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Giallo del lago d’Iseo: il cadavere in auto è solidificato, difficile il riconoscimento

Gli esperti del Labanof di Milano dicono di non aver mai lavorato su una salma come quella rinvenuta all'interno della Ford Fiesta di Rosario Tilotta

C’è la possibilità che non si arrivi a dare un nome al cadavere rinvenuto all’interno della Ford Fiesta di Rosario Tilotta, recuperata a ottanta metri di profondità nelle acque del lago d’Iseo a Tavernola Bergamasca. Gli esperti dell’istituto Labanof di Milano, guidati dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo, hanno riferito di non avere mai lavorato su una salma in quelle condizioni. La particolarità sta nel fatto che dopo 15 anni in fondo al Sebino, al freddo e con i sali minerali presenti, il corpo si è solidificato.

giallo tavernola

L’esame autoptico iniziato nei giorni scorsi si è rivelato così più complicato del previsto, tanto che al posto dei bisturi, considerata la durezza dei tessuti, è stato necessario utilizzare delle apposite seghe. Vista la complessità del lavoro, l’autopsia sarà eseguita in varie fasi e per l’esito ci vorrà molto tempo.

Una piccola sezione del cadavere è stata prelevata e inviata ai Ris di Parma, che devono cercare di estrarre il Dna per confrontarlo con quello del fratello di Tilotta, Diego, e capire se si tratta proprio di Rosario, scomparso da Scanzorosciate in circostanze misteriose 15 anni fa.

Nel frattempo i carabinieri del comando di Bergamo, guidati dal colonnello Paolo Storoni, stanno seguendo anche altre piste nel tentativo di dare un nome alla vittima. Sono stati sequestrati i documenti che l’allora 59enne presentò all’Inps per ottenere la pensione, che tra l’altro gli venne negata pochi giorni dopo la sparizione. L’obiettivo è capire se ci siano referti medici dai quali si possa arrivare a un particolare fisico di Tilotta, come l’impronta mandibolare, per compararla con quella della salma.

A causa delle condizioni del corpo, al momento non è ancora stato possibile capire se sono presenti tracce di violenza. Sulle cause del decesso restano quindi aperte tutte le piste: dall’omicidio, con il fascicolo a carico di ignoti aperto dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi, all’incidente, fino al gesto estremo.

L’ingegnere Paolo Panzeri, incaricato dalla Procura di analizzare gli interni e gli esterno della Fiesta, custodita in una carrozzerie di Costa Volpino, eseguirà anche una perizia cinematica e attraverso dei calcoli fisici potrebbe capire in che modo la vettura è finita fuori strada e poi nel lago.

Intanto la moglie di Tilotta, Elva Kurti, albanese oggi 44enne, attende una chiamata dagli inquirenti. La donna è pronta a spiegare cosa accadde quindici anni fa, quando con un mese di ritardo denunciò la scomparsa del marito alla stazione di Seriate, prima di andarsene dall’Italia e farsi viva nei giorni scorsi dal Montenegro.

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