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Renzi lascia, il Pd di Bergamo: “Noi non ci dividiamo e non guardiamo indietro”

"La sua fuoriuscita è un errore, che genera disorientamento e anche un forte dispiacere: noi continuiamo a lavorare proiettati verso il futuro".

“A Bergamo siamo uniti”: è questa la posizione del Partito Democratico bergamasco in merito alla costituzione di un gruppo parlamentare fuori dal Pd, per bocca del segretario provinciale Davide Casati e di quello cittadino Federico Perdersoli.

“Uniti i democratici vincono, e la grande operazione di responsabilità e coraggio che ha portato alla formazione di un nuovo governo per l’Italia lo ha dimostrato – spiegano Casati e Pedersoli-. La fuoriuscita di Renzi dal Partito è un errore, che genera disorientamento e anche un forte dispiacere. Ma che non deve assolutamente mettere in discussione il progetto politico e di governo del PD che, nel 2007, nacque dall’esigenza di riunire le culture riformiste e democratiche per rispondere alle sfide del nuovo millennio: la lotta alle disuguaglianze, la crescita economica come volano di sviluppo sociale, la scuola, la formazione e la ricerca come terreni da coltivare con cura e, naturalmente, la dimensione europea”.

“Quel progetto – proseguono Casati e Pedersoli – oggi è una realtà solida e strutturata, prima di tutto sui territori, dove migliaia di persone in questi 12 anni hanno lavorato con passione per costruire un partito in grado di rispondere alle nuove esigenze dei cittadini. A Bergamo e in provincia la ricetta ha funzionato: il partito è forte e coeso, ben rappresentato dal sindaco Giorgio Gori, dai tanti altri amministratori e dagli istituzionali, con riconoscimenti di merito e valore”.

“Per questo ci sentiamo di dire con forza e serenità: noi non ci dividiamo – concludono Casati e Pedersoli – . Continueremo a lavorare così, proiettati verso il futuro, facendo tesoro e sintesi delle posizioni plurali, contrastando i sovranismi e il populismo dei nostri avversari politici, con lo sguardo rivolto all’Europa e i piedi ben saldi nei nostri Comuni, forti degli ideali e dei valori che ci accomunano. Non facciamo l’errore di guardare indietro, richiamandoci ad un passato che non c’è più. Questo, gli italiani, non lo capirebbero”.

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