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Salvini a Pontida: “Qui oggi c’è l’Italia che vincerà, a cominciare dalle Regioni”

"Se vorranno smontare il decreto sicurezza raccoglieremo 5 milioni di firme"

Matteo Salvini, fino a un mese fa vicepremier nel governo Conte primo, da 26 anni frequenta il pratone di Pontida e, annuncia domenica mattina al raduno  che probabilmente nessuno si aspettava di vivere all’opposizione: “Questa folla non l’ho mai vista”. E la folla è arrivata carica sotto lo slogan, legato appunto alla nuova posizione non governativa, “La forza di essere liberi”: qualcuno se la prende coi giornalisti con insulti e non solo.

Ma tutto si placa quando sul palco sale lui, l’osannato leader della Lega che, se ha innescato la crisi di Ferragosto, pure ha portato il Carroccio a espandersi in tutta la penisola e l’ha lanciato verso percentuali mai viste, almeno nei sondaggi.

Annunciato da uno speaker tutto bergamasco, Daniele Belotti, urlante come stadio e ultras insegnano, dopo i parlamentari italiani e quelli europei, i consiglieri e assessori e governatori leghisti delle regioni, i sindaci “verdi”, compreso quello di Pontida Guido Vanalli, alle 14 arriva Matteo Salvini.

“Non possono scappare all’infinito – attacca il Capitano – e qui con noi c’è l’Italia che vincerà. Col sorriso di chi sa di essere nel giusto. Questa è l’Italia che non chiede l’elemosina, ma un futuro di lavoro e libertà per i suoi figli”.

Parla anche in francese, rivolto a Macron e in tedesco per Merkel: “Questo è un popolo libero”. E attacca Giuseppe Conte, definito servitore di due padroni: “Nella foto con la Merkel, uno ha difeso il suo popolo, l’altro ha svenduto il suo popolo”.

Quindi invita alle aperture: “Andiamo oltre vecchie sigle e vecchi partiti: sindaci, liste civiche, proposte di legge, raccolte di firme, referendum. Il primo è di Giorgetti e Calderoli: chi vince governerà, per una legge elettorale moderna ed efficiente. E chiara. Nei prossimi mesi Umbria, Calabria, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Campania, Puglia, Liguria, Veneto, queste regioni voteranno. Vinceremo!”.

Poi tocca a Luigi Di Maio (ma non lo cita): “Non riesco a insultarlo, ma ora va col cappello in mano a chiedere un assessorato in Umbria al Pd”.

E contrappone Oriana Fallaci, da santificare, a Carola Rackete: “La signorina Carola mi ha denunciato. Non vedo l’ora di andare a processo e affrontarla a testa alta”. Quindi scomoda Enrico Berlinguer e Rosario Livatino, il giudice ragazzino ucciso dalla mafia nel 1994, e anche Enzo Ferrari.

Immigrati e decreto sicurezza ovviamente al centro dell’intervento: “Se vorranno smontarlo raccoglieremo 5 milioni di firme, perché… prima gli italiani”.

Ricorda la manifestazione del 19 ottobre a Milano: “Non importa se perderemo qualcuno, ma ci apriremo a tanti, tantissimi che la pensano come noi”.

Qui oggi abbiamo vinto! Perché gli italiani sono 60 milioni di persone perbene sino a prova contraria”, conclude.

E invita i bambini a salire sul palco: “Abbiamo il dovere di lasciargli una terra libera”. Tra loro Greta, una piccola di Bibbiano che il Capitano mostra al popolo del pratone.

 

 

 

 

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