio Papetti, Mauro Regazzoni e Battista Vistalli.

Con il loro aiuto avrebbe raccolto il denaro, poi consegnato a Maria Cristina Boccolini, revisore dei conti vicina a Piccinelli. Insieme al fratello Fulvio avrebbe organizzato l’operazione in cambio dei soldi. Sempre dalla Boccolini, Berera sostiene di avere ricevuto indicazioni su una seconda presunta tranche, da 300 mila euro. Fatta recapitare a Mendrisio, in Svizzera, dal socio in affari Sergio Lima nella sede di una fiduciaria, la Massinvest di Renzo Bordogna, imprenditore e politico locale di lungo corso con radici in Val Cavallina. Soldi, questi ultimi, che sarebbero poi stati spartiti all’insaputa di tutti, Piccinelli compreso. In pratica, una millantata tangente.

Gli ex sindaci Berera e Cattaneo dovranno anche rispondere degli oltre 462 mila euro che – sempre secondo la Procura – avrebbero distratto dalla società Brembo Ski e destinato ad altri soggetti, imprese o imprenditori legati al comprensorio sciistico. E delle operazioni finanziarie, per un ammontare di 438 mila euro, che il 10 maggio 2016 tramite “artifizi contabili” avrebbero occultato nel bilancio d’esercizio approvato in assemblea dei soci. L’azienda è poi fallita nove mesi dopo, il 24 febbraio 2017.

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