L’agricoltura può fare la differenza nel contrastare i cambiamenti climatici - BergamoNews

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Rischi e soluzioni

L’agricoltura può fare la differenza nel contrastare i cambiamenti climatici

Il legame tra quello che mangiamo, come usiamo il suolo e i cambiamenti climatici che stanno modificando le nostre vite è stretto, sono fattori diversi che si influenzano l’un l’altro

I cambiamenti del clima aumenteranno fame e migrazioni. A pagare le conseguenze del riscaldamento globale saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, con guerre e
migrazioni. Ma anche il Mediterraneo è ad alto rischio di desertificazione e incendi. A dare l’ennesimo allarme è l’Onu con il rapporto su “Cambiamenti climatici e territorio” dell’Ipcc, il
comitato scientifico dell’Onu sul clima.

Il 23 per cento delle emissioni di gas serra di origine umana proviene da agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo. Le emissioni sono prevalentemente dovute alla deforestazione, parzialmente
compensate da imboschimenti e rimboschimenti e da altri usi del suolo. Per fortuna però la biosfera terrestre assorbe quasi un terzo delle emissioni di anidride carbonica da combustibili
fossili e dall’industria grazie ai processi naturali. Un’attività che tuttavia è molto vulnerabile agli impatti dei cambiamenti climatici e alla pressione antropica.

Il rapporto dell’Ipcc evidenzia come una gestione sostenibile del territorio possa contribuire ad affrontare i cambiamenti climatici. Con un clima in evoluzione, oggi i terreni già in uso potrebbero sfamare il mondo e fornire biomassa per la produzione di energia rinnovabile, ma è necessaria un’azione tempestiva per la corretta gestione del suolo e di vasta portata in diverse aree, anche in un’ottica di conservazione e di ripristino degli ecosistemi e della biodiversità.

“La terra svolge un ruolo importante nel sistema climatico. Il mondo è nella posizione migliore per affrontare i cambiamenti climatici quando si concentra l’attenzione sulla sostenibilità”, ha detto Jim Skea uno degli autori dell’ultimo rapporto dell’Ipcc.

La terra stessa presenta un grande potenziale per contrastare la crisi climatica, ma solo attraverso un uso più sostenibile del territorio, la riduzione del consumo eccessivo e degli sprechi di cibo,
l’eliminazione della deforestazione e della combustione delle foreste, oltre che impedendo l’eccessivo raccolto di legna da ardere.

Il legame tra quello che mangiamo, come usiamo il suolo e i cambiamenti climatici che stanno modificando le nostre vite è stretto, sono fattori diversi che si influenzano l’un l’altro. Il riscaldamento globale che causa siccità, inondazioni e incendi sempre più frequenti anche nelle zone mediterranee, sarà nei prossimi anni un elemento sempre più importante con cui fare i conti per la nostra sopravvivenza, e la maniera con cui gestiamo il suolo e anche la nostra dieta avranno un ruolo centrale nel mitigarne gli effetti.

Anche con un riscaldamento globale che prevede un innalzamento di 1,5 gradi rispetto ai livelli pre-industriali (l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi sul clima del 2015), vengono considerati elevati i rischi da scarsità d’acqua, incendi, degrado del permafrost e instabilità nella produzione di cibo. Ma se la crisi climatica raggiungerà o supererà i 2 gradi, i rischi saranno molto più elevati.

La popolazione che resterà vittima di questi fenomeni crescerà all’aumento della temperatura. I migranti economici saranno sempre più migranti climatici.

© Photo by Moses Ceaser/CIFOR

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