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Scomparso nel nulla 3 anni fa, chiesta l’archiviazione per il caso Garatti

Sullo sfondo un passato legato al traffico di droga. Nel giugno 2016 i carabinieri trovarono 1 milione e 200mila euro nel pollaio dei genitori

Era il 26 maggio 2016 quando Fabrizio Garatti, 45 anni, detto il “Biscio”, svanì nel nulla dopo aver salutato un amico in un bar di Costa Volpino. Nel suo piccolo fuoristrada, parcheggiato davanti alla farmacia di via Nazionale, c’erano ancora cellulare, documenti e portafoglio; ma di lui nessuna messaggio, nessun indizio, nessuna traccia. Tre anni, tre mesi e 20 giorni dopo quella misteriosa sparizione, il pubblico ministero Emanuele Marchisio ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’archiviazione del caso.

Cosa sia successo quella sera e perché – salvo nuove acquisizioni – è un interrogativo irrisolto. Anche se gli inquirenti, un’idea, l’hanno maturata da tempo.

Fin dall’alba delle indagini, ad esempio, la procura ha ritenuto altamente improbabile la pista dell’allontanamento volontario. Troppi gli elementi e gli indizi collegati a quel passato ricco di ombre, a quella “vita parallela” che il Garatti aveva condotto e che probabilmente – ne sono convinti gli inquirenti – conduceva al momento della sua sparizione.

Originario di Costa Volpino ma di casa a Gratacasolo di Pisogne, con la moglie e un figlio piccolo, nel 2009 era stato fermato a Solto Collina mentre trasportava in auto 50 chili di marijuana. Un quantitativo non indifferente, tant’è che proprio nel contesto del narcotraffico dell’alto Sebino si sono a lungo cercate le ragioni della sua improvvisa scomparsa. Si era anche pensato al sequestro di persona, ma dopo 15 mesi la procura di Bergamo aveva cambiato l’intestazione del fascicolo in omicidio. Una tesi, quest’ultima, che il pm definisce “verosimile”, avvalorata dalla totale assenza di segnali da parte sua: non una telefonata o un messaggio alla famiglia per rassicurare le persone care sul fatto che stesse bene.

L’ultima persona ad averlo visto, la sera del 26 maggio, era stato M.A., socio del Garatti a sua volta noto dell’ambiente dello spaccio (era finito in manette il 23 aprile 2007, ma non ci sono elementi per ritenerlo coinvolto nella scomparsa). Attraverso l’analisi dei tabulati, inoltre, è stato possibile verificare come prima della scomparsa il “Biscio” era solito frequentare altri personaggi avvezzi al traffico di stupefacenti. Nei 12 mesi prima di sparire era stato tre volte all’estero: nel marzo 2015 in Olanda, nell’ottobre dello stesso anno a Siviglia e nel febbraio 2016 a Barcellona, in compagnia di un soggetto tutt’altro che sconosciuto ai carabinieri. Soggiorni sempre molto brevi che, secondo gli inquirenti, difficilmente si prestavano a finalità turistiche.

Ai tanti misteri, inoltre, si è sempre affiancata una certezza. Quella che attorno a Garatti girassero parecchi soldi. Troppi, forse, per un impiegato edile nella ditta del cognato. Il 2 e 5 giugno 2016, durante le perquisizioni domiciliari nell’abitazione del padre Franco, i carabinieri avevano rinvenuto ingenti somme di denaro. Nel garage, in una cassaforte a muro occultata dietro una finta parete di legno, trovarono 265.800 euro in contanti; nel pollaio addirittura un milione e 200mila euro, suddivisi in 8 mazzette da 300 banconote da 500 euro, occultate in un vano protetto da una soletta in cemento armato spessa 15 centimetri.

Un tesoretto, oltre che dal traffico di stupefacenti, forse derivante anche da usura e false fatturazioni nel settore dei metalli (Garatti, da quanto è emerso, si dedicava con continuità al prestito di denaro a interessi usurari, come scritto dal giudice nell’ordinanza di confisca).

Chi indaga non ha mai avuto grossi dubbi sul fatto che quelle somme fossero di proprietà dello scomparso, nonché la prova che non avesse mai rescisso i legami con certi ambienti criminali. Una continuità pagata a caro prezzo? Una domanda, a tre anni e quattro mesi di distanza, ancora senza risposta.

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