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Grazie Greta, con te noi giovani insieme per un ideale, non tutti ma… tanti

Quel che mi auguro è che, nonostante chi getta fango su quella che dovrebbe essere una nobile manifestazione, ci sia sempre qualcuno, anche solo uno studente in grado di diventare il mito di una generazione intera

Crescere, che fatica.

Quando ero piccola era il titolo di un noto programma tv per ragazzi che raccontava, nel classico stile dei “drama adolescenziali” ambientati nelle scuole americane, le gioie, i dolori, i passi importanti e le perdite della crescita. Allora la vedevo solo come una divertente serie tv che mostrava i quotidiani problemi giovanili, non capendo, però, in realtà, le sfumature di quella “fatica” e cosa si celasse in essa.

Con gli anni la si impara, la si vive e la si cerca di superare (succede sempre, nonostante i giorni che sembrano più neri): grazie agli amici, la famiglia, i primi amori e i primi miti. Generazione dopo generazione gli eroi degli anni della crescita cambiano, assumono volti e voci diverse, incarnando a squarciagola slogan (o, meglio, i moderni “hashtag”) al passo con i tempi.

E, con loro, cambiano anche i motivi per cui si decide di crescere insieme, unendosi per un’unica lotta: dal diritto allo studio all’emancipazione femminile, dai cortei per la pace e la fine di ogni guerra fino a quelli per la conquista legale di poter amare chi vogliamo.

Ora quella battaglia che unisce e fa crescere le nuove generazioni è colorata di verde e ha il volto di una ragazza svedese di 17 anni, Greta Thunberg. In un mondo in cui sembrava che niente potesse scuotere i più giovani tra la politica, le ingiustizie sociali, la mancanza di lavoro, la disparità tra i sessi e il bullismo (per dirne solo alcuni), il tema dell’ambiente sembra essere l’unico in grado di risvegliare degli animi sopiti, nati per essere ribelli.

Una forza sorprendente che pare inarrestabile e condivisa da tutti (nonostante alcuni oppositori che, purtroppo, ne fan sempre una questione di destra contro sinistra): forse perché tra i tanti motivi per cui ribellarsi l’ambiente pare essere l’unico per cui sentiamo di potere fare concretamente qualcosa? Forse perché serviva una coetanea per smuoverci tutti quanti? Una ragazzina che ha saputo dirgliene quattro all’ONU, senza paura.

Qualcosa di speciale deve pur avere (nonostante gli sfottò che cercano di distruggerla), e il terzo sciopero del clima “Fridays for future” lo ha dimostrato, mobilitando migliaia di giovani in tutta Italia scesi in piazza a manifestare per il clima e lo sviluppo sostenibile, costringendo gli adulti e i “grandi del mondo” a tenere gli occhi aperti su questa tematica e a prendere tutte le decisioni necessarie e possibili per costruire un futuro migliore. Bergamo non è stata da meno, contando 3mila studenti manifestanti per le proprie vie nella mattinata di venerdì 27 settembre.

A poco più di sei mesi di distanza dal primo corteo io mi ritrovo nuovamente a scrivere un articolo su questa colorata e agguerrita giornata, dopo averla vissuta in modo leggermente diverso. Se, infatti, durante il primo “Fridays for future” ero entusiasta tra le fila a manifestare, nel corso di quest’ultimo mi trovavo in Città Alta per lavoro e ho visto l’altra faccia della medaglia: quella dei giovani che, sì, oggi hanno scioperato solo per saltare scuola e che invece di portare avanti un’ideale ambientalista, hanno passato la mattina sulle Mura programmando il pranzo da McDonald’s (notoriamente una delle aziende più inquinanti nel mondo: http://www.puregreenmag.it/apertura/big-mac-compie-50-anni-il-suo-impatto-sullambiente/). Cominciando forse a capire i commenti pieni di cattiveria e astio pubblicati sui social dai leoni da tastiera che hanno accusato i ragazzi e le ragazze in piazza di aver deciso di scioperare solo per saltare scuola, di essere incoerenti e di manifestare solo perché era venerdì, perché “voglio vedere quanti di questi giovani c’erano se era domenica”.

Crescere, che fatica.

Sì, lo è davvero. Qualunque sia la generazione, è così per tutti, è difficile per tutti capire dove stia il bene e dove il male, quale sia la battaglia da perseguire e come fare per non farle perdere di significato e importanza, danneggiando così chi ci crede veramente. Forse è proprio questa la battaglia più grande: aiutare a far comprendere chi e cosa in questo mondo non è Inferno e farlo durare e dargli spazio (parafrasando Italo Calvino).

Che sia proprio Greta a riuscirci? Forse.

Quel che mi auguro è che, però, nonostante coloro che gettano fango su quella che dovrebbe essere una nobile manifestazione, ci sia sempre qualcuno, anche solo uno studente (magari proprio quello in fondo alla classe che aspetta solo di avere la sua occasione per cambiare il mondo) in grado di diventare il mito di una generazione intera, con nuove battaglie e ideali.

Quindi, ragazzi, manifestate e cambiatelo davvero questo mondo: perché nessuna rivoluzione è iniziata senza una persona che si è alzata in piedi contro tutto e tutti.

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