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Ad Astra: Brad Pitt ci porta nello spazio alla ricerca delle relazioni umane

Dopo la prestazione non convincente di “C’era una volta…a Hollywood” Brad Pitt riscatta la credibilità del suo personaggio con “Ad Astra”.

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Titolo: Ad Astra

Regia: James Gray

Attori: Brad Pitt, Tommy Lee Jones, Ruth Negga, John Ortiz, Liv Tyler, Donald Sutherland

Durata: 124 minuti

Giudizio: ****

Programmazione: UCI Cinemas Orio

In seguito a un divorzio piuttosto burrascoso, sembra che Brad Pitt sia tornato a pieno regime sui grandi schermi, per la gioia di tutti – ma forse più tutte – noi. Con lo sguardo languido e il labbro corrucciato, uno dei top sex symbols del cinema, che nel recente “C’era una volta…a Hollywood” non ci aveva convinto, riscatta la credibilità del suo personaggio con “Ad Astra”.

Allo stesso modo di “Gravity”, “Interstellar” e “First Man”, anche “Ad Astra” racconta del viaggio di un uomo ai confini dell’universo, alla ricerca di risposte che può trovare guardando molto più vicino, dentro di sé. Dunque, verrebbe da chiedersi, dopo aver già visto riflesse dentro a quell’oblò da astronauta le facce di Clooney, McConaughey e Gosling, perchè dovrebbe interessarci un altro film sullo spazio con l’ennesimo belloccio di Hollywood? Eppure, ne vale assolutamente la pena.

Il Maggiore McBride, interpretato appunto da Brad Pitt, ha seguito le orme di suo padre, il leggendario Clifford McBride, ed è diventato un astronauta pluridecorato. La sua fama lo precede: il suo battito cardiaco non va mai oltre gli 80. Mai. Ma quel battito, che gli ha garantito il successo professionale, è stato anche causa di un bruciante fallimento familiare.

Roy, per non farsi divorare dalla pressione psicologica del suo lavoro, è costretto a imporre su di sé un distacco affettivo, un inaridimento degli affetti, che ha portato la moglie, unica persona cara rimastagli, ad allontanarsi.

Ma l’inaffettività di Roy arriva da molto più lontano. Il padre Clifford, innamorato più dello spazio che della sua famiglia, è andato disperso anni prima durante una missione segreta, abbandonando moglie e figlio. Roy è cresciuto con un vuoto incolmabile dentro. Un buco nero, che ha risucchiato tutto ciò che c’era di buono.

Finché inaspettatamente, dopo 30 anni, si presenta l’occasione per pareggiare i conti. Da Nettuno giungono inspiegabili scariche elettriche che si pensa siano causate proprio dalla nave di suo padre, che potrebbe essere ancora vivo.

A Roy viene chiesto di mandare un messaggio interstellare per contattarlo. E dopo tanti anni, quel battito, che sembrava piatto, riprende vita. Aumenta, sempre di più, risvegliando istinti che hanno bisogno di trovare una soluzione.

Così Roy parte, direzione Nettuno, alla ricerca di quel padre che lo ha abbandonato, pronto a perdonarlo e a perdonarsi per aver permesso a se stesso di diventare come lui.

Film introspettivo, silenzioso, letteralmente, in cui il respiro di Brad detta il ritmo di tutta la pellicola. Lento, per forza di cose, e angosciante, da far sudare le mani. Quel “per aspera”, che mancherebbe al titolo per essere completo, viene reso alla perfezione nel corso del film. Impossibile, alla fine, non rilasciare un forte e sentito sospiro di sollievo.

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