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Esternalizzazioni Ubiss, sindacati: “resta la preoccupazione”, Ubi: “nessuna perdita di posti di lavoro”

Per quanto riguarda i rischi di future esternalizzazioni le relazioni fra Banca e organizzazioni sindacali dovranno cambiare.

Si è svolto nel pomeriggio di martedì 17 settembre a Bergamo l’incontro con i vertici di UBI alla presenza del Responsabile delle Risorse Umane del Gruppo Mario Napoli e del Responsabile delle relazioni sindacali Andrea Merenda, guidati dal Vice Direttore Generale di UBI Elvio Sonnino che, in apertura, ha dovuto riconoscere la grande partecipazione dei lavoratori alle manifestazioni del 13 settembre.

L’incontro è stato richiesto dalle organizzazioni sindacali (Fabi First-Cisl Fisac-Cgil Uilca-Uil Unisin) a seguito della delibera di esternalizzazione di alcune attività di UBISS alle società Accenture e BCube.

Le organizzazioni sindacali, dopo aver ribadito ai vertici aziendali tutta la loro contrarietà ai processi di esternalizzazione, hanno chiesto di rendere note le ragioni sottostanti che hanno portato UBI a questa delibera.

La posizione di Ubi Banca è chiara e si sintetizza così: le operazioni di trasferimento dei rami d’azienda non comportano alcuna perdita di posti di lavoro né modifiche significative delle condizioni di lavoro. Il Gruppo UBI conferma altresì la tradizione di relazioni industriali improntate al dialogo continuo e costruttivo, dando piena disponibilità a ricercare tutte le soluzioni che tengano conto anche delle esigenze del personale coinvolto.

La Banca ha evidenziato come il Piano Industriale del 2017 di acquisizione delle tre Bridge Banks, trimestralmente monitorato dalle istituzioni europee preposte, che l’hanno approvato a suo tempo insieme al Governo, fissa un numero massimo di Filiali e di Dipendenti del Gruppo a fine 2020.
Questo scenario ha portato UBI, dopo aver pre-pensionato circa 2.400 colleghi, a decidere di attivare ora questa infausta leva. A precisa domanda delle organizzazioni sindacali “possiamo escludere altre operazioni di esternalizzazione nell’annunciato aggiornamento del Piano Industriale?” la Banca ha risposto in modo chiaro che “in
questo momento non si può escludere nulla”.

Per quanto riguarda i rischi di future esternalizzazioni le relazioni fra Banca e organizzazioni sindacali dovranno cambiare.
Per evitare che l’azienda eluda l’impegno assunto di “gestire i processi di riduzione d’organico mediante soluzioni interne al Gruppo”, il percorso di realizzazione del Piano Industriale (ovviamente per ciò che riguarda il numero dei dipendenti sino al 31 dicembre 2020) dovrà sottostare al vaglio anche delle organizzazioni sindacali, oltre che delle istituzioni europee preposte.

La disponibilità dei massimi vertici aziendali a mantenere le tradizionali buone relazioni con i Rappresentanti delle Lavoratrici e dei Lavoratori, non potrà che tradursi in immediati fatti concreti. Con riferimento alla trattativa, che entrerà nel vivo da oggi, le sigle sindacali Fabi First-Cisl Fisac-Cgil Uilca-Uil Unisin hanno dichiarato con fermezza che ogni soluzione dovrà attuarsi nel solco del Contratto nazionale dei lavoratori oltre che dare le massime tutele economiche,
normative e occupazionali.

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