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Fridays for future

Lo sciopero per il clima e le futili e sciocche critiche degli adulti

“Quando gli adulti si comportano da bambini è tempo per i bambini di fare gli adulti” dice il rapper J-Ax, riassumendo al meglio il motivo per cui questi ragazzi, al di là della quantità di shampoo che usano in doccia e dei polimeri contenuti nelle loro felpe, stanno protestando

Venerdì 27 settembre, per la 3ª volta da marzo, centinaia di migliaia di ragazzi di tutto il mondo sono scesi in piazza per il “Friday for Future”, una manifestazione pacifica di protesta e di sensibilizzazione per il cambiamento climatico, con l’obiettivo di attirare l’attenzione della classe politica.

Il tema in questione infatti, benché di primaria importanza per la sopravvivenza della nostra stessa specie, è stato a lungo tempo ignorato dalla maggior parte dei governi mondiali che, con le loro campagne di sfruttamento intensivo dell’ambiente, hanno portato interi ecosistemi sull’orlo del collasso (se non alla cancellazione vera e propria), facendo arrivare la nostra Terra a un punto di non ritorno, condannando così le generazioni future (che di futuro in realtà non hanno poi così tanto, visto e considerato che già a partire dal 2030 si stimano cambiamenti climatici irreversibili) a una destino ben poco roseo, per usare un eufemismo.

La causa è quindi delle più nobili, e lo diventa ancor di più se si pensa che tutta questa iniziativa è stata ideata e promossa da Greta Thunberg, una ragazzina svedese che, forse involontariamente, è diventata il simbolo della speranza di milioni di persone le quali, oggi come mai in precedenza, sentono finalmente di contare qualcosa e sono disposte a lottare per il loro futuro fino in fondo.

L’iniziativa, che di fatto consiste in scioperi di studenti di ogni età che si ritrovano in piazza per sfilare con musica e cartelloni colorati, ha raccolto il consenso di milioni di persone e l’appoggio di numerosi politici ma le critiche non si sono risparmiate, dimostrando che è vero che quando si decide di fare qualcosa si sarà contrastati da chi voleva fare lo stesso, chi voleva fare il contrario e chi non voleva fare nulla. Si va dal “eh ma è ovvio che lo fanno solo per saltare la scuola” allo “scommetto che allo sciopero sono andati con le auto inquinanti dei genitori”, passando per i sempreverdi “manifestano e poi hanno i vestiti di Zara” fino a “questi giovani sono un gregge di pecore”.

Sorvolando sulla futilità di tali affermazioni, tanto vuote quanto superficiali e fatte probabilmente in nome di un bisogno spasmodico di molti che, pur di allontanarsi dalla massa, vista a prescindere come bue ed ignorante, sarebbero disposti a dire e fare qualsiasi cosa, davvero siamo arrivati a questo punto? Davvero stiamo criticando dei ragazzi che lottano per il mondo che si ritroveranno in eredità? Davvero siamo così egoisti e ciechi da non capire che gli studenti stanno protestando per qualcosa che va al di là della semplice mattinata di spiegazioni in classe? Davvero siamo arrivati al punto di criticare una sedicenne, che tra l’altro nella sua breve vita è stata più influente di quanto nessuno di noi sarà mai, per volere un futuro migliore per lei e per chi le sta attorno?

O più semplicemente si ha paura che i millennials, tanto a lungo considerati piatti e fannulloni, possano veramente prendere in mano le redini del loro futuro?

“Quando gli adulti si comportano da bambini è tempo per i bambini di fare gli adulti” dice il rapper J-Ax, riassumendo al meglio il motivo per cui questi ragazzi, al di là della quantità di shampoo che usano in doccia e dei polimeri contenuti nelle loro felpe, stanno protestando, ovvero criticare pacificamente il menefreghismo della classe politica degli ultimi 50 anni, scendendo nelle piazze senza paura ed urlando a gran voce che, per una volta, i giovani ci sono e che non hanno alcuna intenzione di mollare, anche se qualcuno li critica.

Per molti saranno degli stupidi, degli illusi e degli idealisti, ma la verità è che sono solo dei sognatori senza paure e con obiettivi, ahivoi, molto concreti.

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