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“Nel ’90 con la Dinamo Caniggia-Evair, oggi Muriel-Zapata: ma il trascinatore è Gasp”

Giorgio Vitali, direttore sportivo dell'Atalanta dal 1989 al 1994, ricorda la coppia sudamericana che firmò la qualificazione contro i croati guidati da Boban ed esalta le qualità del tecnico piemontese: "Per me è il numero uno in Europa".

Caniggia ed Evair erano fortissimi, una coppia d’attaccanti come raramente se ne sono viste. Infatti quando Evair, preso dalla saudade, dopo tre anni ha voluto tornare in Brasile, l’Atalanta ha perso molto della sua forza. Ora ha trovato Zapata e quell’altro che è arrivato dalla Fiorentina, Muriel: bella coppia anche questa. Penso che l’Atalanta andrà avanti, anche se il suo vero trascinatore è un altro…”.

Così parla Giorgio Vitali, direttore sportivo dell’Atalanta dal 1989 al 1994: ha vissuto la prima avventura europea dei nerazzurri, una squadra che anche allora aveva ottimi giocatori, da Ferron a Stromberg. In realtà lo svedese assente nelle due sfide con la Dinamo per aver preso tre giornate di squalifica dopo la… battaglia di Mosca, l’anno prima con lo Spartak, espulso dall’arbitro svedese Karlsson.

Ma torniamo al 1990 e a quelle che, secondo Vitali, erano le due pedine fondamentali dell’Atalanta. Cioè il figlio del vento Caniggia, sul quale il diesse traccia una definizione colorita: “Quando trovava le difese un po’ alte, per lui era come mangiarsi un piatto di spaghetti. Li lasciava lì sul posto e se ne andava”. Caniggia, che sempre nel 1990 sarà protagonista ai Mondiali in Italia, “con l’Argentina aveva fatto gol al Brasile e poi tutti ricordano quello sull’uscita di Zenga, contro l’Italia”.

Non meno entusiasta, Vitali, di Evair: “Era un attaccante da grandissima squadra, non ce ne sono neanche oggi come lui. Ecco, magari un po’ simile a Dzeko, se guardiamo al lavoro che fa il bosniaco per la squadra e anche ai gol che realizza”.

Evair e Caniggia, insieme per due anni nell’attacco nerazzurro e anche quella volta furono loro a firmare la qualificazione dopo lo 0-0 dell’andata: Caniggia vola in area e viene steso. Rigore, che con una freddezza glaciale Evair trasforma, nonostante i tentativi del portiere di deconcentrarlo. Così l’Atalanta replica alla splendida punizione di Boban e passa il turno.

Torniamo a Vitali e a oggi. Perché quel “trascinatore” a cui si riferisce l’ex direttore sportivo nerazzurro è Gian Piero Gasperini. L’Atalanta ha un bel parco giocatori, però lui è il più grande, secondo me è il numero uno in Europa. Un maestro vero che insegna e capisce di calcio. Gasperini” continua Vitali “darebbe dei punti a tanti allenatori, vedo altre squadre e non riesco a guardarle per come giocano male. E allora molto meglio l’Atalanta, che sicuramente farà bene in Europa”.

C’è poi un risvolto…psicologico dietro ai meriti di Gasperini. Secondo Vitali, “la forza di Gasp è che i giocatori l’hanno capito e un po’ come quando allenava Sacchi, pensate se i giocatori non l’avessero seguito… Così l’Atalanta, la squadra è un tutt’uno col suo allenatore e lo segue, perché crede in quello che fa e che chiede, perché non possono essere i giocatori a comandare. La squadra gioca un buon calcio, ci sono diversi piedi buoni e grande merito va oltre all’allenatore a Percassi. Bravo soprattutto, il presidente, a confermare il mister anche quando, dopo le prime giornate tre anni fa, poteva essere a rischio”.

Vitali, anche 25 anni dopo, tiene un cuore nerazzurro, ancora di più se prova a guardare le altre squadre. “Signori, qui vediamo un calcio dinamico, spettacolare. Poi qualcuno va al Milan e succede che là si allenano la metà, per forza che poi si fanno male: il calcio dell’Atalanta ha una velocità diversa, i giocatori sono allenati bene. Se Gasp è simile a Sacchi? Per come sa gestire i giocatori sì, per la cultura del lavoro anche. Tanti giocatori all’inizio fanno fatica, però poi vediamo i risultati”.

Quindi? “Sono convinto” conclude Vitali “che anche con la Dinamo Zagabria l’Atalanta saprà fare il proprio gioco e continuare in Europa a essere bella e concreta. In bocca al lupo a Percassi e al mister: se lo merita”.

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