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Naspi: chiarimenti sull’indennità per chi ha perso il lavoro

Chi ha diritto alla Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego

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Quando sentiamo parlare di NASPI non dobbiamo farci confondere, trattasi della Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l’Impiego, che ha sostituito l’Aspi – Mini Aspi e prima ancora la “vecchia” disoccupazione.

La NASPI è stata introdotta dal D. Lgs n. 22 del 4 marzo 2015 (“Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati”) in attuazione della Legge n. 183/2014.

I soggetti destinatari della NASPI sono i lavoratori disoccupati e perciò tutti i lavoratori privi di impiego che dichiarino la propria disponibilità allo svolgimento di una nuova attività lavorativa partecipando a misure di politica attiva organizzate dai servizi territorialmente competenti. Possono beneficiare della NASPI i lavoratori del settore privato (compresi apprendisti e dirigenti), mentre ne restano esclusi i dipendenti a tempo indeterminato del pubblico impiego e i lavoratori agricoli.

I requisiti per accedere all’indennità NASPI sono:

– il lavoratore deve aver perso involontariamente il proprio lavoro;

– il lavoratore deve trovarsi in stato di disoccupazione;

– il lavoratore deve poter far valere almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;

– il lavoratore deve poter far valere almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Nella perdita involontaria del lavoro non rientrano solamente i casi di licenziamento (compreso quello disciplinare), ma anche le dimissioni per giusta causa e specifici casi di risoluzione consensuale.

Il lavoratore si considera in “stato di disoccupazione” quando è in possesso della DID (dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro) e, o non sta svolgendo alcuna attività lavorativa subordinata/autonoma o percepisce un reddito di lavoro dipendente/autonomo corrispondente ad un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni fiscali previste dall’art.13 TUIR.

La NASPI viene corrisposta per un massimo di 24 mesi, la sua durata è commisurata ad un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi 4 anni.

La misura della NASPI è pari al 75% della retribuzione mensile (se questa è pari o inferiore a 1.221,44 euro) o, qualora la retribuzione sia superiore a tale limite, è pari al 75% di 1.221,44 euro più il 25% della retribuzione eccedente. Il limite massimo di indennità NASPI erogata mensilmente è di 1.314, 30 euro. Inoltre, la NASPI viene erogata in misura piena per i primi tre mesi e dal quarto mese in avanti subisce una riduzione nella misura del 3% mensile.

Trattandosi di un’indennità che sostituisce la retribuzione, l’indennità NASPI subisce imposizione fiscale come reddito di lavoro dipendente.

Sono previsti casi in cui si decade dalla percezione dell’indennità NASPI, come la perdita dello stato di disoccupato, un nuovo impiego con durata superiore a sei mesi, l’inizio di un’attività autonoma, il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento, come anche la mancata accettazione di un’offerta di lavoro.

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