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Dazi Usa, la Lombardia ora trema: “A rischio l’intero sistema produttivo”

Il presidente Fontana chiede l'intervento del presidente del Consiglio Conte e del governo per far valere i diritti delle aziende.

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I dazi americani ora fanno davvero paura: secondo una stima ammonteranno a sette miliardi e a tremare sono soprattutto le aziende del settore agroalimentare.

A nulla, in questo senso, sono servite le rassicurazioni del premier Conte che dal villaggio Coldiretti di Bologna ha annunciato che farà di tutto per difendere il made in Italy.

“Il Grana Padano, prodotto Dop più consumato del mondo e ambasciatore vincente della qualità lombarda a livello internazionale, è l’esempio concreto di come i dazi annunciati dall’Organizzazione mondiale del commercio metterebbero in seria difficoltà il sistema agricolo e agroalimentare della Lombardia, prima regione del Paese di questo comparto”: scrive Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, sulla sua pagina Facebook.

“Un settore che – aggiunge il governatore lombardo – come ho potuto constatare personalmente anche a Lodi all’evento ‘Le Forme del gusto’, è fatto di donne e uomini che lavorano con passione e professionalità garantendo prodotti d’eccellenza. Il premier Conte, dunque, almeno in questo caso non perda tempo e passi dalla politica degli annunci a quella delle azioni concrete. È questione di ore, il Governo italiano deve alzare la voce e far valere i diritti di decine di migliaia di nostre aziende che, senza alcuna colpa, rischiano di pagare pesantemente questa decisione”.

LA REAZIONE DEL SINDACATO
“Si allunga l’ombra della “spada di Damocle” anche sul sistema economico bergamasco per le ricadute pesanti che i dati regionali evidenziano negli ultimi periodi – dichiara Francesco Corna, segretario generale Cisl Bergamo -. La manifattura bergamasca dipende strettamente dall’export, ecco perché la crisi in Germania, ma anche l’ipotesi dei dazi commerciali che gli Stati Uniti vogliono imporre non possono lasciar dormire sonni tranquilli. Oltre all’industria siderurgica e meccanica, poi, preoccupa quanto possa comportare in termini negativi la svolta “protezionistica” di Trump per una provincia come la nostra, titolare di un numero record di etichette “Dop”, naturalmente vocate all’esportazione. L’Italia deve costruire alleanze che combattano il protezionismo: reciprocità e collaborazione internazionale hanno creato maggior benessere per tutti. Dobbiamo correggere le distorsioni del neoliberismo, e la strada non è il protezionismo, ma una maggiore collaborazione. Inoltre, serve una manovra economica che aumenti la spesa pubblica per investimenti e metta in campo finalmente la riduzione delle tasse sul lavoro per far ripartire sviluppo e consumi e contrastare il rallentamento”.

 

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