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“Martin Eden” racconta la cultura come unica soluzione alla povertà

Il film ispirato all’omonimo romanzo dello scrittore americano Jack London

Titolo: Martin Eden
Regia: Pietro Marcello
Attori: Luca Marinelli, Jessica Cressy, Vincenzo Nemolato, Marco Leonardi, Denise Sardisco
Durata: 129 minuti
Giudizio: ***
Programmazione: Cinema Capitol

Luca MarinelliL'attore Luca Marinelli

Ispirato all’omonimo romanzo dello scrittore americano Jack London, il Martin Eden italiano (interpretato dall’affascinante Luca Marinelli) è un marinaio napoletano, figlio della strada e dei quartieri abbandonati alla povertà. Ed è proprio questa vita ad averlo reso scaltro, furbo, dotato di un’intelligenza sottile e di un’audacia che, un giorno, gli avrebbe cambiato la vita.

Una mattina, al porto, salva un ragazzo indifeso e gracilino da un pestaggio assicurato. Questo, in segno di riconoscenza, lo invita a casa sua per sdebitarsi con un pranzo. Si tratta di Arturo Orsini, figlio di una famiglia dell’alta società borghese.

Martin, spaesato e fuori luogo, non riesce a contenere la sua curiosità, mista ad eccitazione, nell’essere circondato da così tanta cultura. Libri, mappamondi, quadri, non fanno parte del suo pane quotidiano. Tuttavia, una cosa in particolare lo colpisce più delle altre: Elena, la sorella di Arturo.

Bellissima, nella sua semplicità, Elena lo strega con il suo accento francese e la sua smisurata erudizione. Per Martin è amore a prima vista. Ed è proprio la volontà di conquistarla ad accendere in lui il desiderio di istruirsi, per poter essere degno di lei.

Così, affamato di cultura e potendo contare sulla sua naturale e spiccata intelligenza, Martin inizia il suo percorso di erudizione leggendo voracemente. Legge di tutto. Legge sempre. E piano piano gli si apre un mondo, che lui capisce di essere in grado di raccontare attraverso la scrittura. Vuole diventare uno scrittore. Ma i suoi racconti non pagano le bollette e di certo Elena non si può permettere di sposare un poveraccio.

Così Martin perde l’amore di Elena e viene cacciato di casa dal cognato. Le difficoltà sono infinite, ma Martin è cocciuto e non si fa abbattere dai continui “rispedito al mittente”. Persiste nell’inseguire il suo sogno, finché un giorno, finalmente, uno dei suoi racconti ce la fa.

Da quel momento, la strada per il successo è tutta in discesa. Ma in discesa sono anche le sue convinzioni, morali e politiche; giù, sempre più verso il basso, fino ad arrivare a un punto di non ritorno, compimento del destino infame della sua anima dannata.

Un film molto intenso, ricco di passione e sensibilità. Una storia d’amore travagliata, vissuta con trasporto quasi disperato. Una storia di conquiste personali e di realizzazione nonostante le difficoltà.

Alle scene vere e proprie, si interpongono flash quasi onirici, a metà tra passato e presente, che rispecchiano per analogia lo stato d’animo di Martin. Su tutto, vige un filtro che trasporta lo spettatore in un passato non meglio identificato, a metà tra ‘800 e ‘900, che lascia affascinati.

Questa visione onirica, tuttavia, viene bruscamente interrotta, con forza dilaniante, da un momento decisamente politico, troppo politico, che spezza l’armonia della trama. Il politichese così pronunciato, purtroppo, compromette il coinvolgimento emotivo dello spettatore.

Tutto sommato, nonostante la pesantezza dell’intermezzo politico, che rovina la magia, si tratta di un film molto sensibile, molto sofferto, certamente non per tutti, ma che vale assolutamente la pena vedere.

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