BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

I 70 anni della Repubblica Popolare Cinese: sotto un unico cielo?

Gli occhi della stampa internazionale sono puntati sulle strade di Hong Kong, dove proprio martedì mattina si sono registrate proteste e reazioni violente da parte della polizia

La Repubblica popolare cinese festeggia i suoi primi settant’anni. Lo fa cercando di proiettare all’interno e all’esterno una immagine di forza e di prosperità.

Gli occhi della stampa internazionale sono puntati sulle strade di Hong Kong, dove proprio martedì mattina si sono registrate proteste e reazioni violente da parte della polizia. Nel resto del Paese le celebrazioni per la fondazione dello Stato, accuratamente predisposte per tempo, mettono in scena i riti civili e le liturgie del partito comunista cinese, con la sua peculiare miscela ideologica di “socialismo con caratteristiche cinesi”, neoliberismo e neoconfucianesimo.

Nelle aree rurali lo Stato celebra se stesso come creatore di una spettacolare modernizzazione di massa senza pari nella storia contemporanea, per quanto al prezzo di immani tragedie e di errori sconsiderati, come durante il “Grande balzo in avanti” del 1958 che tentò di industrializzare in maniera istantanea un Paese fino ad allora fortemente agricolo e arcaico.

Nelle grandi città i festeggiamenti del primo ottobre celebrano invece le virtù confuciane della gerarchia e dell’ordine costituito: quello della dirigenza del partito, che cerca di gestire in maniera unitaria un paese immenso e ancora attraversato da profonde differenze economiche e sociali.

Deng Xiaoping aveva detto che “arricchirsi è glorioso”, chiudendo di fatto il trentennio delle collettivizzazioni forzate e della rivoluzione culturale maoista, e aprendo invece una stagione di effervescente intraprendenza economica. Hu Jintao, segretario generale del partito comunista cinese dal 2002 al 2012, ha invece il coniato il concetto, mai adeguatamente approfondito in Occidente, di “società moderatamente prospera” (xiǎokāngshèhuì), che riprende l’ideale confuciano di una società armoniosa, ossia priva di conflitti sociali che possano mettere in discussione il sistema politico e i governanti. In questa visione, la modernizzazione e lo sviluppo economico sono funzionali al mantenimento della coesione sociale, in un paese segnato da enormi differenze di benessere tra le città e le campagne, e che ha anzi visto approfondirsi le cesure tra ricchi e poveri nel corso degli ultimi vent’anni.

La Cina celebra il suo orgoglio nazionale in un Paese multietnico e dalle spiccate differenze regionali, tenute insieme dal wén, ossia il concetto di cultura e civiltà cinese incarnato dal sistema di ideogrammi che fa del cinese letterario la lingua scritta esistente più longeva della storia umana. Questa identità cinese funge da collante non solo tra regioni con idiomi parlati nettamente diversi tra loro, ma anche con le comunità di migranti cinesi nel mondo e particolarmente con quelle che vivono nei paesi del sudest asiatico, il Nányáng o “mare meridionale” che Pechino vede come propaggine naturale dello spazio geografico, culturale e politico cinese, suscitando le ansie delle potenze continentali rivali: India e Giappone.

Nell’inserto pubblicato alcuni giorni fa su il manifesto, Renata Pisu evidenzia il ruolo centrale del concetto di tiānxià. Nel (bellissimo) film Hero di Zhang Yimou, dopo un’ora e mezzo di pugnali volanti, acrobatici combattimenti di arti marziali, splendidi paesaggi ed effetti visivi, il concetto veniva tradotto in italiano nella scena finale con la formula “sotto un unico cielo”. Qín Shǐ Huángdì scopre il potere della scrittura e unifica tutti i regni del paese sotto un unico trono, proclamandosi imperatore (figlio del Cielo, immagine del maschile nella concezione taoista) e fondando ciò che gli storici ricordano come la dinastia Qin.

Il tiānxià rimanda sia all’idea del “nostro Paese” sia all’idea che la Terra sia la proiezione sotto l’unico Cielo, che l’imperatore (o il governante, non esclusi quello dei nostri tempi) abbia un mandato del Cielo che rende legittimo il suo potere, e che la Cina sia al centro di questo ordine del mondo. Ci sono molte declinazioni possibili di questa visione sinocentrica. Il segretario generale Xi Jinping propone di interpretarlo come un approccio multilaterale in tema di relazioni internazionali che riconosca il ruolo e l’obiettivo di grandezza della Cina riassunto nella formula “sogno cinese” (Zhōngguó Mèng) e riflesso nella visione grandiosa della “Nuova via della seta” (Belt and Road Initiative), che costituisce il più ampio piano cinese di proiezione in Asia e in Africa.

La Repubblica popolare celebra oggi un importante anniversario, non mancando di elementi per cui festeggiare, e invece glissando, come prevedibile, sugli aspetti problematici, tra cui l’ampiezza dell’apparato repressivo nei confronti dei focolai di dissenso. Per il prossimo decennio la sfida per la repubblica e per la sua classe dirigente sarà quella di comprendere se e come sarà sostenibile un sogno cinese che, negli ultimi due decenni, è stato reso possibile dall’ampliamento della classe media e dagli investimenti nella ricerca.

*Corso di laurea in Studi dell’Africa e dell’Asia, Università di Pavia

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.