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Quel Lilanga che mi fece innamorare da ragazza e adesso campeggia sul lettone - BergamoNews

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Quel Lilanga che mi fece innamorare da ragazza e adesso campeggia sul lettone

George Lilanga, poco conosciuto ma eccellente: tre dei suoi quadri partecipano alla vita di famiglia: "Senza nemmeno accorgersene, i miei figli li osservano da quando sono nati e li chiamano gli omini cololorati"

Adoro questo artista, assolutamente fuori mercato, fuori commercio, un pittore-scultore per pochi, ma io ho una storia da raccontare. Neo-laureata in Arte e Progetto alla Cattolica di Brescia, giovane dinamica e senza figli, sempre alla ricerca di novità, di entusiasmo, attivamente propensa ad andare per mostre, cinema, concerti, due libri letti a settimana, cene con amici, aperitivi… Quella quella ragazza, che allora conviveva col suo attuale marito, con un Weimaraner a seguito e mille progetti, si innamorò perdutamente di un artista sconosciuto, ma bravissimo: George Lilanga. E il suo allora fidanzato, cresciuto in una famiglia ben propensa all’Arte, si appassionòo insieme a lei di questo cromatico e tribale artista.

Io e lui. Abbiamo deciso allora di prendercela un’opera di Lilanga, investendo soldi che ci potevano servire per ben altro.

Contattiamo chi le possedeva, noleggiamo un furgone, raccattiamo delle coperte per il trasporto e andiamo a Urbino:  24 anni io, 23 lui. C’è chi va a Berlino per una rave party e c’è chi va a comprare un Lilanga. Allora meno costoso di adesso, e comunque che ci siamo fatti ben bene i conti in Excel, rinunciando ad altre spese. Lavorando entrambi.

Adesso la storia è radicalmente mutata, madre di due figli, di un altro cane, Lewis, un Levriero Whippet, economicamente più sicura, lo ammetto, sono sempre in giro per Judo, Danza, Nuoto, Sci, Scuola per i pargoli e se riesco e se posso vado al cinema: ovviamente da Tarantino sono passata ad Aladin. Aperitivi e cene con gli amici sono un lusso, piuttosto pizze con parco interno o feste di compleanno. La sera leggo, invece che guardare un telefilm, a volte dopo 4 pagine crollo, a volte riesco a leggere come una volta.

george lilanga

Ma… ho i miei Lilanga! Ogni volta che li guardo, proprio mi piacciono e mi ricordano i miei bei vecchi tempi. Poi penso che è ancora meglio dei vecchi tempi e loro sono ancora lì, uno dei tre appeso dietro il nostro lettone, dove i miei bambini hanno dormito, vomitato, pianto, mangiato al seno la loro dose notturna. Dove la domenica mattina entrano quatti quatti insieme a mamma e papà per fare le coccole e parlare. I miei quadri partecipano alla mia, alla nostra vita di famiglia. Senza nemmeno accorgersene, i miei figli li osservano da quando sono nati e li chiamano: “Gli omini colorati”. Perché sono di colore e perché sono circondati da colore!

Ai miei bambini non ho mai spiegato tutto di questo artista: li lascio assaporare le figure, li lascio coinvolgere da queste tele senza alcun tipo di lezionismo. Perché George Lilanga non è Picasso, perché nessuno glielo farà mai studiare a scuola, ma di per sé, solo osservandolo, è intuibile l’insegnamento artistico che ne deriva.

A voi posso dire che usava materiali rudimentali perché non aveva altro: tele scadenti, colori pure. Gli regalarono dopo anni, relativamente apprezzato a livello internazionale, pennelli, tele e tempere di qualità. Per lui un super lusso.

george lilanga

Cresciuto e nato in Tanzania nel 1934, è più che comprensibile valutare le sue difficoltà di artista.

È talmente apprezzabile che io sono riuscita a conoscerlo, perché si sa, centinaia di eccellenti artisti non hanno i mezzi o la fortuna di essere riconosciuti e meritatamente valutati.

Chiaro che sono assolutamente di parte ma non credo che queste immagini non vi colpiscano. Tutti ad andare a visitare le solite mostre nei soliti e famosissimi Musei: giusto, ovvio, così poi si può anche considerare altro, possiamo renderci conto e decidere da soli ciò che ci piace o ciò che non ci appartiene emotivamente.

Non tutta l’Arte che vediamo la riusciamo a comprendere, a volte non fa per noi. Lilanga fa per me e per la mia famiglia con la sua arte, dinamica e sincera, basata sulla sua quotidianità e sulle sue credenze, basata su un altro modo di vivere, di pensare, basata su un altro mondo, comunque più rappresentato e intuibile di una maschera tribale o altro tanto amato e pubblicizzato.

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