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“Core ‘ngrato”: il jazz omaggia la musica napoletana video

Stefano Bertoli ci porta dentro il sound partenopeo del Guarino Savoldelli Quintet

Cinque musicisti del nord, naviganti da sempre nelle acque del jazz, decidono di superare i confini orobici per sperimentare un “itinerario eccentrico nella canzone napoletana”. Boris Savoldelli, cantante e sperimentatore di suoni, Guido Bombardieri, sassofonista e clarinettista, Corrado Guarino, pianista, Tito Mangialajo Rantzer, contrabbassista, Stefano Bertoli, batterista: ecco il Guarino Savoldelli Quintet, reduce dell’ultima fatica “Core ‘ngrato”, un cd omaggio alla musica partenopea. Stefano Bertoli, batterista e presidente dell’associazione Suonintorno di Gorle, ci racconta la canzone napoletana suonata con il cuore di un jazzista.

stefano bertoli

Stefano Bertoli, quale vento la porta nella redazione di Bergamonews?

Giovedì 3 ottobre, alle ore 21, nell’auditorium della biblioteca civica di Gorle, verrà presentato “Core ‘ngrato”, l’ultimo lavoro del Guarino Savoldelli Quintet, un omaggio semiserio alla canzone napoletana. La cosa particolare di questo cd è che si tratta di un’opera d’amore per la canzone napoletana fatta da cinque uomini nordici. Ma, ricordiamoci che la canzone napoletana è patrimonio universale, è un vero e proprio genere musicale che tutti noi del quintetto abbiamo frequentato dal punto di vista dell’ascoltato e dell’esecuzione.

Quello napoletano non è solo un genere musicale a sé, ma è una ma vera e propria lingua…

Verissimo. Tutte la canzoni di questo album, tranne Cicerenella nordica napoletana, sono scritte in dialetto napoletano. Prima di registrate questo disco Boris Savoldelli, la nostra voce, ha dovuto prendere lezioni da una vera madre lingua. Per cantare il napoletano, bisogna saperlo parlare come si deve, altrimenti si rischia di fare un lavoro più simile ad una satira che ad un omaggio.

Il tutto sarà eseguito in chiave jazz. Come è possibile?

Per me, che faccio il musicista da molti anni, il jazz non è più soltanto un genere musicale, ma un modo di approcciarsi alla musica e di interpretarla. Per i jazzisti è pratica comune prendere repertori altri, trasformali e farli propri. Ed è proprio questo che è stato fatto da noi del quintetto.

Come è nato il gruppo?

Il nucleo di base è il Corrado Guarino Quartet, che esiste da parecchi anni. Corrado non è solo un pianista, ma è anche compositore e arrangiatore. Ha lavorato con orchestre e musicisti importanti, come Gianluigi Trovesi. In lui convivono la vis di strumentista e arrangiatore. Il quartetto è nato tanti anni fa proprio per suonare le musiche di Guarino. Il nucleo originario si è poi allargato. Siamo tutti professionisti ma legati da una affinità elettiva, siamo musicisti sulla stessa lunghezza d’onda. È questa una particolare amicizia basata sulla volontà di fare musica insieme.

Dal jazz alla musica partenopea: perché?

Non è la prima volta che accade, pensate a Trovesi e a esperienze napoletane di sangue come James Senese e Napoli Centrale, formazione jazz rock degli anni settanta. Non è la prima volta che accade e, fortunatamente, non sarà nemmeno l’ultima. Come ho già detto, l’universalità della musica partenopea fa sì che sia diventata patrimonio comune a livello nazionale e internazionale. Pensiamo alla celebre “O Sole mio”, tutti l’hanno cantata e tutti continuano a cantarla. Noi del quintetto abbiamo fatto un lavoro diverso: solitamente si prende il tema e si improvvisa, noi abbiamo fatto invece un lavoro più articolato, ossia il tentativo di suonare i brani della tradizione napoletano totalmente riarrangiati, ripensati sul piano armonico e ritmico. La voce di Boris ha poi un quid pluris, grazie alla sua capacità di sperimentare suoni ed effetti attraverso un profondo lavoro di ricerca.

Lei, da insegnante di conservatorio e da batterista, cosa ha tratto da questa esperienza?

Sicuramente un arricchimento. Ogni musicista deve essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, deve ascoltare tutto senza condizionamenti. Ciò che ho imparato ad amare della musica entica del sud, da batterista, è l’elemento ritmico estremamente enfatizzato.

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