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Il testamento politico di Roberto Bruni: “Cambiare con saggezza”

Un ritratto dell’avvocato a più mani. Pubblichiamo i testi integrali degli interventi alla commemorazione del sindaco socialista

Elena Carnevali ai funerali di BruniL'intervento di Elena Carnevali

CARNEVALI: “UN MAESTRO CHE SAPEVA ASCOLTARE, ANCORATO A IDEALI DI LIBERTA’ E GIUSTIZIA SOCIALE

“Il tributo dei tanti cittadini, amichi e collegi di questi giorni è la testimonianza più vera di quanto Roberto abbia lasciato un segno nella storia della nostra città e delle persone incontrate nella sua vita. Forse non ne aveva la piena consapevolezza di come fosse stimato ed amato, come avvocato, politico, amministratore e Sindaco. Come uomo.

La politica come passione ed impegno, ancorata agli ideali di libertà e giustizia sociale del socialismo democratico, nel Partito Democratico come elettore poi e come iscritto nel 2018 , in mezzo la ‘svolta civica’ come spinta innovatrice di partecipazione politica e sociale, il costante impegno civico e culturale.

Non amava né la retorica, né la ridondanza: l’essenzialità stava nella ricerca accurata, puntuale quanto spontanea delle parole. Roberto non sapeva udire, sapeva ascoltare. C’è una bella differenza. Capace di fidarsi dei suoi collaboratori, di valorizzarli, lasciava briglie sciolte senza mai tralasciare la sua vigilanza affinché si realizzasse il progetto amministrativo.

Analitico, arrivava subito al punto, con il suo stile garbato, la determinazione senza l’aggressività dei tempi moderni, l’abilità giuridica che lo portava ad una scrupolosa attenzione degli atti amministrativi, la finezza di pensiero, usando pochi appunti quasi stenografati – che poteva leggere solo lui – affrontava il dibattito politico con linearità, competenza e autorevolezza. Un’autorevolezza naturale ma capace di far stare a proprio agio chiunque.

I nostri 16 anni di amicizia solida e più intima col tempo, iniziano attraverso il tramite di Paolo Crivelli, e questo legame cresce con l’esperienza da assessore io e lui sindaco della città. Poi insieme all’opposizione: lui da capogruppo della sua lista ed io per il Partito Democratico.

Quella campagna elettorale del 2004 fu una sorpresa – anche per lui . Siamo stati precursori di una sorta di primarie Un tridente tra le liste dei DS, Margherita, Verdi, Comunisti Italiani , Rifondazione, l’Aratro e la sua lista e la regia non occulta di Paolo Crivelli, mentre io ero segretaria cittadina dei democratici di sinistra. Nessuno dimenticherà lo stordimento di felicità stampato sul viso di Roberto per quella vittoria.

Ai tempi in cui i social non esistevano, avevamo visto crescere l’entusiasmo per il nostro progetto politico, la creatività delle liste e movimenti- il gruppo dei Cento- che lo sostenevano, la partecipazione attiva di tanti cittadini, guidati da quel motto che pienamente lo rappresentava ‘Cambiare con saggezza’.

Della sua saggezza avevamo bisogno e tutti noi ne abbiamo giustamente attinto. Cosciente che questa città con i suoi tratti conservatori non era avulsa al cambiamento e alla modernità. Non era un rivoluzionario, il cambiamento lo voleva raggiungere con il garbo e lo stile che gli erano propri, convinto che passasse attraverso tre assi privilegiati: l’impegno nella cultura, come tratto identitario per Bergamo e la valorizzazione del patrimonio artistico e la stagione dei grandi restauri; il completamento urbanistico con il passaggio dal Piano regolatore al PGT e le sue innovazioni; l’investimento sulle persone e sulla comunità già segnata dalla crisi, dal mutamento demografico e dalla rarefazione delle relazioni.

La tangibilità del lavoro e dei progetti amministrativi ha segnato anche l’azione dei suoi successori: il Teatro sociale, l’Accademia Carrara, il centro diurno al Villaggio Sposi,l’Agenzia della casa, la comunità alloggio per disabili a Redona, il Fondo Famiglia e Lavoro con la Mia, Caritas e Banca Popolare, consegnato alla città il 1° aprile 2009, nel giorno del suo compleanno, lo Spazio Polaresco per i giovani, il sottoposso ferroviario , la Green way e tanto altro ancora.

Non fu un percorso semplice per le tante anime che componevano la maggioranza ma Roberto era dotato di una pazienza infinita e di una sapiente abilità di mediazione politica, a cui sapeva deciderne il confine. Al netto di qualche errore, quel disegno strategico non fu un’ambizione illuministica ed tempo è galantuomo, a volte purtroppo tardivamente.

Roberto impersonava la sintesi della sua formazione culturale, politica e morale: decisiva fu l’educazione familiare. La tradizione liberale del nonno Luigi, quella socialista e riformista del padre Eugenio e la ferita dello zio Roberto morto a Dachau, ferita sempre aperta nella sua vita quotidiana. Una formazione ancorata alle radici della Costituzione e ad uno spirito di convinto garantismo e del diritto: tutto ha contribuito a fare di lui una figura fortemente segnata da una cultura antifascista, laica, impegnata nella difesa della libertà e del costume civile, della moralità pubblica.

Questi sono stati i valori che lo hanno impegnato per tutta la vita, dentro e fuori gli spazi delle amministrazioni pubbliche. Non incline alla deferenza ed all’unzione alle idee che detestava: la violenza, la volgarità ed ogni forma passata e presente di fascismo, non solo politico ma anche morale.

Un galantuomo, ironico e tagliente all’occorrenza, dotato di un’umanità profonda, di integrità morale e di una sensibilità sopraffine che si celava dietro la sua timidezza e quel sorriso con cui sapeva conquistare. La sua curiosità e attenzione per l’essere umano senza distinzione di censo, razza e religione, opinioni politiche. Per lui gli ultimi valevano quando i primi.

La scelta dell’ingresso per ‘insediamento’ del nuovo vescovo Francesco Beschi con il saluto a Palazzo Frizzoni non fu solo gesto di cortesia istituzionale ma un riconoscimento del sentimento che permeava nella città e del ruolo della diocesi bergamasca. Ricordo ancora le sue fine riflessioni in quel dialogo straordinario tra laici e cattolici organizzato da Molte Fedi dal titolo “La bellezza e l’inquietudine delle fede” con Enzo Bianchi e Giuliano Amato.

Un riformista e progressista, che non temette di impegnarsi per la difficile campagna sul referendum Costituzionale, referendum che ha diviso anche la sinistra, ma sempre con il suo rigore e rettitudine lui c’era. Iscriversi al Partito democratico fu una scelta meditata che avvenne dopo 9 anni dalla nascita del partito e Roberto, non a caso, lo fece nel momento più difficile. Avrebbe voluto esserci anche pochi giorni fa alla direzione provinciale in cui si discuteva dell’approdo al governo. Ne abbiamo parlato a lungo, ne vedeva i rischi e la necessaria opportunità per il Paese.

In questi giorni di smarrimento per la perdita di Roberto, ho pensato che si chiude un ciclo politico, uno stile nel fare politica. Il 31 ottobre dello scorso anno, quando salutò qui per l’ultima volta l’inseparabile amico comune Paolo Crivelli, ricordò i ‘valori che lo accumunavano’ e ‘quel suo modo di fare politica come dovrebbe essere e non come si è ridotta’. Non era un amarcord nostalgico dei tempi passati. Roberto guardava con lo stessa indignazione ed incredulità l’evoluzione che è avvenuta, contrastandola con quel suo modo gentile e con il suo stile , non solo perché sperava in una reminiscenza, ma per contribuire con la sua inflessibilità per cambiare. Allora ci esortò dicendo “per chi ha ancora del filo da tessere deve sforzarsi di tornare a quel modo di fare politica, sarebbe il miglior omaggio alle memoria di Paolo e all’insegnamento che ci ha lasciato”.

Roberto parlava anche di sé, consapevole della sua lotta contro la malattia.

È il suo lascito, il suo testamento politico ed umano. La sua storia resterà un ricordo imperituro nella memoria della nostra città.

Cara Maria Teresa, sposa tanta amata da Roberto, care Baby e Chicca di cui era fortemente orgoglioso, i nipoti che avrebbe voluto veder crescere e familiari, il pensiero più affettuoso è per voi, per il modo composto con il quale ci avete concesso di condividere la sofferenza del distacco, nella speranza che la presenza tenera e premurosa dei tanti venuti in questi giorni ad omaggiare Roberto possa lenire il dolore inconsolabile.

Avete avuto la fortuna di godere di un uomo straordinario ed unico, io ho avuto il privilegio di averlo come amico, maestro e – permettetemi – un po’ padre adottivo. Ora, il testamento politico e morale che ci ha consegnato non sia solo memoria ma costante testimonianza”.

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