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Impressioni di settembre: partiti smarriti e un Paese diventato un’arena

Auspichiamo che i partiti ritrovino lo spirito che da sempre avrebbe dovuto ispirarli: il bene della gente che va oltre il consenso personale, senza l'utilizzo di promesse impossibili da realizzare.

Era il lontano 1972 quando la PFM lanciò la poetica canzone “Impressioni di Settembre”. Ricordo con una certa nostalgia questo bel componimento in parole e musica e chiedo venia agli autori se lo prendo a spunto per iniziare la mia riflessione. Il testo dice ad un certo punto: ”No, cosa sono adesso non lo so/ sono come un uomo in cerca di se stesso./ No, cosa sono adesso non lo so/ sono solo il suono del mio passo…” Queste parole definiscono lo smarrimento dell’essere. La perdita di identità delle differenti componenti partitiche ha fatto sì che abbiano smarrito l’orizzonte. È sotto gli occhi di tutti, tifo a parte.

L’arena nella quale con scudi e armi di diverso genere i leader dei partiti lottano procurandosi ferite talora lievi, talora più gravi, ha scatenato le tifoserie che ignare delle vere finalità che i vertici dei partiti, tutti, elaborano, scaricano la loro rabbia sui moderni mezzi di comunicazione, utilizzando spesso linguaggi che se possono essere tollerati negli stadi, non possono e non devono connotare la competizione politica.

Scrivevo in un precedente articolo che ormai siamo alla guerra, scientificamente alimentata dagli atteggiamenti di alcuni leader politici e dal loro fraseggio che spesso produce e scatena, con i suoi messaggi talora subliminali, la rabbia della gente. Si evocano le piazze e si invocano adunate popolari per reclamare un diritto che non è mai stato violato e che viene esercitato dal capo dello stato, fedele al dettato costituzionale. Ognuno si improvvisa critico della costituzione traendo da questo testo sacro per ogni paese democratico, le interpretazioni più disparate e ovviamente, favorevoli ai suoi desideri. Sordi a qualsiasi richiamo a una corretta interpretazione del dettato costituzionale, coloro che han creato il problema, convinti di poter imporre la loro soluzione ed i loro tempi, gridano allo scippo della democrazia.

Questo modo di fare pone parecchi quesiti sulla direzione che alcune parti politiche, nella figura dei loro leader, stanno imboccando. Una scelta non è più giudicata aderente o meno al dettato costituzionale, ma viene letta, gridata e ricondotta alla volontà di chi ha acceso la miccia della bomba credendo che non esplodesse. E invece, il botto è arrivato e su quell’esplosione volontariamente provocata, non si può simulare stupore.

Se una persona inciampa in un ostacolo messo sul suo percorso da lei stessa, non può urlare che qualcun altro lo ha sgambettato. È per lo meno assurdo. Lo stesso Flavio Tosi che, vi assicuro, non è iscritto al PD o ai 5 Stelle, in un suo commento comparso su Facebook, asserisce che Matteo Salvini ha convocato le piazze per manifestare contro se stesso, perché è solo grazie alle sue scelte che questo governo, costituitosi come nuova maggioranza in Parlamento, ha soppiantato quello del quale egli stesso era un pilastro.

Certamente la mia critica a Salvini non va a diminuire la visione critica che ho dei Pentastellati, venuta alla luce non solo ora, ma datata da quando si sono affacciati al mondo della politica con i loro “vaffa”, quasi fosse quella parola la sintesi del messaggio programmatico che proponevano. E non comprendo ancora bene nemmeno come Luigi Di Maio abbia scalato le vette del movimento, riuscendo in pochissimo tempo a diventarne il leader assoluto, sostenuto in questo dai risultati di quell’ufo indecodificabile che è la piattaforma Rousseau.

Sta di fatto che dopo le dimissioni del governo, causate dalla sfiducia prima richiesta e poi ritirata nel caso si potesse ricucire lo strappo tra Lega e 5 Stelle, con offerte lusinghiere al loro leader Di Maio, da amico caro e lavoratore indefesso, il pentastellato onnisciente è diventato il traditore, il nemico pubblico così come, nell’immaginario della Lega lo è Giuseppe Conte.

C’è da dire che non tutti in Lega sono d’accordo con Salvini. C’è gente che la vede un po’ diversamente e ammette che qualche critica su certi modi di fare e di presentarsi non configuri il reato di lesa maestà. Ma la massa urla e rumoreggia scandendo sinistre minacce che si leggono spesso anche sui social, amplificatori della rabbia del Capitano.

Certo, in un regime democratico, sentire che un politico chiede i pieni poteri fa un po’ rabbrividire. Sentire un leader che ha smontato leggi altrui minacciare con parole non certo evocatrici di confronto leale e democratico che qualora si smontasse la sua quota 100, “ dal palazzo del governo nessuno uscirà, perché terrà tutti lì dentro giorno e notte” ci riporta parecchio indietro nel tempo.

Ero quasi certo che taluni crinali non si potessero più imboccare, perché lontani nel tempo e perché il tanto contestato passato recente, non senza errori, ci ha portato comunque un benessere diffuso incontestabile e la libertà di stampa e di espressione. Devo constatare con amarezza che tante, troppe persone hanno confuso la libertà di espressione e di stampa con la libertà di pubblicazione di volgarità ed insulti e con il confezionamento di fake news. Oggi Facebook e altri social, grazie ad immagini pre-confezionate, sono carichi di escrementi più di una cloaca. Non riesco ad abituarmi a queste immagini e vorrei comprendere qual è il disagio che si cela sotto la copertura di queste figure.

Vorrei da ultimo tornare sulle accuse di tradimento scagliate contro coloro che avevano affermato che non si sarebbero mai alleati con il PD o con i 5 stelle. Talora lanciare accuse può dare l’effetto boomerang. Di Maio e Salvini hanno in più occasioni affermato, davanti a telecamere e in interviste radiofoniche che non si sarebbero mai alleati gli uni con gli altri. Lo stesso Matteo Renzi in più di un’occasione ebbe a dire che l’alleanza con i 5 stelle non era immaginabile.

Poi, tutti gli attori han cambiato copione. Sia la Lega che i 5 stelle ed il PD in fasi successive, han deciso di sottoscrivere un contratto con coloro che demonizzavano o di cercare convergenze su programmi da attuare insieme. Fallito il contratto la sola forza che usa parole roboanti e offensive è rimasta la Lega che al grido di “poltronari” vorrebbe arrivare subito al voto. Ma quando Lega e 5 stelle hanno sottoscritto il contratto per andare al governo, roba che io paragono al contratto di vendita dell’anima al diavolo, per quali encomiabili fini l’han fatto se non per occupare posti di governo al fine di attuare i loro programmi? E come si può definire questo atteggiamento?

C’è da ricordare inoltre un dato innegabile. Quando avvenne la sottoscrizione di questo contratto di governo che secondo i firmatari sarebbe certamente durato fino a fine legislatura, la Lega aveva il 17% di consensi. È dopo questo infausto matrimonio che è iniziata la salita sensibile dei consensi della Lega. Consentitemi però di affermare che non vedo molto spirito di servizio alla nazione in una persona che vuol riaprire la stagione elettorale per “consolidare” il suo personale bottino.

Non è esente dalle stesse osservazioni critiche nemmeno il PD il cui segretario ha inizialmente tentennato fino a chiudere positivamente l’alleanza con i 5 stelle su spinta dell’evocatore dello spirito di Leopolda. Ora che, convinto il partito al matrimonio con i 5 stelle, Renzi si defila per creare un gruppo parlamentare (leggi partito) che risponda a lui e segua le sue direttive. La resurrezione di chi si dava per morto è iniziata prima della fine del mondo.

Per tornare al testo di “Impressioni di Settembre”, auspichiamo, come recita il finale della canzone, che ognuno ritrovi se stesso e che i partiti ritrovino lo spirito che da sempre avrebbe dovuto ispirarli: il bene della gente che va oltre il consenso personale, senza l’utilizzo di promesse impossibili da realizzare. Questi dovrebbero essere i requisiti fondamentali di tutta la classe politica, oltre la competenza che non è garantita solo da un titolo di studio. Per ora la nebbia persiste. Ma come la PFM attendiamo che “il sole tra la nebbia filtri già” e che il giorno, come sempre, finalmente nasca.

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