BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“L’Atalanta nello stadio in cui iniziò la guerra dei Balcani: tifo caldo, orgoglio croato”

Gigi Riva, giornalista bergamasco editorialista de L'Espresso, è stato inviato di guerra nei Balcani: "Il 13 maggio 1990 in quello stadio i tifosi croati si scontrarono con quelli della Stella Rossa in un'anticipazione del conflitto"

Si scrive “Stadion Maksimir”, si legge “storia”: la prima trasferta dell’Atalanta nell’Europa dei grandissimi partirà da qui (18 settembre, ore 21), dove i confini tra calcio e politica sono talmente labili da farle sembrare due facce della stessa medaglia.

L’etimologia lo identifica come luogo di pace (la traduzione italiana del croato “mir”), ma muri e gradinate della casa della Dinamo Zagabria e della nazionale croata in realtà trasudano ricordi di guerra.

E in questo caso la metafora sportiva, per le epiche “battaglie” che si giocarono tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, non c’entra nulla: la guerra nei Balcani iniziò per davvero al Maksimir.

Se lo ricorda bene Gigi Riva, oggi editorialista de L’Espresso e in quegli anni inviato del Giorno: “Il 13 maggio del 1990 avrebbero dovuto scontrarsi la Dinamo Zagabria e la Stella Rossa – racconta – Dal punto di vista sportivo non aveva nulla da dire, i serbi avevano già vinto il campionato. Ma tutti gli attori in gioco capirono che quello era un nodo cruciale, simbolicamente, per la storia: da Franjo Tudjman, che aveva appena vinto le elezioni, a Željko Ražnatović, ovvero la ‘Tigre Arkan’, che quel giorno diede un assaggio di cosa sarebbe stata la guerra organizzando già giorni prima le spedizioni di migliaia di ultras della Stella Rossa. Sul piano politico invece aveva una grande importanza: aleggiava già l’ombra di una guerra che sarebbe diventata tale nel giro di un anno, con le formazioni paramilitari che reclutarono proprio nelle curve degli stadi i protagonisti dei successivi scontri etnici”.

Quella partita non si giocò mai: il Maksimir si trasformò in una bolgia, con le due tifoserie che invasero il campo per affrontarsi faccia a faccia.

Una diapositiva restituisce alla perfezione il significato di quella giornata: tra i pochi giocatori a rimanere in campo in quel putiferio ci fu Zvonimir Boban, poi idolo sulla sponda rossonera di Milano.

Il più giovane capitano della Dinamo Zagabria si ribellò al pestaggio di un ragazzino ad opera della polizia, colpendo un agente con una ginocchiata al volto.

Ecco di nuovo calcio e politica che si fondono, col Maksimir come teatro.

Un’eredità pesante che ancora oggi i “Bad Blue Boys” della Dinamo, la squadra che per eccellenza incarna quell’orgoglio croato, portano sulle spalle e rivendicano in una targa: “Ai sostenitori della squadra che su questo terreno iniziarono la guerra contro la Serbia il 13 maggio 1990”.

Oggi, per forza di cose, il clima è profondamente diverso, ma non per questo sarà meno ostile: “A livello ambientale definire i sostenitori croati ‘caldi’ è un eufemismo – continua Riva -. Giocano in uno stadio carico di storia, difendono i colori di una squadra per la quale hanno dato vita a una sollevazione popolare quando le si voleva cambiare il nome ‘Dinamo’, perchè considerato troppo socialista. La società ha grossi problemi, legati alle vicende giudiziarie dell’ex patron Zdravko Mamic. Non faticano a primeggiare in campionato, dove l’unico scoglio è l’Hajduk Spalato”.

Se per i tifosi non sarà semplice, di sicuro non sarà una passeggiata di salute per i giocatori: “È vero che il calcio croato ormai non produce più squadre di livello come negli anni ’80 ma bisogna fare attenzione al loro orgoglio e alla voglia dei loro giovani di mettersi in mostra. Le società formano giocatori per ‘esportarli’, quindi soprattutto nella vetrina europea danno sempre il massimo. Vedo e sento tanto entusiasmo in città: anche io sono tifoso e sulla carta poteva andare peggio ma mi pare eccessivo rispetto alle difficoltà reali che si incontreranno. Ma Gasperini lo sa e non permetterà a nessuno di rilassarsi”.

Zagabria città, però, per i tifosi potrebbe essere una piacevole sorpresa: “La capitale non porta i segni della guerra, che la toccò in un solo episodio, quando sulla città vecchia caddero due missili a scopo intimidatorio. Non ha mai subito il conflitto ed oggi, soprattutto nella sua parte alta, è davvero carina. Una chicca per chi vorrà godersi qualcosa di insolito: il mio consiglio, oltre alla chiesa di San Marco, è di visitare il ‘Museo delle relazioni interrotte’. È unico al mondo e raccoglie una serie di oggetti simbolici di legami amorosi che realmente sono stati spezzati, con tanto di spiegazione di cosa li rendesse speciali”.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.